Home Approfondimento Scuola, cronaca di un anno vissuto pericolosamente. Ma l’emergenza sanitaria le ha restituito la centralità che merita

Scuola, cronaca di un anno vissuto pericolosamente. Ma l’emergenza sanitaria le ha restituito la centralità che merita

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Poco più di un anno fa – era la fine di febbraio – iniziava per il mondo della scuola di ogni ordine e di ogni grado un periodo di rivoluzione e di cambiamenti che dura ancora adesso e i cui effetti, probabilmente, sono destinati a restare per sempre.

Rivoluzione e cambiamenti purtroppo non programmati, ma dettati dall’emergenza sanitaria, il che ha comportato la necessità di dare risposte veloci in un momento molto difficile, di fare investimenti altrettanto veloci, di andare a sondare nuove metodologie didattiche, di compiere esperimenti per poter garantire, anche a distanza, un minimo di continuità.

Tanto di positivo è stato fatto, qualche errore è stato commesso, la buona volontà da parte di tutti – dagli insegnanti al personale scolastico, dagli studenti ai genitori, a tutti quelli che lavorano a stretto contatto con l’ambiente della scuola all’interno delle pubbliche amministrazioni – non è mai mancata.

E oggi, a dodici mesi e un paio di settimane dal primo lockdown e dalle prime lezioni via computer e tablet, è possibile tracciare un primo bilancio e andare a discutere delle prospettive future. ‘Piazza Levante’ lo fa con Marta Guglielmi, che è la dirigente del Servizio Istruzione, Pari opportunità e Sviluppo sociale della Città Metropolitana di Genova e che si è occupata, e si occupa quotidianamente, di tutti gli aspetti legati all’istruzione nelle scuole superiori.

“La scuola – ricorda – è stato il primissimo settore a essere chiuso, per quanto riguarda l’insegnamento in presenza. Eravamo alla fine di febbraio 2020, qualche giorno prima che venisse stabilito il lockdown generale. È stato un momento eccezionale e assolutamente inedito. All’inizio fu surreale, uno choc per tutti, a partire dai dirigenti scolastici. Perché non si trattava semplicemente di ‘spegnere la macchina’, ma di doverla riaccendere secondo altre modalità, in quanto è stato chiaro sin da subito a tutti che la ‘macchina’ della scuola non poteva essere assolutamente spenta e che andavano trovate altre vie. Insieme, è stato fatto tutto il possibile”.

L’unica via della Didattica a distanza
Marta Guglielmi, che è laureata in Psicologia e che lavora da tre anni nel settore scuola per conto della Città Metropolitana, osserva: “Il nostro ente è stato uno dei primi sia in Liguria che in Italia a cercare di imporre delle regole fisse per quanto riguarda la didattica a distanza. Era una modalità che, sino a quel momento, era presente soltanto nei progetti e nelle intenzioni, ma non era mai partita dal punto di vista pratico. La prima fase organizzativa è stata decisamente complessa, anche per tutto il discorso legato alle infrastrutture digitali, al fatto che molti studenti non erano dotati di un tablet o di un computer personali, al fatto che spesso la connessione non reggeva se c’erano troppi utenti nello stesso tempo. Ricordo settimane di lavoro frenetiche, per individuare le piattaforme migliori, per dare una mano a ogni singolo istituto comprensivo. Ma i miglioramenti li abbiamo notati settimana dopo settimana. Al contempo, si è subito aperta la partita di come gestire gli esami di maturità, visto che eravamo già nella seconda metà dell’anno scolastico. In questa fase, è stato molto più difficile gestire i più piccoli, ovvero le scuole elementari e medie. Mentre i ragazzi delle superiori avevano già dimestichezze in più con gli apparati tecnologici”.

Gli interventi strutturali
L’estate ha portato un minimo di riaperture in più, a livello generale, ma non è stata un periodo di vacanza per la scuola. Al contrario, semmai: “Sapevamo perfettamente – prosegue Marta Guglielmi – che al momento della ripresa scolastica poteva manifestarsi una seconda ondata del virus, come in effetti è stato. Ma, una volta arrivati a giugno, la primissima e più importante sfida è stata quella di far ripartire la scuola a settembre in presenza e per tutti”.

E le prime settimane sono andate bene, al netto di alcuni problemi legati ai trasporti e alla logistica fuori dagli istituti. L’impegno messo in campo dalle singole scuole è stato enorme.

A Chiavari ad esempio, come raccontato da ‘Piazza Levante’, gli studenti del ‘Marconi Delpino’ hanno personalmente elaborato, insieme ad alcuni loro insegnanti, alla dirigente Paola Salmoiraghi e con la collaborazione della Facoltà di Economia dell’Università di Genova il sistema di come redistribuire mille e cinquecento alunni, garantendo il rispetto di tutte le normative anti contagio, sui cinque plessi di questo istituto.

“In Città Metropolitana, invece, abbiamo preso in esame, parlando in conferenza con tutte le scuole, quali interventi straordinari di edilizia leggera dovevano essere effettuati. Abbiamo raccolto tutte le sollecitazioni, abbiamo effettuato i sopralluoghi, abbiamo attinto alle risorse messe in campo sia dal Ministero della Pubblica Istruzione che dalle singole amministrazioni locali, che sono state molto collaborative. Il nostro ruolo di coordinamento è stato importante. L’unico dispiacere, però, è che poi la scuola cosiddetta ‘dei grandi’ è stata nuovamente interrotta in parte dalla didattica a distanza. Sono proprio questi ragazzi che hanno pagato e stanno pagando il conto più elevato, perché se nella prima fase ci hanno rimesso i più piccoli, in questa fase ci stanno rimettendo gli studenti delle superiori”.

La scuola come ‘ascensore sociale’
Marta Guglielmi fa una serie di considerazioni da psicologa: “Una delle immagini più forti è stata vedere i ragazzi scioperare per chiedere il ritorno in classe (nella foto LaPresse una manifestazione a Roma). Ai nostri tempi, si scioperava per non andare a scuola. Ma dentro questa manifestazione dello sciopero ‘per’ la scuola e per la didattica in presenza, sta a mio avviso la chiave di quasi tutto. Si è tornato finalmente a parlare di centralità della scuola, della scuola intesa come ascensore sociale”.

Non tutto allora, in questo anno di emergenza sanitaria, è sta buttare via o da condannare: “Assolutamente no. Questa tragedia del virus ha fatto sì che, comunque, la scuola venisse rimessa nel posto dove dovrebbe sempre stare. Se continueremo su questa strada, io credo che anche in futuro ci saranno investimenti più adeguati. Nell’ottica della scuola del domani, occorre ragionare sulle ‘scuole campus’ e, in questo senso, è molto buona la proposta del Comune di Chiavari, ad esempio, di creare un polo scolastico alla Colmata. Qui in Città Metropolitana è vista con molto favore (ma la sua realizzazione è strettamente vincolata alla realizzazione dell’impianto di depurazione di vallata, ndr). È il momento di ragionare con maggiore consapevolezza intorno all’istruzione, a cominciare naturalmente dal Ministero e dal Governo, sino alle Regioni e ai singoli enti locali”.

Se la scuola è una parola chiave del post Covid, l’altra è ovviamente la sanità: “Sono gli asset nevralgici della ripartenza del nostro paese. Questa rimarrà comunque una generazione diversa, una generazione che ha sofferto un trauma mai visto prima. Si deve trovare il sistema di compensare. Le prime vittime di questa situazione sono gli studenti e sono loro da mettere al centro di ogni agenda”.

Lezioni sino a fine giugno?
Tra gli argomenti più recenti, c’è l’ipotesi di far terminare le lezioni alla fine di giugno, allungando il calendario scolastico di quindici giorni: “Ma a mio avviso – osserva la dirigente di Città Metropolitana – non è così che si compensa. Nella didattica a distanza non sono mancati i contenuti, semmai quello che è mancato è l’aspetto sociale. E quello può e dev’essere recuperato attraverso altri metodi, non necessariamente allungando le ore di lezione. Ci sono moltissimi elementi e momenti di relazione con contenuti educativi da svolgere in estate”.

Il ragionamento sugli spazi
Quanto agli spazi, pure qui si apre un ragionamento in prospettiva: “È chiaro che occorre rinnovarli. Anche questo è uno degli impegni. Il virus ha imposto la necessità di ‘stare larghi’. Bisogna che si rimanga larghi. Molte strutture hanno dato la loro disponibilità, il rapporto tra Città Metropolitana ed enti locali, con i sindaci del territorio in prima fila, si è notevolmente intensificato”.

A Chiavari, ad esempio, il caso dei cinque plessi del ‘Marconi Delpino’ è uno dei problemi più urgenti: troppa dispersione, invece un fiore all’occhiello come questo istituto va tutelato, difeso e sostenuto il più possibile. “C’è collaborazione in questo senso – dice Marta Guglielmi – e cercheremo di risolvere il problema. Questa pandemia ha creato una sorta di responsabilità collettiva che è preziosa per andare avanti: da parte dei dirigenti scolastici, dei docenti, del personale, dei genitori, degli amministratori locali. Io sono ottimista e so che vedremo qualcosa di positivo anche nel lungo periodo”.

Bisognerà crederci tutti insieme, perché ogni singolo passo fatto per la scuola, è un singolo passo fatto per un paese che ha un immenso bisogno di rialzarsi.

Ti potrebbe interessare anche