Attualità

Attualità, In primo piano

Rifiuti e raccolta differenziata: Tigullio e Golfo Paradiso alla grande prova

Tutti produciamo rifiuti e vorremmo disfarcene al più presto, specialmente in estate, ma non è così semplice! Ci viene richiesto un impegno sempre maggiore dalle istituzioni, Comunità Europea in testa, per gestire scarti di tutti i tipi che accompagnano i prodotti che giornalmente acquistiamo. In Liguria la produzione complessiva dei rifiuti urbani, cioè quelli prodotti dalle famiglie e quelli assimilati ai rifiuti urbani prodotti dalle imprese, si attesta nel 2017 sulle 824.500 tonnellate, di cui più della metà prodotte dalla sola Provincia di Genova e il resto prodotto dalle altre tre Provincie liguri sostanzialmente in parti uguali.
Per avere una percezione più concreta delle quantità di rifiuti generati ogni anno, è utile valutare un altro indicatore: la produzione pro-capite; in questo caso possiamo dire che il dato medio regionale nel 2017 è pari a 529 kg/abitante, valore superiore alla media Ue (476 kg/abitante) e alla media Italia (497 kg/abitante), ma che risente anche del flusso turistico: è come se ogni cittadino in un anno avesse riempito di scarti una stanza di due metri di lato!
Ma cosa ci sarebbe dentro quella stanza?

Attualità, editoriale

La goffaggine del legislatore e il cavallo che non beve: effetto boomerang del decreto dignità

Combattere la precarietà è giusto, ma il lavoro non si crea per legge.
Crescita, successo competitivo, fiducia, investimenti e quindi impresa sono gli unici strumenti capaci, nelle moderne economie di mercato, di generare occupazione e di consolidarla nel tempo.
Le imprese industriali italiane, troppo spesso negli ultimi tempi, hanno sofferto di dimensioni ridotte rispetto ai competitors stranieri, se non addirittura di nanismo.
A cosa si deve questo fenomeno? Scarsità di capitali, vincoli burocratici, rigidità sindacali e del mercato del lavoro hanno spesso spinto le imprese italiane ad autolimitarsi nella crescita sia in termini di investimenti che di occupati.
Le più capitalizzate in molti settori hanno privilegiato gli investimenti in automazione per superare le rigidità sindacali e della forza lavoro e dell’altissimo costo di quest’ultima (purtroppo associato, a causa della pesantezza degli oneri fiscali e contributivi, ad un salario molto basso, se confrontato con quello dei lavoratori di altri paesi europei).
Le aziende meno forti, terrorizzate dalla prospettiva di irrigidire troppo la struttura dei costi e di non potersi ridimensionare nei momenti di crisi, hanno privilegiato forme di lavoro part- time, contratti a tempo determinato e altre forme di lavoro precario.

1 26 27 28 29 30 37