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Parcheggi a Marina Chiavari: storia di una ‘rivoluzione’ mancata

La montagna ha partorito il topolino. La ‘rivoluzione’ dei parcheggi a Chiavari, com’è stata presentata dall’attuale amministrazione e da alcuni media, è completamente monca. Il sindaco Marco Di Capua parla con convinzione di “promesse elettorali mantenute” ma, a tutti gli effetti, l’affermazione non è veritiera. Non lo è nella forma, men che meno nella sostanza.
I chiavaresi, che pure avevano riposto enorme fiducia nelle parole degli attuali componenti della giunta, si sono dovuti ricredere.

Nel passaggio da Acpoa a Marina Chiavari della sosta a pagamento, un percorso accidentato e costellato da numerose polemiche ed errori da parte di Palazzo Bianco, è stato regolamentato in via definitiva il frazionamento della sosta (che già esisteva in precedenza), pur con brutte sorprese che spiegheremo più avanti, ma non vi è traccia alcuna della seconda e della terza parte dell’impegno preso da Di Capua con i cittadini: i parcheggi riservati ai portatori di handicap e, soprattutto, le agevolazioni per i residenti, quali abbonamenti o tariffe in convenzione.

Era quest’ultimo il provvedimento più atteso dai chiavaresi, mentre il frazionamento era stato caldeggiato a gran voce dai commercianti. Ma tra programma elettorale di Avanti Chiavari e reale applicazione, evidentemente, non c’è coincidenza.
Il sindaco Di Capua, nel sorprendente silenzio sull’argomento da parte del quotidiano locale, che ha ‘dimenticato’ di scrivere la notizia delle mancate agevolazioni, si è giustificato così sulla pagina Facebook di Avanti Chiavari. Come dire: persino l’informazione interna dell’house organ dell’amministrazione è stata più neutra rispetto a quella che dovrebbe garantire e tutelare tutta la cittadinanza.

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Dal rifiuto al nuovo: ecco come funziona il processo di riciclo della spazzatura

Una volta che i rifiuti differenziati entrano negli impianti dedicati e da essi esce un materiale riutilizzabile, sotto che forma ritornano nelle nostre case? Non sempre è così semplice ricostruire la genesi di un prodotto qualsiasi, figuriamoci di uno fatto di materiale riciclato! In questa seconda parte proviamo a fare chiarezza su un aspetto poco noto ai non addetti ai lavori… e non solo!
La strategia adottata dall’Unione Europea e recepita in Italia con il DL Ronchi del ’97 affronta la questione dei rifiuti delineando priorità di azioni all’interno di una logica di gestione integrata del problema. Il primo livello di attenzione è rivolto alla necessità di ridurre la formazione dei rifiuti e di ridurne la pericolosità. Il passaggio successivo riguarda l’esigenza di riutilizzare i prodotti (es. bottiglie, con il vuoto a rendere) e, se non è possibile il riuso, riciclare i materiali (es. riciclaggio della carta, del vetro, della plastica, dell’organico, ecc.).
Per quanto riguarda invece il materiale che non è stato possibile riutilizzare e poi riciclare (il rifiuto indifferenziato ad esempio) e il sottovaglio (ovvero la frazione in piccoli pezzi indistinguibili e quindi non riciclabili di rifiuti, che rappresenta circa il 15% del totale), si pongono le due soluzioni del recupero energetico tramite sistemi a freddo, come la bio-ossidazione (aerobica o anaerobica), o a caldo come la gassificazione, la pirolisi e l’incenerimento oppure l’avvio allo smaltimento in discarica.

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Tari su del 23% in otto anni. Ecco quanto si paga tra Golfo Paradiso e Tigullio

Nei capoluoghi liguri nel 2018 la spesa media annua per la tassa dei rifiuti della famiglia tipo composta di 3 persone in un appartamento di 100 mq è pari a 307 €, mentre per una famiglia mononucleare con un appartamento di 60 mq la spesa media annua si attesta a 137 €, valori leggermente inferiori alla spesa media dei capoluoghi del nord Italia 2017, rispettivamente di 310 € e di 142 €.
La buona notizia è che la tariffa rispetto all’anno precedente è rimasta sostanzialmente costante per Genova, Imperia e La Spezia, mentre si è ridotta per Savona.

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Stesso attore, molteplici ruoli: l’avvocato Segalerba nel mirino per la variante dell’ex Colonia Fara

Il presidente del Consiglio Comunale di Chiavari Antonio Segalerba opera dentro i vincoli istituzionali previsti dallo statuto oppure deroga al suo ruolo di garanzia e di arbitro abbracciando, spesso e volentieri, argomenti che competono al sindaco e agli assessori?
La domanda in città ricorre sempre più spesso. A porla ufficialmente, dando voce a moltissimi cittadini assai perplessi dalle ultime vicende di Palazzo Bianco, sono stati i consiglieri comunali di Noi di Chiavari Roberto Levaggi, Daniela Colombo e Silvia Garibaldi. Gli ultimi dubbi in merito, che sono sfociati negli attacchi più forti da 14 mesi a questa parte, riguardano il progetto di riqualificazione dell’ex Colonia Fara.

Il luogo è Preli, la zona di maggior pregio della città, dove si sono consumati i destini delle ultime amministrazioni. Il tema: il recupero dello storico edificio, venduto dal Comune di Chiavari, ai tempi della giunta Levaggi, a un gruppo di privati per 6,7 milioni di euro, dopo una serie di aste precedenti andate deserte.
Un’operazione ai tempi contestata dai consiglieri Giovanni Giardini e Giorgio Canepa, oggi in maggioranza, ma che – a conti fatti – fu appropriata perché consentì alle casse del Comune di respirare, privandosi di un costo e di una struttura che, pur con il suo valore monumentale (è infatti vincolata dalla Soprintendenza), era diventata dormitorio per senza tetto e ricettacolo per la criminalità.

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Ritardi, silenzi, occasioni perse, allarmi inascoltati: Ponte Morandi, cronaca di un crollo annunciato

Premessa doverosa: non è il momento delle polemiche. E non lo dev’essere, almeno per un bel po’. Ma dopo l’immane tragedia del crollo del Ponte Morandi, è naturale mettersi a rispolverare gli annali.
Così si riscopre una storia d’inizio anni Novanta. Che comincia a Roma: premier Giulio Andreotti, ministro per le Infrastrutture Giovanni Prandini. Il governo stanzia consistenti finanziamenti per Genova: ci sono in ballo le Colombiane del 1992 e anche il raddoppio del Ponte Morandi, per alleggerire la viabilità su una struttura evidentemente molto ‘stressata’ già ai tempi.
Costruito dall’ingegner Morandi secondo precise previsioni e aspettative di traffico negli anni Sessanta, tre decenni dopo il ponte si ritrovò con transiti quasi quintuplicati. Da lì, la necessità di pensare, progettare e realizzare un’alternativa.
Il disegno venne fatto, e pure tutti gli studi preliminari. Il raddoppio del Ponte Morandi era possibile: “Non si trattava di una vera e propria Gronda, come quella che vorrebbero realizzare ora – ricorda un ex consigliere regionale di quel periodo – ma di un viadotto che comunque sarebbe stato molto utile per collegare la zona del centro città al ponente. Il ‘secondo ponte’ doveva essere costruito esattamente settecento metri più a nord rispetto a quello attuale e, una volta raggiunto il crinale, sarebbe stata costruita una galleria. Il raccordo tra vecchia e nuova viabilità era previsto nella zona di Pra’.
Sarebbe stata un’opera importante, necessaria e, col senno di poi, assolutamente imprescindibile. Forse in questo modo il Ponte Morandi sarebbe stato ristrutturato anche potendolo chiudere, e non sarebbe crollato”.
Ma quale intoppo avvenne? Che cosa ci fu a bloccare la costruzione del secondo viadotto?

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Tari: 2018 stabile, ma in otto anni è aumentata del 23%. Ecco la situazione tra Golfo Paradiso e Tigullio

Nel precedente articolo abbiamo approfondito i risultati delle raccolte differenziate nei comuni del Golfo Paradiso e del Tigullio; ora vediamo con quali costi e quindi con quali tariffe per i cittadini si sono ottenuti quei risultati.
Prima di entrare nel vivo della questione va detto però che la storia della gabella dei rifiuti parte da lontano nel tempo: da quando l’uomo ha cominciato a costruire insediamenti fissi in seguito allo sviluppo dell’allevamento e dell’agricoltura nel Neolitico (circa 10.000 anni fa), ha dovuto affrontare il problema degli scarti che, se dapprima non rappresentavano un grosso problema, col passare dei secoli e del progressivo crescere delle città sono diventati pressanti sotto molti aspetti.
E’ attorno all’anno 1000 che nell’Italia settentrionale e in Europa cominciarono ad arrivare i primi provvedimenti cittadini volti a migliorare le condizioni igieniche nelle città. Ordinanze curiose, come quella che autorizzava il lancio di orinali, preannunciato da grida, a determinate ore della notte o che obbligavano a tenere puliti luoghi cruciali, come mercati, chiese, canali e pozzi o che consentivano la libera circolazione di maiali nelle vie in grado di divorare ogni tipo di rifiuto, ma anche di depositarne un altro!
Una vera svolta si ebbe con la rivoluzione industriale del XIX secolo, quando città come Londra e Parigi si dotarono per prime di sistemi fognari cittadini permettendo una sanificazione complessiva dei centri urbani ed un innalzamento dell’attenzione anche alla gestione dei rifiuti con l’emissione di appositi regolamenti.

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L’insostenibile leggerezza di Facebook: e anche un avvocato e aspirante sindaco di Santa finisce querelato

Questa storia riguarda Facebook. Nel suo lato più terribile e inquietante. Il calderone ricolmo di odio, superficialità, malaccortezza, ignoranza, cattiveria, invidia, dabbenaggine che ogni giorno viene acceso e la cui fiamma viene costantemente alimentata dai tanti, troppi leoni da tastiera.
Ci possono essere tutti gli ingredienti sunnominati, dentro un post e i suoi relativi commenti. Ma spesso ne basta anche un solo per rendere il tutto indigesto e scatenare un polverone che da social diventa politico in men che non si dica.
Succede quando i protagonisti sono – in rigoroso ordine d’apparizione – il consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Genova Alberto Campanella (che vive a Santa Margherita Ligure, dove è molto conosciuto) e l’ex presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini. Una che sui social non ha mai avuto, diciamo così, un trattamento troppo di riguardo, figuriamoci di rispetto. Parola che, di questi tempi, appare definitivamente morta e sepolta.
Tutto inizia come uno scherzo, e di per sé farebbe anche abbastanza ridere. Campanella, per polemizzare sul fatto che le riprese del serial ‘Murder Mystery’ a Santa Margherita sono sì girate nel Tigullio nella realtà, ma nella finzione cinematografica il prodotto di Netflix risulterà collocato a Cartagena, realizza un video dove mostra una serie di cartelloni, a riassumere la frase: “Cara Jennifer Aniston, qualcuno te lo dovrà pure dire: non sei a Cartagena, ma nella bellissima Santa Margherita Ligure”.

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Rifiuti e raccolta differenziata: Tigullio e Golfo Paradiso alla grande prova

Tutti produciamo rifiuti e vorremmo disfarcene al più presto, specialmente in estate, ma non è così semplice! Ci viene richiesto un impegno sempre maggiore dalle istituzioni, Comunità Europea in testa, per gestire scarti di tutti i tipi che accompagnano i prodotti che giornalmente acquistiamo. In Liguria la produzione complessiva dei rifiuti urbani, cioè quelli prodotti dalle famiglie e quelli assimilati ai rifiuti urbani prodotti dalle imprese, si attesta nel 2017 sulle 824.500 tonnellate, di cui più della metà prodotte dalla sola Provincia di Genova e il resto prodotto dalle altre tre Provincie liguri sostanzialmente in parti uguali.
Per avere una percezione più concreta delle quantità di rifiuti generati ogni anno, è utile valutare un altro indicatore: la produzione pro-capite; in questo caso possiamo dire che il dato medio regionale nel 2017 è pari a 529 kg/abitante, valore superiore alla media Ue (476 kg/abitante) e alla media Italia (497 kg/abitante), ma che risente anche del flusso turistico: è come se ogni cittadino in un anno avesse riempito di scarti una stanza di due metri di lato!
Ma cosa ci sarebbe dentro quella stanza?

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