Home editoriale Draghi e i vaccini: il lavoro, la scuola, i diritti e i doveri

Draghi e i vaccini: il lavoro, la scuola, i diritti e i doveri

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

“L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire… Sostanzialmente non ti vaccini, ti ammali e muori, non ti vaccini e non muori ma contagi gli altri che possono morire”. E ancora: “Senza vaccinazione si deve chiudere tutto, di nuovo, proprio in un momento in cui l’economia italiana è in forte ripresa e sta andando bene”.

Il Presidente del Consiglio Draghi, con la chiarezza che lo contraddistingue, nella sua ultima conferenza stampa ha delineato la posizione del suo Governo sulla questione vaccinale. Una posizione che parte da un principio essenziale: ‘La mia libertà finisce dove inizia quella degli altri’, e da un principio costituzionale (art.32) che tutela la salute dell’individuo e quella collettiva. Draghi inoltre ha dato un messaggio secco a quegli esponenti politici, in primis Salvini, che hanno detto minchiate sulla vaccinazione tipo “che sotto i quarant’anni non serve”.

La preoccupazione del Governo è che ci sono ancora troppi italiani che non si sono vaccinati, anche in fasce di età particolarmente a rischio. Ad esempio ci sono ancora circa due milioni di ultrasessantenni non vaccinati. Ciò permette al virus di continuare a circolare e di sviluppare nuove varianti con il rischio che di fronte a una nuova ondata pandemica in autunno si ricominci con le limitazioni forti alle libertà individuali e con nuovi gravi danni all’economia.

L’anno scorso l’estate è stata caratterizzata da comportamenti troppo aperti e inadeguati alla situazione pandemica ancora in atto (ve lo ricordate il cluster della Costa Smeralda e in particolare delle sue discoteche?) che hanno provocato in autunno una forte ripresa dei contagi. Quest’anno non si può buttar via l’estate non raggiungendo alti livelli di vaccinazione della popolazione.

Il problema non è più organizzativo o di disponibilità dei vaccini. La macchina messa a punto dal generale degli alpini Figliuolo funziona perfettamente, e da quando è arrivato le vaccinazioni giornaliere sono raddoppiate. I chiavaresi e gli altri cittadini del Tigullio che si sono vaccinati sia presso l’Auditorium sia presso le Caserme di Caperana hanno potuto toccare con mano l’efficienza, la professionalità e la gentilezza che caratterizzano quei centri come tanti altri in funzione nel Paese.

No, quest’anno il problema è di scelte e comportamenti individuali. Accanto alle posizioni da sempre no-vax, c’è una vasta area di indifferenza o scetticismo spesso caratterizzata da pensieri egoistici e opportunistici: si vaccinino gli altri, io sfrutto lo sforzo degli altri e non mi vaccino, tanto è lo stesso.

No, non è lo stesso. Lo sforzo collettivo è riuscire a vaccinare tutti quelli che non lo sono ancora convincendo gli incerti e gli scettici.

Innanzitutto bisogna farlo con il ragionamento e la pedagogia.

Da questo punto di vista la comunicazione e la sua qualità sono fondamentali. Bisogna comunicare bene e l’unico modo per comunicare bene su questo argomento è basarsi sui fatti e fidarsi della scienza. I fatti sono fatti, le emozioni e le opinioni sono un’altra cosa, come ha detto recentemente Angela Merkel.

E i fatti sono che oggi, dopo una campagna vaccinale che ha toccato più della metà degli italiani, la stragrande maggioranza dei ricoverati negli ospedali per Covid non sono dei vaccinati e che i morti sono in pratica tutti non vaccinati.

I numeri pubblicati dal Comitato Tecnico Scientifico sono questi: l’efficacia vaccinale contro l’ospedalizzazione è del 94,88%, sui ricoveri in terapia intensiva è oltre il 97%, sui decessi è del 96%. I dati europei e del Regno Unito ci dicono che la stragrande maggioranza di chi viene colpito non è vaccinato. L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato l’altro ieri i dati italiani, secondo i quali il 99% dei decessi interessa i non vaccinati.

D’altro canto questi risultati si erano già visti su personale medico e paramedico, tra i primi a ricevere la protezione vaccinale. In quella popolazione dopo la vaccinazione le morti erano praticamente cessate, nonostante prima dei vaccini la categoria fosse stata duramente colpita (in particolare quasi 400 medici e un centinaio di infermieri morti di Covid).

Negli Stati Uniti d’America ormai si dice che la pandemia riguarda i non vaccinati.

Oltre allo sforzo comunicativo e di persuasione sui risultati della scienza e sui valori di solidarietà e protezione collettiva, è giusto introdurre anche meccanismi incentivanti e disincentivanti volti a indurre a vaccinarsi gli indecisi, quelli che aspettano non si sa bene cosa.

Il ‘green pass’ fa parte di questi meccanismi. Per andare al ristorante e al bar al chiuso, in palestra, in piscina, ad eventi e competizioni sportive, a sagre e fiere, parchi tematici, congressi e concorsi, sale giochi eccetera dal 6 di agosto servirà il ‘green pass’, e quindi essere stati vaccinati almeno una volta, oppure essere guariti dal Covid almeno da 6 mesi o aver fatto un tampone 48 ore prima.

Chi non è vaccinato non potrà partecipare a queste attività che in definitiva rappresentano il ritorno alla normalità. Non ti vuoi vaccinare? Nessuno ti impone niente ma così facendo ti autocondanni all’isolamento.

Poi esistono due ambiti specifici: le imprese e la scuola, due ambiti di primaria importanza per la vita del Paese.

Partiamo dalla scuola. Ci sono ancora circa duecentomila insegnanti non vaccinati. Come è possibile riaprire a settembre con la didattica in presenza in una situazione del genere? I dati Invalsi hanno dimostrato il disastro e gli effetti socialmente e psicologicamente regressivi della didattica a distanza. Bisogna ritornare alla normalità ma questo non lo si può fare con insegnanti non vaccinati. Il rischio è che le scuole in questa situazione si trasformino in pericolosi cluster nei quali giovani infetti e asintomatici diventano la causa del contagio di genitori e nonni.

È evidente che bisogna imporre la vaccinazione agli insegnanti che finora non l’hanno ancora fatta. Occorre una legge specifica basata sull’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute pubblica.

Circolano bozze di un decreto in cui è previsto che le Amministrazioni dello Stato dovranno procedere, senza eccezione alcuna, ad avviare i provvedimenti di sospensione dal servizio del personale che rifiuti la vaccinazione per il Covid-19. Potrebbe prevedersi che per il personale sospeso lo stipendio venga ridotto al 50% e non venga più calcolata l’anzianità di servizio.

Duro? Sì certamente. Ma le scuole, gli ospedali, gli uffici pubblici non sono luoghi nei quali scherzare con la vita della gente.

Infine le imprese. Confindustria è stata attaccata da più parti per la sua proposta di introdurre sui luoghi di lavoro il ‘green pass’, con lo scopo di  ridurre al minimo il rischio di infettarsi e di evitare nuove chiusure delle attività produttive. In particolare i sindacati sono insorti accusando Confindustria di voler introdurre modalità discriminatorie e di controllo. Il presidente di Confindustria Bonomi ha risposto che nessuno vuole discriminare nessuno ma che nel quadro di regole attuale, e quindi con piena tutela della privacy e della libertà di scelta dei singoli, l’uso del ‘green pass’ proposto prevede tre criteri: il vaccino, l’immunità per aver contratto il Covid o il tampone. Confindustria non ha mai chiesto il vaccino obbligatorio per accedere al posto di lavoro e non ha mai parlato di applicazione unilaterale.

Ma qualcosa bisogna fare per tutelare la collettività dei lavoratori. Come devono comportarsi le imprese, tenuto conto che l’Inail considera il Covid un infortunio di cui l’azienda ha la responsabilità?

La sensazione che si ha, purtroppo, è che vi siano forze politiche e organizzazioni sindacali che sono contrarie al ‘green pass’ perché schiacciano l’occhio a quelle fasce di popolazione che sono scettiche nei confronti dei vaccini. Che tristezza!

Tieni duro Draghi, gli italiani con la testa sul collo sono tutti con te.

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