Home SportScherma Il chiavarese Giacomo Falcini coach della Nazionale di Scherma che parteciperà alle Olimpiadi di Tokyo: “Non ho mai smesso di crederci”

Il chiavarese Giacomo Falcini coach della Nazionale di Scherma che parteciperà alle Olimpiadi di Tokyo: “Non ho mai smesso di crederci”

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Andare alle Olimpiadi da maestro e non da scolaro. Alberto Razzetti, nuotatore di Sestri Levante, e Stefano Luongo, pallanuotista di Chiavari, non sono gli unici rappresentanti del Tigullio a Tokyo 2020 (che si disputa in questa estate 2021).

Dopo Maurizio Felugo, componente cardine della nazionale di pallanuoto maschile allenata da Sandro Campagna che a Londra 2012 sfiorò l’impresa delle imprese, piazzandosi seconda dietro la Croazia, la lista degli sportivi chiavaresi che si sono meritati una convocazione olimpica si allunga.

Il traguardo massimo per uno sportivo, qualunque sia l’età e qualunque sia la disciplina, è stato tagliato dal quarantenne Giacomo Falcini che è, cosa ancora più rara, un istruttore e non un praticante.

La convocazione come allenatore l’ha meritata con un lavoro serissimo negli anni molto apprezzato ai vertici della Federscherma. Il coach verdeblu è il figlio di Giovanni, presidente del comitato regionale scherma, uomo simbolo della società Chiavari Scherma. Giacomo fu giovanissimo campione di spada, ed è diventato precoce maestro della stessa. Da diversi anni inserito nello staff della spada femminile assoluta, venne notato dal Commissario Tecnico Sandro Cuomo, Falcini ha seguito le ragazze azzurre nelle gare di Coppa del mondo e nei Campionati mondiali, dove, grazie ai numerosi ottimi piazzamenti e anche ad alcune vittorie, hanno ottenuto la qualificazione al torneo a cinque cerchi.

Giacomo a vent’anni fu campione mondiale a squadre nella categoria Giovani, ha indossato la divisa azzurra più volte. Nel 2014 diventa istruttore delle nazionali giovanili, nel 2018 è promosso a collaboratore tecnico della squadra maggiore. In questa veste va ai campionati mondiali assoluti di Budapest dove il team rosa ottiene il bronzo. Nel 2019 la squadra strappa il biglietto per Tokyo: Giacomo prepara le valigie, sa che il c.t. Cuomo lo ha indicato tra gli allenatori da portare al seguito.

Invece scoppia la pandemia e il sogno si allontana di dodici mesi. “Io non ho smesso di crederci neppure per un attimo. E quando con un anno di ritardo il momento è arrivato, la soddisfazione è stata enorme”. È a Tokyo con i ragazzi e le ragazze della Spada e ci fa la cronaca di un’Olimpiade davvero diversa.

“Siamo arrivati in Giappone a Tokorozawa il 15 luglio per un ritiro di ambientamento e avvicinamento alle gare. Stavamo in una palazzina all’interno del campus universitario allestito dal Coni per noi della scherma e per le squadre di nuoto e atletica leggera (i team su quali puntiamo con decisione per il medagliere, ndr). Solo italiani sempre isolati, quindi in assoluta sicurezza, tamponi a tutti i giorni, un’autentica bolla, nessuna paura di contagiarsi e veder svanire il sogno”.

Pochi giorni fa è scattata la seconda fase. “Il 21 siamo entrati nel Villaggio Olimpico. Una sensazione strana, in un contrasto di sentimenti: la gioia per esserci mischiata alla paura di non farcela proprio ora che ci siamo. Un mix che ti consegna la consapevolezza di quanto questa sia una Olimpiade ‘strana’ a causa dell’evento che ha condizionato l’intero pianeta”.

Per fortuna c’è il duro lavoro quotidiano. “Io seguo le due squadre di Spada. Sabato 24 luglio iniziano i tornei individuali, il femminile subito, il giorno dopo i ragazzi. A seguire i tornei di squadra. Il 27 quello femminile, il maschile il 30 luglio. Sino al 20 gli atleti sono stati seguiti dai tecnici di staff, tra i quali c’è il sottoscritto, e quelli personali. Questi ultimi sono tornati in Italia il 21, mentre io e gli altri di staff siamo entrati con gli atleti dentro il Villaggio”.

Un ingresso con incognite. “Siamo mischiati agli altri sport e agli altri paesi, non si potrà mantenere la bolla. Si calcola che all’interno ci siano circa ventimila persone, impossibile continuare a isolarsi. Dovremo stare molto attenti quando si va a mensa e nei trasferimenti logistici”.

Diventare positivi vorrebbe dire, oltre alle preoccupazioni per la salute, gettare al vento quattro anni (minimo) di sacrifici. Giacomo tenta di analizzare lo stato d’animo alla vigilia della prova. “Non ho mai fatto un’esperienza olimpica. Per me è tutto nuovo e cerco di imparare, tento di migliorare giorno per giorno il mio modo di viverla. Allo stesso tempo sono attento alle esigenze del gruppo. La priorità è quella di ottimizzare la preparazione mantenendo alto il livello degli allenamenti”. E poi sarà finalmente pedana, ad incrociare le lame con gli avversari, bene attenti a parare i colpi in arrivo da ogni parte, anche dal nemico invisibile e subdolo. “Incrociamo le dita, siamo in dirittura di arrivo”.

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