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L’annus mirabilis della Virtus Entella

da Alberto Bruzzone

La stagione sportiva appena conclusa sarà ricordata come la più gloriosa nella storia dell’Entella:

  • vittoria del campionato di serie C e ritorno immediato in serie B (dove l’Entella aveva militato nei quattro campionati precedenti 2014/2015, 2015/2016, 2016/2017, 2017/2018);
  • vittoria del campionato nazionale Berretti con la conquista del terzo scudetto nella storia del Club;
  • vittoria della Supercoppa Berretti;
  • ottavi di finali di Coppa Italia con la prima squadra contro la Roma all’Olimpico dopo aver battuto il Genoa a Marassi nei sedicesimi. 

E pensare che la stagione era iniziata drammaticamente. Dopo la retrocessione si era aperto lo scandalo di una sentenza del Collegio di Garanzia del Coni (massimo organo della giustizia sportiva) che riammetteva l’Entella in B retrocedendo il Cesena per gravissime irregolarità di bilancio, sentenza che incredibilmente non veniva attuata né dalla Federcalcio (allora retta dal Commissario Fabbricini) né dalla Lega B. Ciò provocava un enorme ritardo nell’avvio del campionato dell’Entella che fino agli inizi di novembre veniva tenuta ‘in sonno’ senza sapere a quale campionato partecipare. Alla ripresa, finalmente e ingiustamente decretata in serie C, si diffondeva in tutto l’ambiente entelliano e in città un grande senso di frustrazione e di sopruso e la convinzione che ‘poteri forti’ e camarille romane avessero gravemente penalizzato il club calcistico di Chiavari.

Come ha fatto l’Entella a uscire da una situazione così penosa e difficile e a ritornare in breve tempo a successi così importanti?

Quali sono gli ingredienti e la formula che consente a questo piccolo club di provincia, pluricentenario (l’Entella nasce nel lontano 1914), che senza false modestie definisce se stesso ‘més que un club’ (alla catalana), di stare sulla scena da anni nel calcio che conta e a essere considerato una dei più virtuosi club italiani?

Ci sono molte cose che possono spiegare il caso Entella, prima fra tutte il fatto che il club rappresenta e identifica in maniera viscerale un’intera comunità rappresentata dalla città di Chiavari e dal suo entroterra. Una piccola comunità che ha vissuto momenti molto difficili negli ultimi anni con la perdita di alcune funzioni simbolo di rango elevato (la ferita per la soppressione del Tribunale di Chiavari non si è mai rimarginata) e il rischio di un progressivo declino economico.

Ebbene, nelle difficoltà di Chiavari le vittorie dell’Entella e la sua visibilità mediatica ottenuta con la promozione in serie B nell’anno del centenario hanno aiutato la città e il suo morale rappresentando un formidabile elemento di sostegno e di marketing territoriale.

L’organizzazione sportiva e sociale dell’Entella è di altissimo livello. Non ci si occupa solo di calcio ma anche di formazione scolastica e tutoraggio dei giovani atleti ospitati nel pensionato dell’Acquarone, di solidarietà con l’Associazione Entella nel Cuore presieduta e gestita dalla moglie del Presidente Sabina Croce, di sostegno al Gaslini e di altre realtà benefiche.

L’organizzazione sportiva coinvolge, oltre alla prima squadra, altre centinaia di giovani con i loro istruttori, medici, psicologi, assistenti. Si calcola che le squadre giovanili della Virtus Entella più quelle delle due società federate ACD Entella SGS ed Entella-Caperanese mettano in campo ogni giorno quasi 500 ragazzi tesserati. Si tratta del più numeroso settore giovanile della Liguria, che non ha nulla ad invidiare a quelli di Genoa e Sampdoria.

Questo settore giovanile, vero fiore all’occhiello della società, ha ottenuto negli anni della gestione Gozzi risultati straordinari se comparati alla dimensione del club e della città di riferimento. In 9 anni: 3 scudetti (uno della juniores serie D, 2 della Berretti di serie C), una finale ‘Final Eight’ Primavera, unico club di B contro sette di serie A, una finale di Coppa Italia Primavera all’Olimpico contro la Roma nel 2017 (in quella squadra con la maglia biancoceleste giocò Zaniolo). Tali risultati sono ovviamente frutto di un’organizzazione di eccellenza.

Un’organizzazione che significa lavoro, professionalità elevate, investimenti. Il che ha generato in questi anni anche un impatto economico sulla comunità chiavarese estremamente importante.

Il club nel periodo della gestione Gozzi (ormai arrivata al tredicesimo anno) ha investito, a proprie spese, oltre tre milioni di euro sullo Stadio di proprietà comunale per adeguarlo alle normative della serie B rendendolo uno dei piccoli stadi più belli d’Italia.

Decine e decine di dipendenti  hanno trovato nel club la loro casa e ricambiano l’opportunità occupazionale offerta dall’Entella con una dedizione totale alla causa.

Uno studio elaborato dal Dipartimento di Economia dell’Università di Genova (professor Giovanni Lombardo e la sua équipe) che verrà presentato a Wylab il prossimo venerdi 28 giugno alle ore 18, dimostra che l’Entella ha attivato un formidabile moltiplicatore economico e sociale. Lo studio ha determinato che negli anni della serie B per ogni euro investito dal club se ne riversano sulla comunità, in termini di ritorno economico e di benessere sociale, almeno 3. Se pensiamo che si parla di un ordine di grandezza di milioni di euro, abbiamo un’idea del ruolo del club nella sua comunità. 

Ma non è solo la dimensione dei numeri economici e sociali a far grande l’Entella. La storia del calcio, non solo italiano, è piena di società che hanno speso montagne di soldi senza ottenere alcunchè. È la cosiddetta sindrome di ‘zero tituli’.

E allora? Il Presidente Antonio Gozzi, vero trascinatore di questa storia, ama ripetere due concetti che costituiscono i veri tratti distintivi del club e della sua organizzazione.

Primo: “Sono orgoglioso dei risultati sportivi, ma ancora di più della squadra manageriale che ho scelto e cresciuto con cura e che è con me da moltissimo tempo. Ho dato fiducia a questi uomini e loro l’hanno ripagata. Matteazzi, Superbi, Montali, Rosso, Castorina, Volpe, Gerboni, Rossi, Pane, Bianchi e tutti i loro collaboratori sono la mia squadra e non la cambierei per nulla al mondo. Lavorano bene insieme, si stimano reciprocamente, tirano tutti nella stessa direzione grazie a una cultura comune che è quella della competenza, del merito, della lealtà e del rispetto delle regole e dell’attaccamento ai colori sociali. Questi valori cerchiamo di trasmetterli a tutto l’ambiente…”.

Secondo: “Un’organizzazione vincente deve essere flessibile e adattiva ma anche resiliente, nel senso che deve resistere e mantenere la calma nelle difficoltà. Bisogna crederci e combattere sempre perché se si sopravvive anche ai momenti peggiori tutto può ancora accadere. Ho vissuto la mia vita così, e ho cercato di trasmettere questa convinzione a tutti quelli che lavorano con me, dai dirigenti ai tecnici, ai giocatori di tutte le leve e giù giù nell’organizzazione fino ai magazzinieri. A tutti ripeto che ogni giorno devono entrare in campo fieri della maglia che indossano perché dell’Entella si parlerà ancora a lungo come uno degli episodi più belli e importanti del calcio italiano…”.

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