Home Approfondimento “Sterilizzazioni a nostre spese e ci fanno pure la guerra”: gli animalisti ‘graffiano’ Asl e Regione

“Sterilizzazioni a nostre spese e ci fanno pure la guerra”: gli animalisti ‘graffiano’ Asl e Regione

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

“Spendiamo dai cinquanta ai cento euro per ogni gatto che sterilizziamo, ne facciamo a centinaia durante tutto l’anno, siamo praticamente i soli a occuparci del problema. Però per l’Asl non siamo collaborativi”.

Le associazioni animaliste del Tigullio hanno deciso di prendere una netta posizione, rispetto all’Azienda Sanitaria Locale e alla Regione Liguria. “Da tempo, facciamo tutto a nostre spese. Non rompiamo le scatole a nessuno, lo facciamo con impegno e passione, ma che almeno non ci mettano i bastoni tra le ruote, non chiediamo altro”.

A parlare è Eugenia Rebecchi, portavoce di quel Coordinamento 7 Giugno formatosi lo scorso anno, ai tempi della discussione, nel Comune di Chiavari, del regolamento per la tutela degli animali d’affezione, che poi è stato successivamente approvato, non senza grosse polemiche, dentro e fuori dal palazzo. Il Coordinamento riunisce le principali realtà che operano sul territorio ed è rimasto attivo non solo perché l’unione fa la forza, ma anche perché una sola e precisa interlocuzione, rispetto agli enti locali, viene ritenuta decisamente più efficace. Ne fanno parte Lega Amici del cane Tigullio, Enpa Camogli e Levante, Ayusya, Lida Tigullio, Non li vuole nessuno… li salviamo noi e Amici Nostri.

La versione dell’Asl 4
Nei giorni scorsi, il Coordinamento ha replicato in maniera piuttosto decisa a una lettera dell’Asl 4, a firma del direttore generale, Bruna Rebagliati, e del direttore della Struttura Complessa Sanità Animale, Alessandra Raffo.

Secondo Rebagliati e Raffo, “nella consapevolezza delle esigenze del territorio in tema di randagismo e in ottemperanza al dettato normativo, questa azienda si è sempre resa disponibile a effettuare gli interventi di sterilizzazione delle colonie feline, in collaborazione con le associazioni di protezione animale. A tal fine si è resa promotrice, nel tempo, dell’organizzazione delle sedute e del coordinamento dei turni per il conferimento dei soggetti da sterilizzare. Negli ultimi anni, tuttavia, nonostante il permanere di tale disponibilità da parte dell’azienda, la collaborazione delle associazioni a questo servizio è venuta progressivamente meno, a motivo – secondo quanto dalle stesse più volte dichiarato – dell’intervenuta mancanza di locali idonei per la degenza post-operatoria dei gatti e della scomodità della fruizione di date prefissate per le sedute operatorie”.

L’Asl 4 rimarca, in particolare, come “la maggior parte delle associazioni del territorio sembra ormai aver rinunciato al nostro operato, gratuito, astenendosi dall’impegno nel settore oppure optando per la gestione di progetti comunali finanziati da contributi regionali”.

Il Coordinamento non ci sta
Posizione, secondo il Coordinamento 7 Giugno, assolutamente falsa: “Non solo – osserva Eugenia Rebecchi – non abbiamo mai rinunciato al nostro operato, ma lo portiamo avanti a nostre spese. La Asl ha disposto un ambulatorio a Recco, ma è assolutamente scomodo e troppo lontano per le nostre realtà, che operano tutte nel Tigullio e nelle vallate. Abbiamo da tempo chiesto che le sterilizzazioni si potessero effettuare a Chiavari”.

E qui si apre il tema della collocazione, che è strettamente connesso a quello delle competenze, in questo cortocircuito assolutamente negativo per tutti. Il Coordinamento 7 Giugno l’ha presa malissimo, e a ben vedere: “Non riteniamo utile disperdere ulteriori energie in tediosi giochi lessicali, in quanto prediligiamo essere operativi e garantire quei ‘servizi’ che altri dovrebbero assicurare: presenza e conoscenza del territorio, dei suoi operatori a titolo volontario in modo capillare, delle colonie feline, dell’arrivo di nuovi elementi, sterilizzazione di centinaia di capi e altro. Il promesso ambulatorio di sterilizzazioni chirurgiche di Chiavari, che sarebbe dovuto sorgere in proprietà comunale, secondo quanto riferito da un rappresentante dell’Asl 4 Chiavarese anche in sede di Osservatorio permanente per lo studio e il controllo delle popolazioni animali, sin dai primi giorni del mese di ottobre 2018, è a tutt’oggi un miraggio: noi continuiamo ad effettuare sterilizzazioni ‘gratis et amore dei’, ricevendo critiche ed ottenendo, sovente, difficoltà operative dal ‘servizio veterinario dell’Asl 4’”.

Eugenia Rebecchi precisa: “A quanto ci risulta, il Comune di Chiavari ha concesso dei locali nella disponibilità di Asl4, ma poi l’azienda non è andata avanti in questo senso, quindi le responsabilità vanno cercate al loro interno. Noi chiediamo semplicemente di poterci sedere attorno a un tavolo, per riprendere il filo del discorso, con onestà intellettuale da parte di tutti”.

Il rebus delle sovvenzioni
E, sul tema dei fondi, il Coordinamento 7 Giugno torna invece a sollecitare la Regione Liguria, attraverso una lettera datata 19 dicembre e rivolta sia al Governatore, Giovanni Toti, che all’assessore regionale alla Sanità, Sonia Viale. È la Regione, infatti, che dovrebbe trasmettere ai singoli comuni i contributi necessari per le colonie feline, che sono stanziati direttamente dal Ministero della Salute.

Secondo le associazioni animaliste, infatti, “la maggior parte dei 234 comuni liguri è afflitta da problemi finanziari e difficilmente può far fronte autonomamente al problema del randagismo felino, essendo le amministrazioni già oberate da oneri legati al pagamento delle rette per il mantenimento dei cani randagi nei canili, alle attività di pronto soccorso animale e altro. La situazione sta diventando insostenibile, inficiando il lavoro fatto negli ultimi anni”.

La domanda è diretta: “I competenti uffici della Regione Liguria hanno richiesto i fondi nei tempi e nei modi previsti? Hanno informato i comuni della possibilità di usufruire nuovamente dei citati fondi presentando i progetti di sterilizzazione felina direttamente o con l’ausilio di associazioni zoofilo/animaliste? Noi tentiamo l’impossibile per sopperire a svariate carenze, le istituzioni raramente onorano il proprio mandato, adducendo le motivazioni più svariate e fantasiose. Una presa di posizione decisa da parte della Regione sarebbe utile affinché, fermo restando il reperimento fondi, ogni ente preposto sia incentivato, spronato e motivato a portare a termine in un modo esaustivo il suo compito”.

Invece, tutto è nelle mani, e nelle tasche, di pochi volontari. E il bello, anzi il brutto, è che lo chiamano ancora servizio pubblico.

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