Home SportCanottaggio La ‘Gianni Figari’ continua a vogare… anche a secco

La ‘Gianni Figari’ continua a vogare… anche a secco

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Dal punto di vista puramente teorico, tra le discipline sportive meno tartassate dal fermo ci sarebbe il canottaggio, a sedile fisso o mobile che dir si voglia. In fin dei conti il vogatore è tra gli attrezzi indoor che suppliscono all’attività vera e propria quello più aderente o se preferite meno artificiale rispetto al gesto tecnico compiuto outdoor.

Una cyclette è un pallido simulacro di una bici, da corsa o mountain o enduro che sia, un tapis roulant è un surrogato parecchio insipido della corsa su strada o sui sentieri. Il vogatore che nella sua forma più recente ed evoluta si chiama remoergometro è comunque attrezzo da allenamento che può essere ospitato in un appartamento solo nella sua forma elementare.

“Dispiace contraddire chi si augurava che almeno noi avessimo trovato il modo di sopperire alla chiusura di porti, bacini, palestre e basi marine, ma non è proprio così”, blocca sul nascere le speranze il presidente della Società Remiera Gianni Figari di Santa Margherita Ligure, Massimo Roccatagliata.

“Un remoergonometro che riproduce il gesto che il canottiere compie in canoa o barca e permette di allenare tutto il corpo (stimola fino all’80% i muscoli di chi lo esegue) è un apparecchio sofisticato. Nella nostra palestra, situata all’interno dello stadio ‘Broccardi’ di Santa, ne abbiamo diversi. Quando arrivarono le prime restrizioni, abolimmo le uscite in mare con equipaggi multipli, ci concentrammo sulla palestra rispettando le distanze. Poi abbiamo ipotizzato di fare allenare i ragazzi una alla volta, sanificando gli attrezzi a ogni cambio di atleta. L’ultima serie di disposizioni restrittive ha cancellato anche questo espediente, abbiamo chiuso la palestra dello stadio, e la base nautica al porto di Santa”.

Il non poter usare almeno i remoergonometri costringe gli atleti ad abbandonare ogni programma ‘serio’ di allenamento. “Senza questi macchinari che prevedono l’uso della ruota frenata – ad aria, ad acqua o con elettromagnetismo. – c’è poco da fare. Un vogatore di questo tipo è formato da un asse dove scorre un carrello e da una ventola sulla quale è attaccata una catena che va tirata verso l’utente attraverso un manubrio. Con la forza delle gambe, della schiena e delle braccia l’atleta esegue il suo movimento che ricostruisce il movimento tipico della vogata. Senza di esso, si possono fare esercizi singoli per le cosce, i glutei, gli addominali, i pettorali, le braccia, le spalle e la schiena in maniera efficace. Ma senza un ergometro che ha una graduazione elettromagnetica che consente una regolazione dello sforzo esatta, estremamente precisa e affidabile, non puoi misurare la prestazione dell’utente in watt”.

Insomma, c’è poco da fidarsi: sollevi pesi e ruoti delle manovelle sperando di mantenere il callo del rematore. “La nostra società ha alcuni singolisti ma soprattutto ha equipaggi affiatati che sono diventati forti lavorando in sincronia per settimane, mesi, anni. Imbarcati su gozzi, elba, e jole hanno sviluppato sincronia nel ritmo e nella mentalità che vanno costantemente tenute in esercizio. Oggi si tengono in contatto nelle video chat, confrontano i loro test ma è un esercizio più per il morale che per il fisico”.

La Gianni Figari lo scorso anno si era risollevata a tempo di record dalla mareggiata del 31 ottobre 2018 che aveva distrutto mezzo porto e anche la sua base navale e portato via quasi l’intera attrezzatura. “Eppure ci presentammo ai primi appuntamenti della stagione agonistica 2019, 4 mesi dopo il disastro, in perfetto ordine. Il 14 aprile 2020 ospitammo una Gara Nazionale per la categoria gozzo. A giugno avevamo finito risistemare la nostra ‘spiaggetta’, ossia il sito di alaggio dove teniamo i gozzi e gli altri scafi, pronti per essere calati in mare, sistemato l’impianto elettrico, rifatto la base in cemento per consentire un parcheggio sicuro alle nostre imbarcazioni. Un’opera di ricostruzione in autogestione di cui eravamo orgogliosi. Ed ora, pochi mesi dopo, ci capita questo tra capo e collo”.

Il presidente Roccatagliata vacilla, poi, da quell’ottimo incassatore che si è rivelato, torna ad alzare la guardia. “Il nostro allenatore Luigi Figari ha preparato nuove tabelle. Ha capito che l’attesa si prolungherà e non vuole che la truppa perda troppa massa muscolare e che smarrisca le motivazioni. Ha detto ai nostri ragazzi e ragazze che i canottieri tirano fuori il meglio quando pensano di essere allo stremo, che c’è sempre una riserva di energia, di fiato, di volontà da scovare per andare avanti. Così faremo noi dirigenti. Sappiamo che la stagione estiva è a forte rischio, che tante gare salteranno, ma sarà quando sarà noi ci faremo trovare pronti”.

È il famoso ultimo colpo, teorizzato da Giampiero Galeazzi, aedo delle imprese dei fratelli Abbagnale, il surplus che estrai dal cuore, dalle viscere, dagli occhi e che ti fa mettere la punta dello scafo un centimetro più avanti, il centimetro che ti fa vincere.

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