Home Aziende in vetrina Liguriadventure: così Marco Bini mette le ali a tutti noi

Liguriadventure: così Marco Bini mette le ali a tutti noi

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Magari non saremo dei signori ma un volo a planare è una esperienza che bisognerebbe fare una volta almeno dalla vita. Ecco quanto propone Liguriadventure che stuzzica l’Indian Jones albergante in ognuno di noi.

Il dormiente rompicollo avrà il suo momento di gloria assicurata rivolgendosi a Marco Bini, ideatore e motore di Liguriadventure (tutto attaccato, sintetico anche in questo), aviatore super esperto che garantisce passione assoluta, competenza incontestabile e, cosa che rassicura anche i più tremebondi tra gli aspiranti Icaro, una capacità quasi prodigiosa di mettere a suo agio qualsiasi interlocutore.

Offre la possibilità di sentirsi almeno una volta nella vita intrepidi esploratori dei cieli, delle acque e persino dei sentieri della nostra Liguria. Dalla sorpresa si passa allo stupore quando si apprende che la base degli ardimentosi è alle spalle della paciosa Riviera di Levante. Il campo di decollo è nel comune di Orero, per la precisione a Costa di Soglio, la collina che parte da Pian dei Ratti e sale sino ai 550 metri separando Orero da Calvari.

Luogo appartato, lontanissimo dalla movida della costa, persino dalla trafficata arteria della Val Fontanabuona, posto ideale per il parapendio e il deltaplano perché nella conca chiusa a nord dal monte Ramaceto ci sono quasi costantemente le condizioni di vento e temperatura ideali. Al di là delle condizioni pratiche i pianori di Soglio offrono un panorama da brivido, si intuisce che appena si riuscirà a ‘staccare l’ombra da terra’ si abbracceranno in un ‘360°’ di bellezza disarmante monti e mare, boschi e spiagge, rocce e torrenti che dall’alto sveleranno i loro segreti meglio riposti.

Il ‘virgilio’ che non ti aspetti è il genovese Marco Bini, un soprannome (‘Sky’, il cielo) che è un programma. “Ho sempre e solo voluto fare questo. Avevo 17 anni, era il 1983, ero a Bogliasco quando grazie ai miei genitori (specialmente mia madre) che firmarono il permesso per minori, da circa 700mt ho fatto il mio primo lancio (vincolato) col paracadute tondo (sarebbe quello da Seconda Guerra Mondiale per i profani ndr). Da quel momento la mia vita ha preso una direzione precisa ed inevitabile, quella del Cielo. Non ha importanza se lo attraverso a 200 km/h o cerco di ‘scalarlo’ con le correnti termiche, se lo percorro con la Tuta Alare o gioco col vento su un costone, l’obiettivo è stare con Sorella Aria”.

Grande passione scevra da irrazionalismi. Avventura sì, avventuristi no. Quindi tanta teoria, tante lezioni, tanti esami oltre a pratica costante. “Più volo più sono preparato, allenato e sicuro, quindi mi diverto e se mi diverto io probabilmente si diverte anche il mio passeggero”.

È uno dei primi Piloti Tandem di paracadutismo in Italia (abilitati a “portare un passeggero”), uno dei primi Istruttori italiani AFF Jump Master della United State Parachute Association. Partecipa a vari Campionati Italiani e a vari record nazionali di grande formazione in caduta libera. Effettua i primi lanci di Sky-Surf in Italia, fa parte del Marlboro Leasure Team, partecipa a una delle prime ‘pubblicità estreme’ con la Brookling Stormint come controfigura. Ancora oggi effettua lanci con Tuta Alare, riprese video e Free Style. A metà degli anni Ottanta, la sua voglia di sperimentare prova il ‘parapendio’ con il paracadute ad ala (rettangolare).

“Mi ha subito conquistato il Volo Libero, forse proprio perché molto differente dal paracadutismo, direi persino opposto. Nel caso del paracadute è una questione matematica, ti lanci a una data quota, apri a un’altra data quota, la caduta dura tot secondi calcolabili con sufficiente precisione sin dal momento del salto. Invece con il parapendio in determinate condizioni è più libero, calcoli una rotta, puoi cambiarla a seconda del mutare delle condizioni di volo, è più creatività e meno aritmetica”. Dal 2000 ha il diploma di Pilota Tandem dell’Aero Club d’Italia.

Nel 2004 va ufficialmente on line la prima versione di Liguriadventure. L’obiettivo ambizioso è mettere in evidenza specialisti dell’Outdoor Ligure con notevole conoscenza del territorio e molti anni di intensa attività. Lo scopo è permettere a chiunque di poter fare esperienze in settori di nicchia, erroneamente chiamati ‘sport estremi’ come il volo libero in parapendio, deltaplano, surf, immersioni, paracadutismo, mountain-bike ecc.

Tutti gli operatori professionisti dell’Outdoor credono senza alcun dubbio che il Turismo Sportivo in Liguria sia una grande risorsa, per questo gli dedicano tutte le risorse, energie, e la passione. “Su LiguriAdventure trovi un Team di elevata esperienza in grado di fornire informazioni e supporto nel settore dell’Outdoor e Avventura in Liguria per Voli Biposto in Parapendio, Paracadutismo, Canyoning, Diving, Surf, MTB, Canoa, Sup, Trekking”. Nel 2005 inizia, primo in Liguria, la pratica del Volo Biposto in Parapendio.

“Vi ho trasferito la precedente esperienza Tandem nel paracadutismo. Praticare da decenni queste due ‘attività nell’aria’ – a me non piace chiamarle discipline, sono qualcosa di diverso, e di più, penso – mi ha permesso di acquisire nozioni ed esperienza ad un altissimo livello che garantiscono a me e i miei passeggeri elevati standard di sicurezza e divertimento. Utilizzo solo equipaggiamenti nuovi e di prima qualità, ho una profonda conoscenza dei materiali da volo/lancio, del loro utilizzo, manutenzione e di tutte le procedure di emergenza”.

Le zone di lancio sono concentrate in gran parte nel Levante ma non solo. “Conosco molto bene il territorio, in particolare la provincia di Genova e Savona, zone in cui effetto i Voli Tandem in Parapendio ma ho volato in varie parti del mondo, India, Canarie, Spagna, Francia, Marocco, Turchia, Indonesia e in Nepal ai piedi dell’Annapurna”.

I siti sono immutabili. “Sono quelli dai quali chiunque può venire con me nel Parapendio Biposto (Tandem) 365 giorni l’anno: Cinque Terre, Sestri Levante (Riva Trigoso), Fontanabuona (Soglio), Varazze, Bergeggi, Spotorno, Noli, Finale Ligure, Alassio. Orero è il meglio del meglio. La pista di decollo è comodissima, basta qualche passo per spiccare il volo e poi si va su, su”.

Il parapendio come deltaplano aliante e qualsiasi ‘mezzo’ senza motore fa ‘volo libero’ e veleggia o sale in quota solo grazie a vento termiche, esattamente come un uccello, gabbiano o aquila che sia. “In Liguria la quasi totalità dei voli sono costieri e sfruttano il vento di mare, solitamente da S o SE per veleggiare. Come ad esempio nel volo di Punta Manara a Riva Trigoso. Ma in Valfontanabuona abbiamo anche l’unico volo termico puro ligure, cioè un volo dove per salire si sfruttano le termiche, correnti ascensionali generate dal sole che scalda il terreno e quindi l’aria. Questo tipo di volo è quello classico del parapendio. Qui si fanno le gare che consistono in percorsi a triangolo come per le barche a vela. Il volo di Soglio prevede di decollare e cercare di arrivare sul monte Ramaceto per poi, in base a quota e condizioni meteo, spostarsi ancora se possibile. I piloti bravi ed esperti riescono anche ad arrivare fino a Santo Stefano d’Aveto sul Maggiorasca e rientrare oppure a volte si punta il monte Caucaso. Il livello tecnico dei piloti che volano a Soglio è decisamente più alto della media ligure. Per quanto possa sembrare strano il periodo migliore è tra ottobre e aprile, cioè quando le brezze di valle sono minori e permettono di trovare termiche (le colonne di aria calda ascendente a formare le nuvole ndr) ampie e pulite”.

Un’esperienza unica che si può anche regalare, prenotando per una persona cara. Non mancano le lezioni, si può partecipare a mini stage di parapendio. Non serve la visita medica, l’età minima è 16 anni. Per chi vuole provare i lanci con il paracadute, anche qui Bini è disponibile per prove in caduta libera da 4000 metri a 200 Km/h. Si va in Piemonte, a Casale. E si può seguire un corso con il prof. Bini, di paracadute e anche di tuta alare. Ad oggi il successo crescente arride al parapendio, con ‘l’aeroporto’ di Soglio sempre più frequentato. Un trend che la pandemia ha rallentato appena, non quanto si poteva supporre… “Vero, abbiamo seguito le indicazioni delle autorità e ridotto il numero di ‘attrezzi’ contemporaneamente presenti nel piazzale. Poi essendo attività all’aria aperta, con persone che volano separate con tute protettive e mascherine, nei mesi scorsi siamo rimasti aperti. E adesso ci prepariamo all’estate con il botto. I segnali ci sono. Persino le prenotazioni al Bed&Breakfast di Bargagli, gestito dalla mia compagna Beatrice Rovere, usato come campo base per le avventure di più giorni, è sommerso di prenotazioni”.

Il consiglio di ‘Sky’ Bini è quello di puntare sulla Fontanabuona. “Perché si sale in termica, non è una planata come accade a Riva Trigoso o Spotorno. Questa differenza basilare nel volare in parapendio va compresa a fondo: salire con le correnti termiche è assai differente dal veleggiare in parapendio sul mare. Qui è il vento a fare quasi tutto. Ti lanci e poi segui il flusso, è in pratica una lunga planata nel quale i tuoi margini di scelta sono ridotti. Se io e altri 19 ci lanciamo da sopra Riva atterriamo sulla spiaggia più o meno nello stesso tempo, facendo lo stesso percorso o quasi”.

Ben altro discorso se vai a volare in Fontanabuona: “Prendi quota, se non ce la fai subito, cerchi un’altra colonna ascendente. Mentre sul mare puoi solo girare in tondo e scendere a spirale, da Orero, 550 mt, sali anche a 1000, 1100 metri, e stai in aria oltre mezz’ora a volte anche 45’, un’ora. E puoi dimostrare le tue capacità, ‘fiuti’ la termica buona”.

C’è qualche turbolenza in più ma l’esperienza in Tandem è concessa a tutti. “Il ‘Parapendio Tandem’ non è altro che un parapendio di dimensioni e struttura maggiorate e viene agganciato al centro dei ‘distanziali’ (uno a destra e uno a sinistra) ai quali sono attaccate le imbracature (o sellette) del pilota biposto e del passeggero. Naturalmente è presente un secondo paracadute d’emergenza (per biposto) posizionato sull’imbracatura del pilota e collegato sempre al centro dei distanziali”.

Come il vecchietto di Up, Marco Bini è in grado di sollevare ciò che sembra impossibile staccare dal terreno. Ha portato con sé anche persone con disabilità. “Ed è stato meraviglioso. Provati sentimenti forti. E la soddisfazione di riportarli a terra sani e salvi. A proposito, ho 55 anni e sino a oggi (fa un gesto scaramantico ndr) nessun gesso, in gergo significa che non ho mai avuto un incidente serio”. Il che non lo rende sbruffone. Anzi. “Perché ho visto troppi amici sbagliare per eccesso di sicurezza. Non parlo di spavalderia, parlo dell’essere così tranquilli, così abituati a certe esperienze da avere una sola, e purtroppo fatale dimenticanza. Io ho la fortuna di avere una partner come Beatrice che è scrupolosa e maniacale ancora più di me, lei non controlla tutto due volte, lo controlla…quattro!”. Da vedere i video della coppia che si libra sopra l’Appennino. In uno ‘Bea’ svela che spesso loro copiano i volatili mentre stanno usando le tecniche più raffinate per guadagnare quota.

Marco Bini come Joe Temerario?  La temerarietà è uno stato di coscienza che si può adottare per momenti brevi e indimenticabili. Si differenzia dalla incoscienza o dall’impulso suicida, mette in conto un evento sfortunato, solo lo riconduce a statistiche e calcolo delle probabilità. Bini lo sottolinea, non gli importa se con ciò perde un po’ del fascino dell’avventuriero. Non avrebbe potuto abbinare meglio la fredda consequenzialità della fisica alla bollente spinta verso l’altro. Lo stesso Leonardo – che dedicò alcune delle sue migliori speculazioni del suo incomparabile ingegno a capire come poter abbandonare il livello orizzontale e andare in verticale a gareggiare con gli uccelli – approverebbe. Si cambia la prospettiva del e ‘al’ mondo. Nello spazio tra le nuvole le regole assegnate a noi bipedi in questa parte di sistema solare per una mezz’ora tacciono. Ed è sintonia piena con il cosmo.

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