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Palestre allo stadio “Comunale”: la diaspora continua

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Il tempo a volte è un fardello che complica l’esistenza anche ai più coriacei tra i combattenti. Alzi la mano chi sapeva che le palestre all’interno dello stadio Comunale di via Gastaldi – gruppo di locali che sono uniti al corpo principale della tribuna – sono in carico alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona.

Lo hanno appreso a loro spese – e non è un modo di dire – la Pesistica Chiavari (presidente Luciano Brighenti), la Chiavari Ring (presidente Stefano Braschi), la Libertas Judo Asaj (presidente Giorgio Maramotti) e la Pugilistica Tito Copello (presidente Giuseppe Pianviti) che proseguono la loro odissea tra palestre in sublocazione, locali sistemati alla bell’e meglio, aree di fortuna e magazzini dove hanno parcheggiato attrezzature e… speranze, in attesa che termini la ristrutturazione di quelle sedi che da decenni erano la loro più o meno confortevole Itaca. Pagano un consistente tributo alla solerzia forse un po’ troppo fiscale di dirigenti, tecnici e professori. D’accordo che sono esperti delle diverse maniere in cui si usa la forza, però a volte si viene messi al tappeto, o la volontà viene a mancare, se opposti ad avversari impalpabili e inaspettati quali la burocrazia e la pignoleria.

Lo scorso 3 giugno le quattro società si chiusero alle spalle la porta delle palestre e iniziarono gli improcrastinabili lavori di ristrutturazione. Il Comune, proprietario dello stadio e delle sue pertinenze, aveva stanziato oltre 300mila euro per la manutenzione straordinaria dei locali destinati all’atletica pesante. La ricerca di sedi alternative non fu né facile né a costo zero. Servivano aree per gli allenamenti praticamente quotidiani per gli agonisti e per sessioni almeno settimanali di amatori e giovani che si avvicinano a queste discipline. Si sapeva di dover stare fuori diverse settimane, anzi mesi, dato che in Italia le indicazioni sulle tabelle per inizio e conclusioni dei lavori più che termini improrogabili sono mere dichiarazioni di intenti.

È facile immaginare che cosa significhi per società che si basano sulle scarne quote di iscrizione e sul volontariato di pochi appassionati il dover rinunciare quasi in toto a entrate e allo stesso tempo preoccuparsi per trovare un tetto ai propri atleti, e un magazzino a una strumentazione complessa e delicata: materassine per i lottatori, tatami per i judoka, pedane rinforzate per i pesisti, bilancieri per gli uni e per gli altri, diverse macchine per gli allenamenti.

La previsione meno ottimistica parlava di sei mesi, i presidenti contavano di poter rientrare per le festività di fine anno o i primi giorni del 2020. Non è andata così. E i tempi minacciano di allungarsi ulteriormente. Il racconto di Stefano Braschi su quanto accaduto da settembre a ieri tenta di essere pacato e oggettivo, anche se qua e là lo sconcerto e l’incredulità affiorano.

“Ci tengo a dire che la ditta che si è aggiudicata l’appalto per i lavori – rifacimento del tetto, dei pavimenti, degli infissi, di porte e finestre, spogliatoi degni di questo nome, docce e servizi igienici finalmente separati, una zona di combattimento più ampia e luminosa, la possibilità di gestire in autonomia riscaldamento e illuminazione – è stata, ed è, celere ed efficace. Ha rimosso le vecchie coperture, smaltito i materiali di scarto, è intervenuta sugli interni senza mai concedersi soste. Il contrattempo significativo si è avuto dopo i controlli da parte della Soprintendenza”.

Il Comunale di Chiavari venne eretto nel 1933-34, la sua età e la sua destinazione lo pongono sotto l’ala protettrice delle Belle Arti. “Gli infissi delle palestre erano già montati quando un’ispezione della Soprintendenza li ha bocciati. Ne ha imposto la rimozione perché andavano sostituiti con telai e battenti di colore grigio che non ‘stonassero’ con il resto del complesso monumentale… Oltretutto la tonalità di grigio scelta non era semplice da scovare, la ditta ha dovuto interrogare diversi fornitori”.

Braschi si contiene. Un osservatore potrebbe chiedersi se c’era proprio bisogno di ricorrere a una gradazione di colore degna della Pantone Inc. È bene vigilare, ma forse sarebbe stato più saggio operare qualche distinguo. L’edificio sarà anche storico e merita di essere conservato, ma certamente non è né il Colosseo né la Mole Antonelliana. Giudicando ‘cum grano salis’, anzianità non è di per sé garanzia di immortale bellezza. Anche ai nostri avi capitava di partorire qualche ‘ciofeca’.

Fatto, disfatto e rifatto, pareva che ci fossimo. Invece. “Invece adesso siamo alle prese con il riallaccio di luce, gas e acqua. L’Iren, causa intoppi informatici, non ha ancora dato il via libera, Enel ed Eni sono un po’ più avanti ma noi come le altre società stiamo ancora aspettando che si concluda il complesso procedimento per aprire le valvole e siglare i contratti di utenza”.

C’è il rischio che anche gennaio se ne vada e lottatori, pugili, pesisti e judoka restino ‘esodati’. Sparsi per i quattro angoli del territorio, c’è chi ha chiesto ospitalità alla Scuola Telecomunicazioni di Caperana anche se accedere alla palestra in una zona militare è sempre molto complicato. La Chiavari Ring ha sfruttato la generosa offerta dell’Esercito posteggiandovi le materassine e i suoi pesi, ma per allenarsi ha dovuto dividere i suoi tesserati in due gruppi: “Gli agonisti più grandi sono stipati in una stanza al secondo piano del Palasport di Sampierdicanne, purtroppo i nostri orari confliggono con quelli di altri sport e altre società che lì hanno la base”.

E sarebbe il meno, perché il locale è freddo e ogni tanto ci piove dentro. Per i più piccoli non era proprio il caso. “Infatti abbiamo avuto un po’ di ore e qualche metro quadrato dagli amici del Muay Thai che hanno la palestra a pochi metri dal Comunale. Stringiamo i denti – conclude Braschi – Sappiamo che se teniamo duro saremo ripagati con l’avere finalmente una sistemazione dignitosa. Ho chiesto ai nostri ragazzi qualche altra settimana di sacrifici. Il fatto è che hanno paura di perdere appuntamenti importanti. Purtroppo siamo entrati nell’anno olimpico e le gare che contano per fare le selezioni e per assegnare i titoli tricolori e internazionali sono tutte concentrate nei primi mesi, dovendo lasciare l’estate al grande evento a cinque cerchi. Rischiano di mancare occasioni irripetibili senza colpa”.

In compenso quando si affacceranno nella loro palestra potranno gustarsi le giuste tonalità di grigio. Riuscite a immaginare la loro soddisfazione?

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