Home Aziende in vetrina Marcello Norero, il liutaio di Avegno che conquista i musicisti professionisti

Marcello Norero, il liutaio di Avegno che conquista i musicisti professionisti

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

La Gavotte di Bach suonata da Segovia è la prova che un chitarrista di prodigiosa tecnica e sopraffina sensibilità può parlare con gli dei. A patto che il ‘microfono’ sia all’altezza di una simile comunicazione.

Stradivari e Guarneri del Gesù sono giustamente famosi perché hanno creato strumenti a corda immortali, appena un gradino sotto nella scala della maestria liutaia troviamo i costruttori di chitarre acustiche, iniquamente sottovalutati.

La chitarra – in generale la classe dei cordofoni pizzicati ha faticato a farsi largo nella grande famiglia degli strumenti classici – si è presa la sua rivincita diventando centrale nella musica del Novecento, alta o bassa che fosse.

Oggi è centrale grazie alla sua semplicità (che non si traduce in banalità): è lo strumento più democratico che ci sia perché a livello basico la strimpella anche chi è digiuno di teoria e perché i fondamentali si imparano con un po’ di buona volontà in un paio di giorni.

Diffusa da un polo all’altro, continua ad avere in Italia costruttori apprezzati. Forse non tutti sanno che c’è un provetto fabbricatore di ‘sei corde di meraviglia’ anche nel Levante, per la precisione ad Avegno: Marcello Norero si è conquistato negli anni fama di valente liutaio, ideatore e realizzatore di modelli acustici, classici tout court, bassi semiacustici e negli ultimi tempi anche mandolini.

Marcello non è nato imparato. Sarebbe bello pensare che sin da bambino avesse il pallino del creatore. Invece no. Ha affrontato un processo di lenta elaborazione, di costante crescita, niente folgorazione, tanta elucubrazione. Nel segno della musica, quella sì influente sin dalla giovinezza. Se non appartieni alle classi altolocate, la passione per le note puoi coltivarla nei ritagli di tempo. Nel frattempo devi darti da fare per guadagnarti la pagnotta.

Marcello, classe 1967, studia e lavora, nel tempo libero fa il lead vocalist in diverse cover band. Dicono che sia bravo; capisce che la musica è parte di lui. Poi c’è l’altro signor Norero, quello che si dimostra un abilissimo artigiano maestro d’ascia nei cantieri dove si creano yacht di extralusso e velieri di pregio.

“Vengo da lontano, anche se non da un altro mondo – osserva Marcello – I due anelli della catena che congiunge la mia vita sono il legno e la musica. Ho imparato a intagliare e modellare il legno in un cantiere nautico e nel frattempo seguivo, ascoltavo e quando potevo facevo musica, ma non come strumentista”.

Quindici anni tra le barche, poi, nel mezzo del cammin di sua vita, a 35 anni, decide che è giunta l’ora di svoltare. “Mi sono avvicinato all’arte della liuteria nel 2000, spinto da una radicata passione per la musica che mi accompagna da sempre e con la voglia di essere parte attiva nella sua realizzazione”.

Non sarebbe mai diventato un solista da concerto, si mise in testa di diventare un virtuoso della sgorbia. “Fabrizio de André scrisse: ‘È bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra’. Quando l’ho letto, ho pensato che il grande Faber parlava anche per me. La mia vita sintetizzata in poche righe! Le mie dita sono un tramite tra il mio cuore e il legno, tra i sogni, le idee e la materializzazione di quanto immaginato”.

Venti anni fa apre il laboratorio – che è poi la casa dove vive con consorte e prole, due figli – a Testana di Avegno, bosco su un accenno di collina, un gruppo di case in una radura, pace e frescura. Un’ascesa lenta, un inizio timido, qualche prova, qualche indirizzo sbagliato.

“Sono un autodidatta. Ho ascoltato, ho letto, mi sono documentato, poi sono andato a sentire qualche conferenza sulla materia, sono stato a un meeting a Sarzana di tre giorni dove spiegavano solo la teoria della costruzione. Tanta pratica su modelli di chitarre acustiche ‘base’, poi, acquistata fiducia, pezzi più complicati, le classiche, i bassi. Vado per le fiere, propongo i miei pezzi, trovo musicisti che si interessano, arrivano anche i ‘pro’, gli artisti, i virtuosi dello strumento”.

Ed ecco Liuteria MN Guitars (dalle iniziali dell’artigiano). Alcuni chitarristi diventano dei ‘coautori’. Marcello sfrutta le loro competenze per migliorare i suoi modelli.

Racconta Roberto Diana, un ‘manico’ della chitarra classica: “Ho il piacere di collaborare con la Liuteria MN Guitars dal 2008. Il primo strumento che ho utilizzato era la Moona, con cui ho registrato diversi album che hanno contribuito di gran lunga nella mia crescita artistica. Dopo un anno di programmazione, nel 2009 abbiamo presentato la neonata Twilight – Roberto Diana Signature Guitar al Namm Show di Anaheim (California). Da quel momento la chitarra mi ha accompagnato in ogni tour, in ogni parte del mondo in cui ho avuto il piacere di suonare, dall’Europa agli Stati Uniti. Oltre alla Twilight, mi accompagnano durante i tour la piccola N.E.T.H.O. Baritona e la Frank 8 String”.

Per Marcello, fan di De André senior, arriva anche la soddisfazione di creare per De André Junior una chitarra mini. Cristiano De André la usa in un programma che la Rai realizza per ricordare il padre. Armando Corsi, Paolo Ballardini, Giangi Sainato sono altri virtuosi che si rivolgono alla MN Guitars e ne ottengono pezzi unici su misura.

Norero è entrato nel giro importante, eppure non si monta la testa: “Oggi la liuteria fa parte della mia vita; ogni volta che vedo realizzarsi un’idea che fino a poco tempo fa era solo un desiderio, è sempre un’emozione, ed ogni volta che devo ‘lasciar andare’ una delle mie creature è una parte di me che si allontana!”.

Esegue lavori su commissione, gran parte del suo impegno è rivolto ai professionisti, però se un appassionato, anche non virtuoso, gli facesse una richiesta: “Mi sforzo di esaudirla. Non ne faccio una questione di bravura. Mi basta sapere che ho di fronte uno che ama la musica. Sono contento quando vengono a visitare il mio laboratorio. La mia porta è sempre aperta, mi piace che vengono a conoscere il mio mondo: spero che osservando le mie chitarre possano percepire le mie sensazioni e partecipare, almeno in parte, all’immensa gioia che scaturisce dal creare uno strumento artigianale”.

I tempi del Covid hanno toccato anche il sancta sanctorum di Testana. “Il mondo dello spettacolo ha accusato una profonda crisi: i musicisti che lavorano in teatro, in televisione, alla radio, che fanno concerti, tournée, si sono fermati e di conseguenza io ho visto drammaticamente diminuire le richieste. Adesso a poco a poco la macchina pare rimettersi in moto. In questi mesi ho avuto tempo per pensare a un paio di nuovi modelli”.

Non resta tra i trucioli ad aspettare che il vento giri. Domenica 13 giugno ha organizzato nel bosco dietro casa ‘Liuteria tra gli alberi’. “Una esposizione di strumenti di liuteria pensati per eseguire musica ‘nel verde’: Chitarre Romantiche, Bassi Piezoacustici. Un’occasione per stare insieme e condividere l’amore per le chitarre”.

Sono venuti tanti amici, si è suonato, ed è stata una commovente festa. “Ho condiviso tante idee, ricevuto tanti suggerimenti”. È un autodidatta, non è monotono e neppure monolitico nel ragionamento. Potrebbe migliorare? “Perché no, ho fatto tanta strada eppure penso che ne abbia ancora tanta da percorrere. Sempre pronto ad apprendere, dagli altri e da me stesso: nel senso che nel mio campo il detto ‘sbagliando si impara’ va scritto a lettere cubitali sopra il posto di lavoro. Si prova, si riprova, si trovano le soluzioni”.

Il liutaio che si è fatto da sé è come il musicista ‘assoluto’: non ha bisogno di dizionari e forse nemmeno di corsi e seminari. Il mitico Django Reinhardt, il genio di etnia Sinti considerato il più grande chitarrista jazz di ogni tempo, non sapeva scrivere e non sapeva leggere la musica. Un giorno, sentendo gli altri membri del gruppo discutere di progressioni ascendenti e discendenti, di moduli e teoria, chiese ‘Che cosa è una scala?’. Si ascolta Nuances e si rimane basiti per la velocità e la sicurezza dell’esecuzione. Ci vuole orecchio e anche polso. Nell’arpeggio come nell’intaglio.

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