Home Approfondimento Cristina Marconi, miglior opera prima al Premio Rapallo: “Adoro le energie dei giovani”

Cristina Marconi, miglior opera prima al Premio Rapallo: “Adoro le energie dei giovani”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

L’uscita del Regno Unito dall’Europa, l’ormai arcinota Brexit, è già da sola un lungo e ricchissimo romanzo d’attualità. Una storia con dentro la Brexit, di fantasia ma poi non troppo, è talmente affascinante da andare via pagina dopo pagina, frase dopo frase, riga dopo riga.
Il libro d’esordio di Cristina Marconi, giornalista che si è cimentata con ottimi risultati nella scrittura e nel ‘lungo periodo’, è talmente bello che vorresti subito dimenticarlo, una volta finito. Per riprenderlo nuovamente in mano, riaprirlo e rileggerlo come se niente fosse. Anche ricomprarlo, al limite, perché la simpatica collega, che da otto anni vive e lavora a Londra, lo merita ampiamente.
Con il suo ‘Città irreale’, edito da Ponte alle Grazie, Cristina Marconi ha avuto consensi enormi: è stata candidata per il Premio Strega, ha avuto una prestigiosa presentazione all’Istituto Italiano di Cultura della capitale inglese – oltre a moltissime altre in giro per l’Italia – e, di recente, ha vinto il Premio Rapallo per la Donna Scrittrice nella categoria Opera Prima.
L’autrice lo ritirerà, dalle mani degli organizzatori – il bravo e instancabile Pier Antonio Zannoni, per anni giornalista della Rai, che da trentacinque edizioni porta avanti con passione questa importante iniziativa culturale – il prossimo sabato 20 luglio, dalle ore 21, nel Teatro all’Aperto di Villa Tigullio a Rapallo.
Insieme a Cristina Marconi, ci saranno Susanna Tamaro, vincitrice del Premio Speciale della Giuria, e le tre finaliste della kermesse principale: Claudia Durastanti, Nadia Fusini e Cinzia Leone.
‘Città irreale’ è il nome con cui la scrittrice chiama Londra, suo domicilio d’elezione (e di lavoro) dopo aver fatto la giornalista anche a Roma, a Parigi e a Bruxelles. Cristina, profonda conoscitrice di tematiche europee, ma che ama soprattutto raccontare le storie e i personaggi, scrive di politica, economia e cultura per ‘Il Messaggero’, ‘Il Foglio’ e altre testate. Si è laureata in Filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa. ‘Città irreale’, scritto in prima persona, racconta di Alina, una ragazza romana che, a un certo punto della propria vita, molla tutto per andare all’estero.

Sembra un po’ la sua stessa vita.
“In parte. Ma in parte anche no. Io ho lavorato per molti anni per un’importante agenzia di stampa, a Bruxelles. Poi, appena prima che scoppiasse la Brexit, ho deciso di lasciare quel lavoro e di mettermi a fare la freelance. Da otto anni vivo a Londra. Certamente, la mia esperienza qui ha fatto nascere quello che definisco un romanzo di formazione e di libera circolazione. L’ho chiamata Alina, la protagonista. È un personaggio di fantasia, ma neanche troppo, perché di Aline, in questi anni, ne ho conosciute moltissime”.

Che cosa fa il suo personaggio?
“Alina lascia Roma quando ha 26 anni. Non perché non abbia un lavoro, ma perché la città inizia a starle stretta. Lei avrebbe pure un buon impiego, con buone possibilità di carriera, ma è l’ambiente che non funziona. Ho voluto raccontare questa storia con una profonda introspezione psicologica. Non tanto i ragazzi che partono senza nulla, ma quelli che rinunciano a qualcosa, e che, secondo me, sono ancora più coraggiosi. Alina ha voglia di cambiare, di sentirsi invisibile per qualche tempo, di affrontare nuove sfide. Anche di retrocedere, al limite, ma di poterlo fare in un altro contesto, lontana da legami che inizia a vivere troppo male”.

Lei lo chiama ‘lo spreco degli anni giovani’. Perché spreco?
“Perché l’Italia non sa valorizzare le proprie risorse. Se le lascia scappare. In Italia, se sei bravo e hai 25 anni, rimani comunque un pischello. È una società molto gerarchizzata. Appena esci fuori e vai all’estero, ti rendi conto che è tutto diverso. I giovani sono tenuti in grande considerazione, non tanto per il fatto di essere dei fenomeni. A volte, solo per il fatto che hanno grandissime energie. Eppure, specie in Inghilterra, si immettono in una società che è profondamente classista. Ma l’atteggiamento di partenza qui è completamente diverso. Io questo spreco degli anni giovani l’ho sentito moltissimo: per questo sono andata via da Roma, e ormai da moltissimi anni vivo all’estero”.

Si aspettava questo grande successo per il romanzo?
“Io sapevo che questa storia sarebbe piaciuta. Anche perché vi avevo riposto grandi ambizioni, ci tenevo moltissimo a raccontarla. Non tanto per me, ma per tutte le persone come Alina che avevo conosciuto e che, secondo me, non erano state narrate a dovere. È un romanzo con una protagonista, ma in fondo è un romanzo collettivo, di una generazione in marcia. Il lavoro ha funzionato moltissimo anche perché l’ho portato avanti insieme a Vincenzo Ostuni, che è un grande poeta e uno dei migliori editor che ci sono in Italia”.

Come fa una giornalista, abituata all’articolo breve, a scrivere una storia così ampia?
“È un tipo di scrittura completamente differente. Io mi sono messa anche a studiare, per poterlo fare. La scrittura mi ha sempre accompagnato, sin dai tempi della Normale di Pisa e degli studi in Filosofia. Poi, per lavoro ho sempre scritto articoli. Ma la storia è venuta fuori praticamente da sola. Certo, i consigli dell’editor sono fondamentali. Una cosa ho notato particolarmente. Che i giornalisti, quando scrivono, tendono molto a spiegare. È una deformazione professionale. Lo scrittore, invece, dev’essere più libero, libero di creare, di lasciare molto all’immaginazione”.

La Brexit, rispetto al romanzo, sta a cavallo: la storia inizia prima, ma va avanti dopo. Invece la storia, quella vera, come andrà a finire secondo lei?
“Io non credo, come scrivono certi media, che gli inglesi, se potessero, tornerebbero indietro. Se si va nelle piccole città o nelle campagne, si avverte che non è così. Non è che si sono pentiti del voto sulla Brexit. È che si sta cercando la maniera di gestirla. Chiaramente è un percorso ora fatto di rinunce. Qualcosa dovrà cambiare. Theresa May non è stata probabilmente all’altezza. I cittadini vogliono un personaggio ‘fumino’ come Boris Johnson, per vedere se riuscirà a fare qualche gioco di prestigio. Resta una certezza: che la Brexit ormai va fatta. Non si può tornare indietro su un voto, sarebbe anche gravemente illegittimo. Poi, potrebbe essere avviato un processo per rientrare, in qualche modo. Ma ogni stagione ha il suo tempo”.

Scriverà altri romanzi?
“Ci sto pensando. È la cosa più bella che ho fatto sinora con il lavoro. Alla mattina mi sveglio con i messaggi dei lettori, che mi dicono che sono rimasti svegli la notte per leggermi. È una splendida sensazione. Quando passerà questa ‘sbronza’, voglio che rimanga qualcosa di positivo”.

Come sta l’ambiente dei media in Inghilterra?
“Qui la battaglia per tenersi i lettori è stata vinta. I grossi gruppi editoriali hanno lottato con tutte le loro energie, ma hanno saputo trasformarsi. In Italia questo processo l’ho visto fare meno”.

IL PREMIO RAPALLO
Claudia Durastanti con ‘La straniera’, Milano, La Nave di Teseo, 2019, Nadia Fusini con ‘Maria’, Torino Einaudi, 2019, Cinzia Leone con ‘Ti rubo la vita’, Milano, Mondadori, 2019, sono le finaliste della trentacinquesima edizione del Premio Letterario Nazionale per la Donna Scrittrice ‘Rapallo’, promosso dal Comune di Rapallo.

La scelta della terna, tra le ottantasei opere in concorso, è stata effettuata dalla Giuria dei critici composta da: Elvio Guagnini (presidente), Maria Pia Ammirati, Mario Baudino, Francesco De Nicola, Chiara Gamberale, Luigi Mascheroni, Ermanno Paccagnini, Mirella Serri e Pier Antonio Zannoni (coordinatore responsabile del Premio).

Nella riunione, che si è svolta a Rapallo nel Palazzo Comunale, la stessa giuria ha assegnato il Premio Opera Prima a Cristina Marconi per il romanzo ‘Città irreale’, Milano, Ponte alle Grazie, 2019 e il Premio Speciale della Giuria, intitolato ad Anna Maria Ortese, a Susanna Tamaro, presente al Premio con il romanzo ‘Il tuo sguardo illumina il mondo’, Milano, Edizioni Solferino, 2018.

Le tre opere finaliste, ai fini dell’assegnazione del premio principale, saranno votate congiuntamente dalla Giuria dei Critici e dai 40 lettori della Giuria Popolare nel corso della cerimonia conclusiva che si svolgerà a Rapallo sabato 20 luglio alle ore 21,00, nel teatro all’aperto di Villa Tigullio. Alla cerimonia, oltre alle scrittrici premiate, interverranno esponenti della cultura e del mondo dello spettacolo.

Ecco le motivazioni.

Terna Finale

Claudia Durastanti ‘La straniera’, Milano, La Nave di Teseo, 2019

Italia e New York, generazioni a confronto, infanzia ed età adulta. Sono molte le dualità a volte opposte e altre coincidenti del romanzo – memoir di Claudia Durastanti, della sua vasta opera, seppure appena under 35. Un libro che affonda le radici nella migliore tradizione letteraria italiana, ma che sa guardare molto lontano: fuori dai confini nazionali, fuori dalla memoria personale, fuori dalle convenzioni narrative. Con una lingua tradizionale eppure nuova.

Nadia Fusini ‘Maria’, Torino, Einaudi, 2019

Cercare il mistero di un’esistenza anonima, ecco cosa spinge l’io narrante a ricostruire i pezzi della storia di Maria, la protagonista che dà il titolo al romanzo breve di Nadia Fusini. Attraverso i topoi più tradizionali e cioè la lettura di un diario e una lunga confessione, Fusini traccia il ritratto di una donna nella quale si fondono bellezza, orrore, follia e amore.

Cinzia Leone ‘Ti rubo la vita’, Milano, Mondadori, 2019

Una storia travolgente in cui si affronta il tema della perdita dell’identità e della vita rubata. Il libro parte con un attacco folgorante nel 1936 e arriva ai nostri giorni tramite avventure e colpi di scena. È la metafora del Novecento, secolo delle identità violate.

Premio Opera Prima

Cristina Marconi ‘Città irreale’, Milano, Ponte alle Grazie, 2019

Che cosa significa sentirsi a casa? Che cosa significa andare lontano? Nel suo romanzo d’esordio, Cristina Marconi indaga lo smarrimento di tutti noi quando confondiamo un bisogno di fuga con un desiderio di ricerca. E lo fa con una voce originale, che tiene in bilico istintivamente candore e profondità di analisi.

Premio speciale della Giuria

Susanna Tamaro ‘Il tuo sguardo illumina il mondo’, Milano, Edizioni Solferino, 2018

L’amicizia, la solidarietà, il confronto tra esistenze, la rappresentazione di un filo comune che collega diverse dimensioni di fragilità, la rievocazione della figura del poeta Luigi Cappello: sono altrettante linee di un libro intenso di esplorazione di interiorità, sentimenti, inquietudini, ricerca. Attraverso una scrittura limpida, e insieme tesa a definire alcuni grandi temi nodali ed enigmi dell’esistenza e della natura, Susanna Tamaro conferma caratteri ed obiettivi di una carriera di scrittrice iniziata nel 1989 con ‘La testa tra le nuvole’ (Premio Rapallo Carige Opera Prima) e nel 1992 con ‘Per voce sola’ (Premio Rapallo Carige), approdata al successo mondiale con ‘Va dove ti porta il cuore’ (1994) e proseguita fino a ‘Il tuo sguardo illumina il mondo’ con pagine di narrativa, saggistica, autobiografia, colloqui con i lettori, meditazione e scritti per l’infanzia che hanno animato discussioni e suscitato interessi vivi del pubblico, confermando la centralità dell’opera di Susanna Tamaro nel panorama letterario contemporaneo.

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