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La Lavagnese si avvicina al secolo di vita

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Il traguardo si avvicina: un secolo di storia, cento anni di sport da festeggiare con giustificato orgoglio. Dopo la Virtus Entella, è la Lavagnese a preparare la torta con la scritta ‘100 di questi…anni’. Per soffiarci sopra bisognerà attendere il prossimo 20 giugno, data che è stata fissata, in mancanza di atti ufficiali, sulla base delle ricostruzioni a posteriori dei soci fondatori.
La stagione dovrebbe essere particolare, la voglia di celebrare in maniera speciale la ricorrenza c’è, purtroppo mancano quasi completamente le condizioni per impostare un lavoro serio. Il presidente Stefano Compagnoni è sconcertato: “In diciassette anni di serie D ne ho visto capitare di cotte e di crude, siamo riusciti a uscirne sempre con onore, questa volta però sarà veramente dura. Siamo a metà del mese di agosto e non abbiamo il calendario. Sarebbe grave se non ci fosse una spiegazione logica: niente calendario perché non ci hanno comunicato i gironi. In teoria tra due settimane iniziamo il campionato e siamo in attesa di conoscere le avversarie con le quali dobbiamo confrontarci”.
E’ intuibile quali e quante difficoltà questo ritardo comporti: “Domenica al Riboli ospiteremo il Ligorna per un turno di Coppa Italia (ore 16). Non sarebbe male capire se con i genovesi ci ritroveremo anche più avanti, se avremo a che fare con Sestri Levante e Fezzanese che si battono 24 ore prima sempre al Riboli, che ci è stato richiesto dalle matricole spezzine dato che il loro terreno di gioco è in rifacimento”.
Le avversarie saranno ancora le toscane e le emiliane come nel recente quadriennio o torneranno le piemontesi e le lombarde come fu per gran parte dei tornei precedenti? E la pattuglia ligure verrà preservata o si andrà a separare le ponentine che gravitano sul Piemonte dalle levantine che hanno rapporti più stretti con la Toscana?
“Sia come sia, ce lo dicano in modo da tarare la nostra rosa sul valore delle avversarie. Per favore, non mi tirino fuori il discorso dei valori assoluti: il tipo di squadra che serve per farsi onore sui campi della Toscana è del tutto diverso da quella che può fare bene in Piemonte. Cambia tutto, dal carattere dell’avversaria al terreno di gioco, passando per condizioni climatiche spesso opposte”.

Gironi, un quadro assai complesso
Unica concessione all’ironia da parte del presidente Compagnoni: “In ogni caso mi considero fortunato. Penso ad alcuni miei colleghi del Meridione che rischiano di ritrovarsi nel loro girone un Bari o un Avellino, saltati in aria tra i professionisti e ‘condonati’ con una ripartenza dal punto più alto delle categorie dilettanti. A pensarci non si sa se ridere o mettersi le mani nei capelli: ti comporti bene, fai mille sacrifici e ti ritrovi contro uno squadrone senza aver commesso altra colpa che essere troppo…serio”.
In effetti la serie D subisce gli effetti dei disastri altrui, in prima battuta quelli commessi in serie dai professionisti. “Siamo in attesa che la Lega Pro definisca gli organici, ci saranno dei ripescaggi e quindi avremo de gironi di serie D monchi, dispari, e chissà che altro. Tocco ferro sperando che ci lascino cominciare in maniera normale”.
A Compagnoni tutto questo fa venire in mente quanto accaduto sull’altra sponda del fiume. “Lo voglio dire in maniera piana ed inequivocabile. Qui non c’è rivalità di campanile che tenga: quanto fatto all’Entella e a Chiavari nelle scorse settimane è inaccettabile. Il mio ruolo mi imporrebbe di censurarmi e limitarmi a questo, non mi importa e aggiungo: al presidente Gozzi hanno fatto un’autentica porcata. Aveva ‘stradiritto’ a essere riammesso in serie B. Mi hanno solo confermato che gli onesti e le persone serie in questo calcio non sono favoriti”.
Alla Lavagnese e all’Entella nella stagione 2017-18 hanno vissuto momenti per molti versi assai simili: “Anch’io come il presidente Gozzi mi sono fatto ingannare dalla stima per un mio ex giocatore (Venuti N.d.R.) e l’ho nominato allenatore della prima squadra. Troppo presto e troppo inesperto. Quando l’ho capito, era troppo tardi per raddrizzare la classifica. Io ho solo perso l’occasione per arrivare almeno ai play off. E come l’Entella ho pagato i troppi infortuni: perdere Basso e Raggio Garibaldi per gran parte del torneo è stato letale. Ora, fatti forti da queste esperienze, pensiamo di aver allestito una squadra ad hoc con un mister esperto e quadrato. Le premesse per fare un campionato importante e celebrare come si deve il centenario ci sono. Sorprese dalla Figc a prescindere, naturalmente…”.
Il prossimo 20 giugno ci potrebbe essere molto, tanto o forse tantissimo da festeggiare. “Alludete al cambio del terreno di gioco? Il manto del Riboli è da cambiare, il certificato di agibilità scadrà proprio a fine giugno 2019. Va rifatta la copertura. Una casa dignitosa, uno stadio moderno, è quello che chiedo come dono per il secolo di attività. Dite che mi accontento di poco? Credetemi, di questi tempi non è poco…”.

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