Home SportCalcio Zaniolo dall’Entella alla Nazionale: un predestinato

Zaniolo dall’Entella alla Nazionale: un predestinato

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Chiunque è capace di apprezzare il valore un lingotto d’oro. Qualcuno, dotato delle necessarie competenze, sa distinguere tra una pepita e una vaga traccia del minerale, alcuni si fanno confondere dai dorati scintillii della volgare pirite (detta infatti ‘oro degli sciocchi’), rari intenditori sanno individuare un filone del prezioso metallo in un terreno o nelle acque di un torrente.
Lo stesso vale per i talenti individuali in uno sport di squadra ricco di variabili e incognite come il calcio. Il parametro per giudicare chi se ne intende realmente, chi è un rabdomante di talenti sta nel comparare i costi e i tempi per scovarli con la carriera che detti talenti compiranno una volta usciti da quella società.
A queste condizioni la Virtus Entella, che compete con le massime scuole calcio della Penisola in maniera seria solo da dieci anni, non teme confronti. I due Zampano o Keita, giocatori presi per un pugno di euri e venduti a peso d’oro (e siamo tornati lì…) a formazioni di serie A, sono nomi sufficienti a inserire lo scout team chiavarese tra i più efficienti nel panorama professionistico italiano.
Dalla sufficienza alla lode è un attimo se a questo elenco si aggiunge il nome di Nicolò Zaniolo, inserito tra lo stupore generale dal commissario tecnico Roberto Mancini nei 31 convocati per  la doppia sfida di Nations League con Polonia e Portogallo.

Il centrocampista offensivo, figlio d’arte (suo padre è Igor, bomber croce e delizia del Genoa e dello Spezia), ha già una lunga e complessa storia alle spalle sebbene abbia appena compiuto 19 anni (è nato a Massa il 2 luglio 1999). Nel 2010 entra nella scuola calcio della Fiorentina, rimane lì per sei anni. Ha talento da vendere, eppure i dirigenti del vivaio viola non lo ritengono un crack, nell’estate 2016 decidono di darlo in prestito.
Il ragazzo, che è taciturno ma che è convinto del suo talento, pienamente sostenuto dalla famiglia, rifiuta la mezza bocciatura, decide di cambiare aria. E qui si inserisce l’Entella nella persona di Manuel Montali, responsabile del settore giovanile, ‘capo scout’ di provato valore: “Mi chiamò il suo agente, mi disse ‘Guarda che Nicolò se ne va da Firenze, ti interessa? Verrebbe a parametro zero'”.
Montali, nonostante tutto gli urli di dire subito sì, chiede un paio di giorni di tempo: “Lo avevo visto giocare dal vivo diverse volte. Era un ‘99 che si batteva sotto leva, contro ’98 più forti fisicamente. Le sue qualità erano innegabili, però all’Entella abbiamo sempre avuto come buona politica quella di non fare mosse affrettate. Poi il 28 agosto ci attivammo, contattammo la famiglia, il mercato chiudeva il 31, l’affare venne concluso appena in tempo”. Montali non si scompose neppure quando a inizio stagione Zaniolo sembrava non ingranare: “Lo avevamo preso per la Primavera, nel suo ruolo mezzala-trequartista eravamo abbastanza coperti, però sapevo che se lui avesse mostrato anche la metà delle sue potenzialità un posto in squadra mister Castorina glielo avrebbe trovato”.

E infatti… “Mi pare alla terza o quarta giornata della stagione regolare, contro il Palermo, entrò e diede il bianco. Da quel momento fu un’ascesa costante. Cresceva in tutto, nel fisico, nella resistenza, nella visione di gioco. Aggiungendovi le doti innate – un piede delicato, la facilità di comprendere cosa fare in qualsiasi zona del campo e in qualsiasi situazione tattica – diventò un giocatore in grado da solo di decidere una gara. Penso al match con il Bologna dove lasciò a bocca aperta i tanti osservatori. Arrivarono la chiamata nella Under 17, l’esordio in prima squadra. Mister Breda lo volle schierare nel match dell’11 marzo 2017 a Benevento, fece altre sei presenze. Ma fu con la Primavera che si impose: contribuì alla conquista della finale di Coppa Italia. Nelle due gare con la fortissima Roma fece benissimo a Chiavari, se la cavò anche all’Olimpic, i dirigenti giallorossi se ne sarebbero ricordati in seguito…”.

Estate 2017: arrivano primi quelli dell’Inter che versano senza discutere 1,5 milioni all’Entella, più mezzo milione di bonus. E’ destinato alla Primavera, con mister Vecchi in panchina e Zaniolo in campo i nerazzurri sbancano la concorrenza: scudetto, per lui 35 partite, 11 gol e 14 assist giocando spesso da trequartista, qualche volta da mezzala. E’ una colonna anche dell’Italia Under 19 che sfiora la conquista del titolo europeo lo scorso luglio arrendendosi solo in finale a un fortissimo Portogallo lo scorso luglio. E’ pronto per esordire in serie A, però Spalletti e l’Inter vogliono Nainggolan e oltre a tanti soldi danno alla Roma il fanciullo prodigio di Massa.
L’Entella incassa le ultime rate dell’affare, una plusvalenza che per un club con i bilanci in ordine significa la possibilità di spendere qualcosa in più nel prossimo mercato. Con un ulteriore bonus: al presidente Antonio Gozzi, al talent scout Manuel Montali, a mister Castorina e allo staff tecnico il legittimo orgoglio di avere scoperto una delle speranze del calcio azzurro per i prossimi anni.
Montali fa finta di non commuoversi: “Sono contento innanzitutto per il ragazzo e per la sua famiglia che ha sempre creduto in lui. Abbiamo sempre avuto con tutti loro un rapporto ideale: ancora a inizio estate è venuto a trovarci, abbiamo passato mezz’ora assieme. L’ho trovato maturato, l’anno all’Inter lo ha fatto crescere non solo in altezza e muscoli. Adesso ha tutto: lo stile, la testa, il fisico. E’ alto 1,90 ma ha classe, è il prototipo dell’atleta che dominerà nel calcio degli anni Venti. Ha anche un carattere volitivo, crede fermamente in se stesso, sa dove vuole arrivare, magari parla poco ma in campo sa come farsi capire e seguire dai compagni”.

Il difficile potrebbe venire adesso che sta per essere travolto dall’onda mediatica: convocato nella nazionale maggiore senza mai aver giocato in A, nella storia lo hanno preceduto solo Raffaele Costantino nel 1929, Maccarone, che nel 2002 venne chiamato da Trapattoni mentre giocava in B con l’Empoli, Verratti che nel 2012 aveva già esordito in Ligue con il Psg. Per contrastare la pressione potrà sempre chiedere un consiglio ai suoi vecchi maestri. Sa che a Chiavari c’è chi lo ha capito e apprezzato quando non era nessuno. Manuel Montali, scout ‘degregoriano’: i bravi dirigenti non li giudichi da come sperperano pacchi di milioni, li vedi dal coraggio, dalla fantasia.

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