Home Attualità I quattro moschettieri di PuliAmo fanno proseliti e avviano un’operazione eccezionale sulla Collina delle Grazie a Chiavari

I quattro moschettieri di PuliAmo fanno proseliti e avviano un’operazione eccezionale sulla Collina delle Grazie a Chiavari

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Questa gioventù senza ideali, senza prospettive, forse bruciata. Noi che abbiamo fatto ‘a guera’ sappiamo che cosa significa economizzare, centellinare le risorse, imparare i doveri prima dei diritti, il peso dei valori, onore, fedeltà, serietà…

Stop. Sono fandonie. “Gli è tutto sbagliato”? No, a Chiavari, anno di grazia 2021, c’è chi fa. Casomai da rifare sono i cultori delle geremiadi, dei bei tempi antichi. Che a dare aria alla bocca sono sempre bravi. Abbiamo ragazzi che ci indicano la strada, anzi il sentiero, che si rimboccano le maniche e agiscono. Avevamo le ‘Sardine’, ora abbiamo gli ‘Istrici’ di PuliAmo Sentieri, una felice crasi tra i verbi che riassumono l’iniziativa: risanare gli itinerari rustici che si inerpicano sulle colline che circondano Chiavari, un atto di affetto verso la propria città e verso la Natura, un manifesto di sensibilità green che va nel senso indicato da Greta Thunberg: ‘Less word, more fact’ o se preferite ‘Sweep, don’t weep’.

La storia è di quelle che paiono troppo esemplari per essere vere: un gruppo di ragazzi che in autonomia, parlando tra loro – senza bisogno delle barbose sedute di autocoscienza di sessantottina deriva – decidono che vogliono fare qualcosa per la comunità senza avere niente in cambio se non la coscienza di aver operato per il bene comune. Mosche bianche in una nazione che una volta era considerata uno dei centri mondiali del volontariato, di un terzo settore ultra sviluppato? Speriamo di no. Propongono una sorta di servizio civile alimentato da una sensibilità morale condivisa ed apprezzata. Musica per chi teme che il solipsismo abbia avuto la meglio.

Il team di PuliAmo Sentieri ha proposto qualcosa che altrove è abitudine molto diffusa e che qui da noi è una cosa talmente fuori dell’ordinario da meritarsi citazioni al merito. L’idea è venuta a un quartetto di amici, tra i 19 e i 22 anni, universitari, nati all’ombra della Collina delle Grazie, il braccio ovest della conca che chiude, protegge e un po’ limita Chiavari. Una collina che è spaccata in due dall’Aurelia e che ospita sul contrafforte a picco sul mare il Santuario omonimo. A fianco e prima della tracciatura definitiva della SS1, l’Aurelia di romana origine, diversi sentieri partivano dalla riva del mare per raggiungere la chiesetta in equilibrio precario tra sassi e pini. Uno di questi fu ampliato e cementizzato tra 1943 e 1944 dalla militaresca efficienza della Wermacht che scavò tunnel, eresse bunker e allargò piazzole. Quel sentiero praticamente abbandonato negli ultimi vent’anni, solo in tempi recentissimi è stato riaperto. Ma decenni di incuria non si cancellano con uno schiocco di dita. E allora lo scorso marzo…

Il racconto in presa quasi diretta di Alessandro Lertora, Vittoria Cassinelli, Matteo Migone, Alessia Sanguineti: “Guardavamo l’inizio di quel sentiero, presso il cavalcavia che conclude corso Buenos Aires e la sua fine, ai piedi del Santuario, e ci chiedevamo se non era possibile renderlo un po’ più accogliente”. Matteo Migone lancia la proposta, trova negli amici una sponda immediata. La pandemia e i lockdown inducono a osservare le cose sotto una luce diversa. E non è detto che sia una falsa prospettiva. “Domenica 28 marzo ci vedemmo per trascorrere un pomeriggio alternativo. Il classico giro in passeggiata dopo settimane era diventato monotono e la voglia di sperimentare questa esperienza era tanta, e allora ci dicemmo ‘Perché no?’”.

Erano in nove. “Beh, dopo vari sali scendi e raccolte fantastiche (letteralmente), il bottino fu consistente: 21 pneumatici, 1 ruota di camion, 8 sacchi pieni di vetro, lattine e plastica. Altrettanti sacchi con dentro qualunque tipo oggetto. Ferraglie risalenti a decenni fa. Stanchezza a pacchi, sovrastata dalla gioia di aver fatto qualcosa di notevole, e tutto con le nostre forze”.

La carica motivazionale era al massimo: “Abbiamo deciso di continuare, programmare altre giornate di lavoro sul sentiero, contattare Aprica (l’azienda che ha la gestione dello smaltimento dei rifiuti a Chiavari, ndr) e soprattutto creare una pagina su Facebook e Instagram in modo tale da poter trasmettere il nostro entusiasmo e trovare collaborazione”.

Il Comune viene interessato, interviene nella zona iniziale del sentiero, manda suoi operai che completano la pulizia della zona calpestabile, si allarga la prima piazzola, diventa un belvedere con panchine per ammirare il paesaggio e fare una sosta. A supporto e ampliamento dell’operazione quelli di PuliAmo.

“La seconda volta eravamo sedici, la terza in ventitré, molti giovani e qualcuno un po’ meno, tutti motivati perché condividono la nostra stessa visione”. Chi è chiavarese inside, da più generazioni, sente il sentiero della collina come un personale ‘Du coté de chez Swann’. “I nostri nonni ci hanno raccontato di come durante la Seconda Guerra Mondiale e subito dopo fosse l’unica via rimasta per scappare dalla città. Poi ci hanno descritto i cambiamenti, le prime frane e anche ricordato come da tempo attorno alla Chiesa gli spiazzi venissero usati come discariche a cielo aperto”.

Tesi suffragata dai reperti trovati nelle tre domeniche di lavoro. “Boiler, letti, materassi, pannolini, motorini, sacchetti di plastica zeppi di farmaci scaduti, bombole del gas, una bicicletta sepolta sotto i rifiuti”.

Per fortuna l’accordo con Aprica ha permesso di risolvere. “Ci ha fornito sacchi e raccoglitori speciali, noi accantoniamo tutto in un punto di ritrovo e loro il lunedì mattina arrivano con un camioncino e portano al centro di raccolta”.

Complimenti agli ‘elementi’ dotati di alto senso civico che dall’Aurelia arrivano e scaricano la qualunque nelle fratte sottostanti! Il bottino di queste tre prime sessioni è sorprendente e disarmante: “Dalla seconda domenica di lavoro ci siamo divisi in due plotoni: uno a fondo valle, che si è dedicato al primo tratto di sentiero, e l’altro nella gola sotto il santuario che riserva sempre grandi sorprese. Ferraglie varie, cinque barili da petroli, due carriole, pezzi di termosifone, pezzi di tetti, un forno, un motorino, una bombola del gas, un boiler, telai di letti, materassi e sacconi di vetro/carta/plastica: praticamente una casa, oltre che un camion, interi. 85 pneumatici, diversi da camion, che abbiamo dovuto tagliare con una sega e portare in alto facendo catena perché il peso era proibitivo. Una cassaforte, diversi reperti sospetti. Tra i quali in uno slargo diversi blocchi di Eternit. In quei casi ci siamo astenuti e abbiamo segnalato al Comune il ritrovamento. In alcuni casi i rifiuti erano ‘incastonati’ nel terreno, abbiamo usato la massima prudenza perché toglierli poteva provocare dei cedimenti del sottobosco che negli anni vi era cresciuto sopra, sotto e pure attorno”.

Un gran lavoro, coronato da apprezzamenti e che ha incontrato non solo il favore ma l’adesione di tanti. E adesso? “Vogliamo continuare. Certo, nella stagione estiva ci sarà un rallentamento, oltretutto per noi iniziano le sessioni estive degli esami universitari e saremo impegnati. Ma riprenderemo appena avremo un po’ di tempo. Terremo aggiornato tramite storie o post, sia qui su Facebook che su Instagram. Per qualsiasi informazione, richiesta di partecipazione o collaborazioni, non esitate a contattarci tramite Messenger o e-mail (puliamosentieri@gmail.com). I grandi cambiamenti partono dai piccoli gesti, anche per Armstrong è stato un piccolo passo, ma poi sappiamo tutti com’è andata a finire…”.

Ecco come ragionano un futuro medico, un aspirante ingegnere, due esperti di scienze ambientali. Il gap generazionale. I Boomer soppiantati dai Millennial, poi la Generazione X, la Z.

Lost Generation? Piantiamola con questa sociologia d’accatto, stiamo ai fatti. I matusa sarà meglio che si accodino ricordando il finale di ‘Tutti a casa’. L’ufficiale Alberto Sordi alla fine di una anabasi fisica e morale si ritrova nel settembre ’43 a Napoli quando scoppia l’insurrezione contro i tedeschi. Si sente dare ordini da chi è meno qualificato ma determinato e più avanti sulla via della consapevolezza e del riscatto. Lo guarda, dice ‘Signorsi!’, e mitraglia senza discutere. Anche oggi c’è una guerra. I nemici?  Inquinamento, negazionismo, menefreghismo e neghittosità. Stiamo al fianco di questi ragazzi. Mettiamoci ai pezzi che ‘sparano’ idee e iniziative e… fuoco a volontà.

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