Home editoriale Cosa ci riserva il 2022: riflessioni di un economista non più giovane

Cosa ci riserva il 2022: riflessioni di un economista non più giovane

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

Cosa sta succedendo all’economia mondiale? Quali sono le prospettive per il futuro prossimo in generale e per il nostro Paese in particolare?

Se guardiamo alle cose del mondo, vediamo che vi sono alcuni elementi comuni a tutte le economie ma vi sono anche elementi significativi di differenziazione.

Gli elementi comuni riguardano un generale surriscaldamento del prezzo delle materie prime, delle commodity quali acciaio e ferro-leghe, cemento, legno, petrolio e gas, sia pure per ora in misura minore , e dei noli (cresciuti fino a sei volte!) trainati da una forte ripresa del commercio internazionale. Sono schizzati verso l’alto anche i prezzi dei prodotti più sofisticati come ad esempio i semiconduttori. La loro richiesta è spinta non solo dalla ripresa economica ma anche dal cambio di preferenze dei consumatori come è nel caso dell’auto elettrica.

Se si guarda il boom del prezzo sia delle commodity che dei prodotti più sofisticati si ha la sensazione di essere rientrati nuovamente in un super ciclo trainato dal fortissimo rimbalzo delle economie asiatiche, quella cinese in particolare, con la loro inesauribile fame di materie prime e di prodotti di ogni tipo, e dalla robusta ripresa americana. La grande crescita di queste aree del mondo avrà chiaramente effetto sulle altre economie anche se, analizzando i dati e la varie situazioni, si nota che la forza della ripresa non è omogenea e che essa viaggia a diverse velocità in conseguenza del fatto che vi sono state grandi differenze tra paesi e paesi con riferimento alle strategie di contenimento della pandemia ed in particolare nell’acquisizione e somministrazione dei vaccini.

Le nazioni che avevano sul loro territorio produzioni di vaccini, come Usa, Cina e Regno Unito, ne hanno avuto a disposizione grandi quantità e hanno accelerato l’uscita dalla crisi. Più fatica ha fatto l’Europa, che probabilmente, anche per errori nelle strategie di acquisto, è stata più lenta nella vaccinazione delle popolazioni. In ogni caso, salvo colpi di scena e avvenimenti imprevedibili a cui non vogliamo pensare, con l’estate/autunno assisteremo all’uscita dalla crisi pandemica di tutti i paesi sviluppati.

Ciò consentirà ai settori che fino ad oggi hanno sofferto enormemente la crisi e hanno dovuto chiudere perché non potevano garantire le distanze tra le persone di riaprire con un ritorno alla normalità delle loro attività. Ciò rafforzerà ancor più la ripresa in atto. In altri termini le economie potranno usufruire dell’effetto ‘molla’ e cioè della rapida espansione di una domanda per troppo tempo compressa dalla pandemia.

Molti economisti e centri di ricerca, alla luce di quanto sopra, prevedono un rapido aumento dei tassi di crescita con una ripresa mondiale già in atto ma che diverrà poderosa e si consoliderà nel corso del 2022, quando le misure di sostegno delle economie mondiali ad opera degli stati dispiegheranno tutta la loro potenza.

Con riferimento particolare all’Unione Europea si prevede che tutti gli stati membri, entro la fine del 2022, dovrebbero ritornare a livelli di PIL (prodotto interno lordo) pre-crisi. Il PIL dell’UE dovrebbe crescere del 4,2% quest’anno e del 4,4% il prossimo.

Per l’Italia ci sono due buone notizie. La prima è che la Commissione Europea ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita per il prossimo biennio: 4,2% nel 2021, contro il 4,1 delle stime fatte in autunno, ma soprattutto 4,4 % nel 2022 contro il 2,8 delle iniziali previsioni. La seconda è che sta migliorando la dinamica del nostro debito, che dovrebbe attestarsi al 159,8 % del PIL quest’anno per poi iniziare a scendere al 156% il prossimo anno, contro una previsione iniziale del 159,1%. Si ricorda che all’inizio della pandemia e delle prime misure in deficit qualcuno tra i più pessimisti aveva immaginato un debito postpandemico addirittura sopra il 165% del PIL.

Alla luce di quanto detto il futuro dell’economia mondiale nel breve-medio periodo non dovrebbe essere male, con effetti positivi sul reddito e sull’occupazione messi duramente sotto pressione dalla pandemia.

Due però sono gli interrogativi che restano aperti.

Il primo riguarda il tema dell’inflazione: è possibile che la forte ripresa in atto sia accompagnata e seguita da altrettanto forti impulsi inflazionistici?

Il secondo interrogativo riguarda come sarà la ripresa e in particolare se riguarderà tutti i settori industriali o se ve ne saranno alcuni privilegiati e altri penalizzati.

Partiamo dal primo tema, l’inflazione.

Fino a qualche settimana fa c’era largo consenso tra gli economisti sul fatto che non vi fosse alcun reale pericolo di inflazione.

Le cose sono un po’ cambiate quando è stato reso noto un dato abbastanza impressionante: negli ultimi dodici mesi negli Stati Uniti i prezzi al consumo sono aumentati del 4,8%. I sostenitori del rischio di inflazione trovano in questo dato una conferma e temono che il processo venga ulteriormente rafforzato dalle politiche di investimenti pubblici e dalla potenziale domanda aggiuntiva che deriva dal risparmio accumulato dalle famiglie e dalle imprese nei lunghi mesi della pandemia.

La dimensione dell’intervento degli stati nell’economia non ha precedenti. Negli Usa ai 1900 miliardi di dollari di stimolo all’economia decisi da Biden si aggiungono 4000 miliardi destinati all’ammodernamento delle infrastrutture e al miglioramento delle politiche sociali nel prossimo decennio. Anche in Europa stanno per partire misure senza precedenti con il Next Generation UE, che senza raggiungere i livelli americani è comunque di tutto rilievo. Si parla alla fine di più di 900 miliardi di euro. Sull’intervento dello stato in Cina, gigantesco da sempre, è difficile fare previsioni ma è certo che la sua magnitudo sarà ancora una volta spettacolare.

Ciò nonostante le ipotesi di un futuro inflazionistico non convincono e trovano l’opposizione di molti autorevoli esponenti del mondo politico e dei responsabili delle banche centrali i quali sostengono che si tratta di surriscaldamenti temporanei e che tutto rapidamente rientrerà nella normalità.

L’Europa e l’Italia sono per ora toccate solo marginalmente da questo dibattito perché da noi la crisi è stata molto più profonda, la ripresa sarà più lenta e permangono le conseguenze deflazionistiche di prolungate politiche di austerità. In coerenza con questa visione i mercati finanziari da noi per ora non mostrano segni di preoccupazione o di allarme.

Vedremo.

L’altra grande questione aperta è quella, come si diceva, sulla forma e l’ampiezza della ripresa. Ci si chiede, in altri termini, se tutti i settori beneficeranno di questa congiuntura oppure se ve ne sono alcuni in particolare destinati a giocare un ruolo primario e quindi percepiti dagli investitori come privilegiati.

La risposta a questa domanda presuppone la previsione e la comprensione di quelli che saranno i modelli economici post-pandemia.

Nei mesi duri del lockdown vi è stata anche molta retorica sul ‘nulla sarà come prima’ e su cambiamenti epocali indotti dalla pandemia.

Io resto prudente e l’attuale riesplosione del commercio internazionale la dice lunga sulla forza travolgente della globalizzazione.

Certamente vi è la diffusa sensazione che molte cose cambieranno e in particolare che vi saranno alcune tendenze di fondo che segneranno profondamente le economie dei prossimi decenni.

Quali sono queste tendenze?

Rivoluzione tecnologica, esplosione di internet, Intelligenza Artificiale, quantum computing, straordinari avanzamenti nella biogenetica e in generale in tutte le bioscienze, energia pulita e decarbonizzazione, nutrizione e scienze dell’alimentazione, rivoluzione nei pagamenti e nella supply chain, immagini e ricerca satellitare, industria della cultura e dello sport, entertainment e giochi elettronici rivoluzioneranno moltissime attività umane del lavoro e del tempo libero.

Se volessimo sintetizzare in macro-settori ad alto o altissimo potenziale di crescita potremmo individuarne tre: applicazione di tecnologie digitali su tutta l’economia, scienza biomedica, tecnologie che affrontano le varie sfide per la sostenibilità, in particolare quelle associate ai cambiamenti climatici. Su questi macrosettori probabilmente convergeranno gli investimenti finanziari sorretti da una liquidità monstre a livello mondiale accelerando ancor di più la crescita.

Su tutte e tre le aree di attività anche la pandemia ha avuto un effetto di accelerazione valorizzando i molti anni di ricerca e di innovazione che avevano generato strumenti e tecnologie oggi alla portata di imprenditori e imprese che puntano ad operare in queste attività.

Gli eco-sistemi imprenditoriali un tempo concentrati in pochi luoghi si sono espansi a livello globale dando vita a una rete interconnessa di investitori e imprenditori che si scambiano informazioni e idee, trasferiscono tecnologia, e si adattano alle condizioni locali cercando luoghi di buona vita dove lavorare e crescere i propri figli fuori dalle metropoli.

La vicenda dell’impresa Wyscout e dell’incubatore Wylab che hanno fatto diventare Chiavari la capitale italiana e una delle principali europee nello sportech stanno a testimoniare questa rivoluzione, mostrano che anche in provincia possono nascere eccellenze e sono un esempio per i nostri giovani di come è possibile creare imprese, innovazione e occupazione.

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