Home Approfondimento Banda larga di Internet: nei vari entroterra i lavori vanno avanti a rilento. E il ‘divario tecnologico’ diventa sempre più marcato e sempre meno gestibile

Banda larga di Internet: nei vari entroterra i lavori vanno avanti a rilento. E il ‘divario tecnologico’ diventa sempre più marcato e sempre meno gestibile

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

“Se si va avanti con questo ritmo, quando saranno terminati i lavori, la tecnologia della banda larga sarà già ampiamente superata”. Giuseppino Maschio, sindaco di Borzonasca e tra i principali referenti del progetto di valorizzazione e di rilancio delle cosiddette ‘Aree Interne’, che era stato lanciato ai tempi del Governo di Mario Monti dal ministro Fabrizio Barca e che ha iniziato a prendere corpo con i primi finanziamenti e i primi investimenti attraverso la Regione Liguria e la Città Metropolitana, allarga le braccia e appare fortemente sconsolato.

Perché alla voce tecnologia la sua vallata, ovvero la Valle Sturla, così come la Val Graveglia, la Val Trebbia, la Val d’Aveto e pure la Val Fontanabuona, sono fortemente indietro e scontano collegamenti Internet che sono ormai di due se non di tre generazioni indietro, rispetto ai comuni della costa e rispetto alle città principali e ai capoluoghi di provincia e di regione.

È il tema del cosiddetto ‘digital divide’, ovvero la disparità di condizioni, a livello tecnologico, tra i luoghi raggiunti dalla banda larga e quelli che sono fermi alla ‘vecchia’ Adsl, quando va bene. Sulle pagine di ‘Piazza Levante’ abbiamo trattato l’argomento più volte: ci siamo tornati in questo numero, speranzosi in un aggiornamento che purtroppo non c’è e quindi non può essere raccontato.

Al contrario, può essere raccontato l’enorme ritardo accumulato: un fatto grave perché è motivo di ulteriore spopolamento delle vallate e di ulteriore perdita di servizi, anche essenziali. Quando si parla di infrastrutture per gli entroterra, ormai se ne deve parlare in due direzioni: una è quella delle infrastrutture vere e proprie, ovvero della viabilità tradizionale, e quindi le strade (e qui, ad esempio, la storia infinita è rappresentata dal Tunnel della Fontanabuona); l’altra è quella delle infrastrutture digitali, e quindi una banda che sia il più larga e ‘comoda’ possibile e consenta ai byte di viaggiare alla migliore velocità.

Un discorso non esclude l’altro, perché ormai a livello economico, e pure sociale, sono pienamente concatenati. E se c’è un evento che ha fatto scoprire ancora di più la necessità per le vallate di uscire da un progressivo isolamento, sia di mobilità che tecnologico, è stata la pandemia: le ore di smart working e di didattica a distanza, ad esempio, la necessità di una sanità territoriale che impone adeguate condizioni viabilistiche, la sopravvivenza del tessuto industriale e imprenditoriale e tanto, tanto altro.

Durante il ‘lockdown’ di marzo e aprile 2020, ‘Piazza Levante’ ha proposto una serie di incontri nell’ambito del ciclo ‘Ripopolare i borghi’: sono emerse interessanti prospettive, ma poi tutto è rimasto sulla carta e nelle parole se è vero, come dice il sindaco Giuseppino Maschio, che “ad esempio per quanto riguarda la banda larga siamo completamente fermi. Ogni tanto viene aperto un buco, ogni tanto viene aperto un buco un po’ più in là. Ma nessuno, qui, ha ancora usufruito di un collegamento veloce a Internet, e temo che i tempi siano ancora molto lunghi”.

Solo che l’Internet veloce non interessa unicamente ai privati. Qui ci sono uffici e aziende: “Ci sono banche, ad esempio – prosegue Maschio – che hanno ormai un sistema operativo assai evoluto. Ma mentre questo ‘regge’ su una banda larga, fa grandissima fatica su altri tipi di linea: la conseguenza è che anche a livello operativo è tutto fortemente rallentato. Questo significa che o ci si adegua, o si rischia di vedere ulteriori chiusure”.

A Borzonasca sono attivi i tecnici della Site, una società che opera per conto di Open Fiber, che a sua volta fa passare i cavi della banda larga all’interno delle canaline di Enel, sin dove possibile. “Dove invece non è possibile, li passa utilizzando i cavi dell’alta tensione”, illustra il sindaco di Borzonasca, e questo lascia intendere come tutta la rete sia poi soggetta agli eventi atmosferici.

Altri comuni dove si muove qualcosa sono Mezzanego e Varese Ligure, poi niente altro. “Purtroppo non possiamo farci nulla – è l’analisi di Maschio – perché questi interventi non dipendono da noi, bensì dalla Regione Liguria. Si va avanti a singhiozzo, per quanto stiamo parlando di un progetto finanziato. I ritardi sono generalizzati: quando arriveremo in fondo, esisteranno già altre tecnologie e resteremo ancora una volta indietro. Si è andati avanti sulla costa, noi come al solito siamo rimasti dimenticati”.

Mentre Site traccia la cosiddetta ‘autostrada’, c’è poi il discorso degli allacci: nel senso che la banda larga passa sulle direttrici principali, ma per arrivare alle singole abitazioni occorre quindi l’impegno dei vari gestori telefonici. E qui si apre il secondo fronte: hanno interesse i gestori telefonici a investire risorse e tempo di fronte a pochi contratti, oppure prediligono zone dove gli allacci possono essere nettamente superiori? È chiaramente una domanda retorica…

Nell’entroterra parliamo di paesi e di abitazioni che, di fronte ad alcune manifestazioni di maltempo, sono rimasti, nei mesi scorsi, senza linea telefonica pure per una semplice telefonata a voce, e che non sono coperti da campo telefonico di tipo mobile. Ecco perché ha pienamente senso parlare di ‘digital divide’.

Intanto la società Open Fiber, contattata da ‘Piazza Levante’, fa sapere che “al momento stiamo operando su La Spezia, dopo aver quasi completamente cablato Genova. Per quanto riguarda il Tigullio, contiamo di arrivare a Chiavari e a Sestri Levante all’inizio del 2022. I ragionamenti sull’entroterra sono oggetto di approfondimento”.

In un articolo pubblicato nei mesi scorsi su ‘Piazza Levante’, e ancora oggi assolutamente attuale, Marco Lanata, Ceo di Virtual, società del Gruppo Duferco, ben spiegava la situazione: “Le vere connessioni in fibra ottica sono quelle in cui l’operatore porta un cavo in fibra direttamente all’interno dell’abitazione o dell’azienda. Si chiamano FTTH (Fiber-To-The-Home). Tali connessioni hanno due caratteristiche: primo, le velocità tra download e upload sono strutturalmente simmetriche; secondo, le velocità sono molto più alte. Le velocità tipiche sono 100/100 Mbps (download/upload), ma si raggiungono facilmente i 1.000/1.000 Mbps (cioè 1 Gbps). Va da sé che questa tecnologia è l’ideale per reti con molti utenti, come le aziende, per la videoconferenza, per lo smart working”.

Lanata analizzava la situazione della disponibilità di fibra (vera) nel Tigullio: “Scarsa, specialmente in confronto con altri territori. Gli operatori di telecomunicazione investono molto in fibra nelle zone densamente popolate (Milano, Torino, Genova, Roma) per ovvie ragioni di ritorno dell’investimento. Non si può chiedere ad aziende private di spendere senza la concreta speranza di rientrare del loro investimento. Lo stato, attraverso per esempio Open Fiber, si è impegnato a coprire i costi della posa della fibra, da rivendere poi agli operatori, nelle cosiddette zone a fallimento di mercato. Tuttavia questa politica, di per sé lodevole, si è scontrata con il pantano della burocrazia, dei tagli di bilancio e dei ritardi strutturali”.

Il risultato è a macchia di leopardo: “Un cittadino (o un’azienda) di Bolzaneto o di Pegli hanno accesso alla connettività in fibra a 1.000 Mbps simmetrici a prezzi modici, mentre a Chiavari, Sestri Levante o Rapallo non è possibile. O meglio, è possibile solo per quelle aziende che sono disponibili a pagare qualche migliaio di euro per pagare lo scavo dall’armadio (cabinet) al proprio ufficio (home). Quando verrà colmato questo gap? Potete consultare voi stessi la situazione prevista sul sito https://bandaultralarga.italia.it. Come si evince dai dati pubblicati sul sito, in alcuni comuni dell’entroterra i cantieri sono già aperti: Borzonasca, Mezzanego, Varese Ligure. Invece i comuni del litorale sono fermi o quasi”.

E, intanto, il ‘digital divide’ continua a mietere problemi: e più passa il tempo senza far nulla, più il divario si amplia. Più questo, anche questo, porta alla morte di intere vallate. Morte digitale e non.

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