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Ciccio e tutti gli altri: perché un cane è amore per sempre

da Alberto Bruzzone

Dedichiamo il pezzo dell’amico fraterno Michele Scandroglio a tutti i nostri lettori che non hanno mai conosciuto il dono dell’amicizia di un cane.

di MICHELE SCANDROGLIO

Ciccio era gentile ed elegante. Garbato, ma con carattere.

Ciccio non c’è più, o forse sì.

Aleggia la sua presenza. Sento il ticchettare delle sue unghiotte sul parquet. Vedo i suoi occhi dolci e profondi che mi guardano con amore. Ascolto il suo pigro russare prima di addormentarmi, però quando allungo la mano per carezzarlo non lo trovo ai piedi del letto. Forse non c’è più. Forse.

L’amore per Ciccio resisterà nel tempo senza sminuirsi. Col passare dei giorni il ricordo si trasformerà in sogno e il sogno in realtà. Già, perché quando sarà il mio momento, lui sarà al di là della porta e salterà di felicità come ha sempre fatto quando rientravo in casa.

Ciccio è stato il cagnetto di mio figlio Giuseppe, e poi per le solite ragioni di lavoro e di vita è diventato di entrambi anzi di tutti e tre. Perché la mia Manuela è stata la sua mamma, della quale un po’ si approfittava, ma insieme giocavano tanto e si divertivano un mondo. E lo ha accudito sempre con tanto amore.

Quando starnutivo… fragorosamente come mio solito, la cosa urtava terribilmente Ciccio, che si allontanava seccato rifugiandosi da lei! Sempre!

Ciccio era molto felice quando stavamo tutti insieme, aveva un senso della famiglia straordinario, sapeva che il suo vero papà, non oso dire padrone, era mio figlio (io ero il nonno) e mai una volta ha fallito, quando percepiva l’avvicinarsi di qualcuno di noi alla porta di casa.

Semplicemente guardava la porta con un particolare sorriso negli occhi che diceva: “Arriva Giuseppe” oppure “ecco, torna la mamma” e non era lo stesso sguardo.

Gli è sempre piaciuta Roma, Caput Mundi, e il 20 giugno, una domenica mattina assolata, se ne è andato. Forse un episodio ischemico, magari il cuore, forse l’età, aveva 14/15 anni (essendo un millerazze, e senza pedigree, l’età è sempre incerta).

Mentre lo tenevo in braccio, sul sedile, correndo in auto con Giuseppe per portarlo alla clinica veterinaria, mi ha guardato serenamente, ha sospirato profondamente e… con i suoi occhi profondi, un po’ velati, mi ha salutato.

Ciccio mi ha dato tanto e da lui ho imparato tanto, certo più di quanto io abbia dato a lui.

Viveva con gatto, Gattone, un altro randagio come lui, si sopportavano con affetto, come spesso accade. Talvolta Ciccio, un birbante sempre pronto a divertirsi, provava a giocare ma Gattone stava sulle sue. Quando mi coricavo Ciccio saliva sul letto e prontamente Gattone saltava su e si spiaggiava sul cuscino.

Una comica, un duetto, una piccola rivalsa, chissà… comunque un dialogo. Tra cane e gatto!

Da quando Ciccio non c’è più Gattone è sempre sul letto e aspetta. Miracoli della natura, sensibilità infinita del regno animale.

Ciccio era amato da tutti, commercianti, barman e pasticceri, a Roma: Sandri, Maria Ottica, Dubbini, Giammona, Midas, e per ultimo Angelo, dove veniva ad annusare gli odori degli inchiostri e della Lazio; a Rapallo: Eldolz ‘il primo’, Lai, il Milanese, Arcaplanet, Uno Bar, Motonautica ligure. Alcuni tenevano i biscottini, altri la ciotola dell’acqua fresca, per lui e per gli altri cagnolini. Ciccio non si faceva scrupoli, si affacciava alle loro porte e talvolta appoggiava le zampette sul bancone per sollecitare il ‘dovuto’. Tutti lo accarezzavano. La sera, alla passeggiata prima di dormire, quando ci si incontra sotto casa con gli altri cani e relativi accompagnatori, era un rito, una corsa ai complimenti reciproci, tra chi ama gli animali scatta un’empatia profonda. Una comunità anche questa, dei cani attorno all’isolato, che ha perso un amico, e quando oggi ci si incrocia, dai loro occhi qualche lacrima scorre commossa nel sapere che Ciccio non c’è più.

Molto amato Ciccio, era gentile ed elegante. Garbato ma con carattere.

Abbiamo ricevuto tante parole di conforto che ci hanno aiutato a sopportarne la perdita. E da queste pagine ringrazio in primis l’editore e grande amico Antonio Gozzi che pure ha ben conosciuto Ciccio, e quanti ci hanno manifestato il loro affetto in questo frangente.

Ciccio ora vive ‘virtualmente’ su Instagram @ciccioegattone.

Non ho mai amato i social, ma oggi mi ricredo, hanno un valore che va aldilà dell’impersonalità dei leoni da tastiera, della penosa rincorsa al complimento falso, leccato, ma affonda radici sane e profonde nell’umanità più sincera, almeno tra coloro che amano gli animali.

Ora penso che Ciccio corra felice insieme a tanti altri amici, senza guinzaglio, fa quello che vuole e mangia tutto ciò che gli aggrada.

Io sono certo che siano tutti in Paradiso.

Vai amore! Sei solo andato avanti. Aspettami.

Pensare a Ciccio in queste notti mi ha fatto allargare lo sguardo a figure immense e alle loro frasi sugli animali che ora mi vengono in mente e che ho ricercato nella memoria e su Internet; ve ne suggerisco alcune.

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui vengono trattati i suoi animali.
(Mahatma Gandhi)

Verrà un tempo in cui considereremo l’uccisione di un animale allo stesso modo con cui consideriamo oggi quella di un uomo.
(Leonardo da Vinci)

L’amore per gli animali è intimamente associato con la bontà di carattere, e si può tranquillamente affermare che chi è crudele con gli animali non può essere un uomo buono.
(Arthur Schopenhauer)

Gli animali del mondo esistono per ragioni tutte loro. Non furono fatti per gli umani, esattamente come i neri per i bianchi o le donne per gli uomini.
(Alice Walker)

Se in Paradiso non ci sono cani, allora quando morirò voglio andare dove vanno loro.
(Will Rogers)

Se non hai un cane – almeno uno – non c’è necessariamente qualcosa di sbagliato in te, ma ci può essere qualcosa di sbagliato nella tua vita.
(Vincent Van Gogh)

Ciao immenso Ciccio! Grazie per ogni sguardo, per ogni cosa. Ci vediamo presto.

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