Home Approfondimento Il Centro Benedetto Acquarone: quella ‘città dentro’… aperta a tutti da vent’anni

Il Centro Benedetto Acquarone: quella ‘città dentro’… aperta a tutti da vent’anni

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

‘Difendete il debole e l’orfano, al povero e al misero fate giustizia!’. Sopra al portale di quella che un tempo fu la chiesa del monastero, e che oggi è un’elegante e funzionale sala congressi (anche se la domenica ancora vi si celebra la Santa Messa e il Crocifisso viene issato su una delle balaustre), la strofa dal Salmo numero 81 risuona perentoria e riassume, in pochissime righe, non solo la filosofia di don Nando Negri ma tutto quello che di buono, mirabile, socialmente utile e umanamente meritorio si compie tutti i giorni, all’interno del Centro Benedetto Acquarone di Chiavari.

Il sogno di un grande sacerdote diventato realtà, e portato avanti dai suoi fedeli con immutato impegno, instancabile passione, indubbia professionalità: da vent’anni a questa parte. Erano i primi anni Novanta, quando don Nando, ancora nel pieno delle sue forze, ricevette la notizia che un benemerito genovese, il cavalier Bruzzo, aveva l’intenzione di donare alla sua Opera la cifra, enorme a quei tempi, di un miliardo di lire, a patto che si costruisse qualcosa per i deboli e per le persone più bisognose, che si creasse qualcosa che sino a quel momento ancora non esisteva.

“Don Nando fu titubante, ma poi capì che dietro a tutto quel disegno c’era la Divina Provvidenza e, siccome in contemporanea arrivarono delle disponibilità anche da parte della Regione Liguria, alla fine decise, pur ‘contro la sua volontà’, come ebbe più tardi a ricordare, di tentare quell’intrapresa. La volontà fu della Provvidenza, e infatti anche per quello cominciò una storia che dura sino ad oggi”. A parlare è Giuseppe Grigoni, direttore del Centro Benedetto Acquarone, uno dei fiori all’occhiello della solidarietà, dell’assistenzialismo e della socialità chiavarese, in quella piana di Ri a poche centinaia di metri di distanza dal centro della città e dalla sede della Diocesi che su questa struttura ha sempre posto la sua ala protettiva.

Grigoni ha visto nascere l’Acquarone, l’ha visto crescere, ampliarsi, ne ha seguito le mille peripezie: vent’anni di direzione, senza mai perdere un colpo, senza mai lasciarsi indietro gli obiettivi, senza mai mancare di entusiasmo, di vigore, di voglia di fare. Stimato da tutti, oggi coordina quella ‘Città dentro’ – secondo la mirabile definizione che ne diede don Nando Negri, e che è molto più di uno slogan, perché ne spiega la vera e precisa essenza – che conta oltre duecentocinquanta persone impegnate, tra dipendenti, consulenti, volontari, addetti delle cooperative sociali e persone impiegate nei lavori di pubblica utilità e nella messa alla prova preventiva.

La festa di Natale e il Pranzo di fraternità al Centro Benedetto Acquarone nei giorni scorsi

Un ‘esercito’ di valorosi che genera un valore economico di quasi cinque milioni di euro (secondo i dati relativi al 2018) e che è dispiegato tra servizi socio sanitari e sociali residenziali, servizi socio sanitari e sociali diurni e ambulatoriali, attività sportive, attività per il tempo libero, attività formative ed eventi, l’Adorazione Eucaristica notturna, oltre all’ospitalità di tutta una serie di associazioni e di servizi terzi.

“Ci sono circa trecento persone per quanto riguarda i servizi, ma sono quasi settecento quelle che tutti i giorni varcano il nostro cancello, per seguire le nostre varie proposte. Speriamo di riuscire entro breve a realizzare un parcheggio più grande. Per intanto, dal primo gennaio, abbiamo ottenuto, anche grazie al Comune di Chiavari, che le corse della linea C2, gratuita grazie a un accordo tra ente pubblico e Atp, arrivino a fermarsi pure qui, proprio perché siamo un luogo ad altissima frequentazione”.

Il Centro Benedetto Acquarone è la principale propaggine chiavarese del Villaggio del Ragazzo: “A San Salvatore si fa soprattutto formazione. Qui ci sono i servizi socio sanitari e le attività sportive e aperte a tutti. Noi ce l’abbiamo messa tutta, in questi vent’anni, per tener sempre fede al pensiero e al sogno di don Nando”.

Grigoni ne parla come un maestro, e in effetti don Nando non è solo appeso nella bella immagine sulle pareti del corridoio che conduce agli uffici della direzione. Perché il suo spirito è ovunque, la sua missione prosegue e riecheggia intatta in queste austere e antiche mura che furono un tempo il convento per le suore di clausura. Niente di più contrario rispetto a quello che è accaduto negli ultimi due decenni, visto che il concetto cardine è stato, semmai, quello di apertura, in tutti i sensi.

“Accanto alla donazione da Genova e al sostegno della Regione – ricorda Grigoni – ci furono tanti piccoli, ma importantissimi gesti di generosità. Don Nando li chiamava ‘scagge’, perché negli edifici contano i muri portanti, ma anche le piccole scaglie di stucco. Così venne ristrutturato questo complesso, che era abbandonato da molto tempo. Nel 1999, aprimmo con i servizi sanitari dedicati alle persone più fragili e con il centro diurno per anziani. Ma don Nando non volle mai che vivessero nella loro gabbia dorata: le persone ospiti della struttura dovevano essere libere di interagire con la comunità ‘esterna’ e, al tempo stesso, la comunità esterna doveva avere la possibilità, ogni volta che l’avesse voluto, di varcare i nostri cancelli”.

Ed ecco che una splendida opera sociale per i più bisognosi diventa anche progetto collettivo, diventa quella ‘Città dentro’ che è modello eccellente e continuamente attuale. La magia di don Nando, che si rinnova, giorno dopo giorno, grazie alle sue gentildonne e ai suoi gentiluomini.

La religione? Certamente è rimasta: nello spirito e nei gesti quotidiani, ma anche nelle celebrazioni presso la Cappella, dove il tabernacolo è una vecchia cassaforte opportunamente decorata e l’altare è il tavolo di casa Negri, perché per don Nando la Santa Messa era un convivio che si apparecchia appositamente per Dio. E dove, ogni notte, si veglia l’Eucaristia in adorazione perpetua, grazie a una serie di persone a rotazione.

L’Acquarone è proprio una ‘città dentro’, perché i più deboli, i degenti e gli anziani si mescolano ai giovani, ne possono frequentare gli stessi spazi: dalla piscina coperta, che è utilizzata sia per la scuola nuoto che per le cure mediche e la riabilitazione, al refettorio, dallo spazio ludico con tanto di ping pong, televisione, libri, fumetti, biliardo e biliardino, al campo interno di basket e pallavolo, la sala per la ginnastica artistica, l’incredibile e affascinante palestra di roccia, che è arrivata a contare oltre ottanta iscritti.

All’esterno, poi, “da un campo di calcetto unico, abbiamo di recente ricavato due campi per il paddle, che è l’ultima moda del momento, e un campo per il calcio a quattro, che può essere adattato pure per il basket e il volley, oltre che per il badminton. E come dimenticare tutti i convittori della Virtus Entella, che vivono qui e hanno la possibilità di studiare e di maturare anche fuori dal terreno di gioco”.

Grigoni non si ferma mai. Non si ferma mai il suo staff. Non si ferma mai la vita del Centro Acquarone, che è attivo 24 ore su 24: un cuore pulsante di generosità, spirito fraterno, amicizia, fedeltà. “Anche i lavoratori socialmente utili ci danno una grossa mano”, conclude il direttore della struttura. Fiero di guidare un punto di riferimento, un’istituzione che ha fatto grande Chiavari e che continuerà a farla grande.

‘Salvate il debole e l’indigente’, dice ancora il Salmo 81. E Gesù, riprendendo quel concetto, nel Vangelo di Giovanni avverte: ‘Credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e che io sono nel padre’.

Il Centro Acquarone sta lì a dimostrare che tradurre le Sacre Scritture dalla carta alla concretezza si può, anche a migliaia di anni di distanza da quei passi.

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