Home Attualità Non molliamo sulla Diga Perfigli. Coraggio e intelligenza per continuare la battaglia. Non tutto è perduto se il Tigullio resta unito e dimostra a Genova che non è una colonia

Non molliamo sulla Diga Perfigli. Coraggio e intelligenza per continuare la battaglia. Non tutto è perduto se il Tigullio resta unito e dimostra a Genova che non è una colonia

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

Siamo alle ruspe.

Nonostante la chiara espressione di tutti i Comuni della Piana di recesso dall’accordo di programma del 2013, e l’avvio di una procedura della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali per l’ipotesi di un vincolo paesistico, la Città Metropolitana ha voluto forzare la mano a Ferragosto dando immediata attuazione alla determina dirigenziale con la quale si disponeva la realizzazione dell’obbrobrio della Diga Perfigli nel tratto Ponte della Maddalena-Foce.

La tesi che non condividiamo è quella contenuta nellae lettera indirizzata al sindaco di Lavagna Gian Alberto Mangiante dal Presidente della Regione Giovanni Toti, in cui sostiene che:

  • Effettivamente l’accordo di programma del 2013 non ha alcuna validità perché, come sempre sostenuto da molti, mancante di alcuni elementi essenziali, quali la firma del Presidente della Regione e la pubblicazione sul Bollettino della Regione Liguria;
  • Ma comunque l’accordo di programma non c’entra niente con i lavori della Diga Perfigli, che sono stati disposti autonomamente dalla Città Metropolitana sulla base di suoi autonomi poteri e che quindi vanno realizzati senza indugi.

Non condividiamo questa tesi perché se si leggono bene le carte l’accordo di programma è atto preliminare e propedeutico alla realizzazione della Diga Perfigli, e se questo cade non ha alcun senso procedere con la realizzazione.

In realtà anche questa ultima lettera di Toti si allinea e conferma l’impostazione data fin dall’inizio da Bucci, e che Toti condivide in pieno. Secondo questa impostazione, per un rigido principio di autotutela degli Amministratori e dei loro funzionari, nessuno si vuole prendere la responsabilità di interrompere una pratica già deliberata e finanziata e riguardante un tema delicatissimo come il rischio idrogeologico.

Che senso ha, se non risponde a una preoccupazione estrema di autotutela, la posizione del Presidente della Regione, il quale nella missiva di cui sopra, dopo aver dichiarato la Regione totalmente incompetente in materia, intima lo stesso al sindaco di Lavagna “a procedere alla realizzazione di tale intervento indispensabile e indifferibile”?

Toti senza dirlo ragiona così: a scanso di equivoci se un magistrato mi chiama io faccio vedere che pur senza competenza alcuna in materia ho ribadito al Sindaco di Lavagna che la Diga Perfigli va realizzata senza indugio perché è un’opera indispensabile e indifferibile.

Dopo i casi della Vincenzi, finito male con una dura condanna a 6 anni di reclusione, e quello della Paita, finito bene con un’assoluzione sia pure dopo la sofferenza di un processo, nessuno vuole rischiare la galera per la Diga Perfigli. Questo è purtroppo il nodo inestricabile della vicenda.

Il merito, invece, al di fuori di noi abitanti della Piana dell’Entella, non sembra interessare minimamente ai decisori sull’argomento, primo fra tutti Bucci, per i quali di fronte al rischio di responsabilità penali la difesa del meraviglioso ambiente orticolo-fluviale è considerato una vaga aspirazione dei soliti ambientalisti.

Nella vicenda ci sono stati certamente errori dei Comuni della Piana e dell’opinione pubblica, fatta eccezione per qualche associazione ambientalista; errori di ritardo nella percezione e nella comprensione del disastro che si stava decidendo. Un’impostazione vecchia e superata, laddove l’Europa ormai esige che prima di argini, protezioni e muri vari lungo il corso dei fiumi si debbano cercare soluzioni naturali e soft, compresa l’assunzione di un rischio calcolato di alluvione che in una piana così estesa è in grado di scaricarsi dolcemente e senza troppi pericoli per gli umani.

Ma come si ripete il cortocircuito è quello con la magistratura, i cui eccessi spesso e volentieri inducono le amministrazioni pubbliche a non fare niente per non assumersi responsabilità.

Inoltre ancora una volta si manifesta il fallimento dell’Area Metropolitana; si ripresenta l’evidenza che il Tigullio lì dentro non conta niente e che non può sentirsi rappresentato da un’Assemblea a maggioranza numerica genovese e il cui Sindaco non è eletto dagli abitanti del Tigullio, i quali sono per lui l’ultima preoccupazione. Conoscete qualche iniziativa o politica di sviluppo per il nostro territorio assunta dall’Area Metropolitana genovese? Noi no.

Ci definiscono, prendendoci anche un po’ in giro, irredentisti del Tigullio. Lo siamo fino in fondo e con orgoglio sulla base di dati di fatto difficili da confutare.

Ma su questa battaglia e lotta, perché gli irredentisti per ottenere la libertà devono combattere e lottare, torneremo nei prossimi numeri.

Oggi, tornando alla Piana dell’Entella, l’unica speranza è che la Soprintendenza riconosca il vincolo, non solo paesistico ma anche monumentale, sul ‘seggiun napoleonico’. C’è un caso, a poca distanza dall’Entella, in cui la Soprintendenza ha posto un vincolo monumentale su un uliveto urbano e sulle piane che lo sorreggono. Non si potrebbe fare lo stesso per il seggiun, che essendo un manufatto giustifica molto di più il vincolo monumentale che un uliveto?

Infine la speranza è nel coraggio del Sindaco di Lavagna.

Sindaco, darti consigli in un momento così difficile potrebbe essere presunzione, ma pensare a prendere un provvedimento contingibile ed urgente di sospensione dei lavori in attesa della pronuncia della Soprintendenza è così fuori dal mondo?

Stay tuned.

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