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Parco di Portofino, storia di un’occasione (per ora) persa. Ma così la Liguria rischia di sprecare tutto

Doveva essere una grande occasione per tutto il territorio. Un premio alla sua bellezza, alla sua fama in giro per il mondo, al suo indubbio prestigio.
Doveva e ancora dovrebbe.

Eppure, l’istituzione del Parco Nazionale di Portofino, ovvero la sua promozione da ambito regionale ad ambito italiano, con tanto di maggiori fondi da parte dello Stato, sta diventando, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, terreno di scontro politico, di pareri contrapposti, di lotta tra interessi differenti, di inconciliabilità tra lobby.
In poche parole: di pessime figure. Di fronte alla popolazione e di fronte al Ministero.

Un percorso virtuoso, iniziato sotto il precedente Governo, che avrebbe dovuto portare a una medaglia d’oro, peraltro meritata, sta diventando più accidentato del previsto. ‘Piazza Levante’ ha toccato spesso l’argomento e ci ritorna in questi giorni in cui è nuovamente caldo.
Motivo dell’aumento di temperatura, l’incontro previsto proprio per oggi a Roma tra Regione, Comuni e Ministero per proseguire l’iter di ‘nazionalizzazione’ del parco. Motivo del contendere, come detto più volte, sono i confini. Da una parte c’è il Ministero che, attraverso Ispra, ovvero l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, vorrebbe notevolmente allargare il perimetro dell’area. Dall’altra, Regione e Comuni di Santa Margherita, Portofino e Camogli che, pur nella diversità di vedute, preferirebbero mantenere le delimitazioni attuali.

La differenza non è irrisoria, anzi. Perché l’area odierna è di circa mille ettari, quindi in pratica il solo Monte di Portofino. Roma vorrebbe portarla a quindicimila, ovvero quindici volte tanto, inserendo un ampio spettro di costa che va da Bogliasco e Pieve Ligure e, attraverso Golfo Paradiso e Golfo del Tigullio, arriva sino a Sestri Levante. In mezzo, ci sono soluzioni ‘mediane’ sugli ottomila ettari circa, come quella proposta da Massimo Maugeri di Legambiente Tigullio.
La questione è complessa e non riguarda solamente il fatto di tirar delle righe sulla cartina. Perché parco nazionale, fatti salvi gli insediamenti urbani, significa una cosa molto chiara: che quel determinato territorio al suo interno esula dalle competenze di Regione e Comuni e finisce direttamente sotto la giurisdizione dell’ente parco. Un po’ come accade con il Parco Nazionale delle Cinque Terre. Ecco il perché di una prima resistenza degli enti locali sui confini.
La seconda, secondo i numerosi rumors, sarebbe da ricondurre a interessi privati: la lobby dei cacciatori, i costruttori, gli speculatori, chiunque insomma abbia un vantaggio se un territorio rimane in mano alla politica, agli amministratori di turno e soprattutto ‘contaminabile’.

Attualità, In primo piano

Linguistico a Chiavari: arriva il ‘soccorso bianco’ della Diocesi. Ma tutti ne escono sconfitti

E alla fine arrivò il ‘soccorso bianco’, a risolvere l’intricatissima matassa del liceo linguistico a Chiavari. Un argomento che ha tenuto banco per oltre due mesi, e passato ben presto dallo sfondo didattico e tecnico a quello più politico, con vivaci scambi d’accuse tra Città Metropolitana e Regione Liguria, tra maggioranze e opposizioni in consiglio regionale, tra i comuni vicini di Chiavari e Rapallo, con comportamenti, specie da parte di quest’ultima città, non sempre all’insegna del fair play.

Fatto sta che, mentre il clima non si placava per nulla, il Partito Democratico attaccava Palazzo Bianco, l’ex sindaco Roberto Levaggi pure, la Città Metropolitana finiva nel mirino dell’assessore comunale Fiammetta Maggio e, a sua volta, l’ex Provincia scaricava la colpa sulla Regione, che la rispediva prontamente al mittente (in un giro talmente vorticoso da non capirci più nulla), per fortuna qualcuno ha preso la situazione in mano e offerto una soluzione concreta.
Nei dinieghi più o meno motivati di tutti gli altri istituti chiavaresi a ospitare due classi del ‘Da Vigo’ di Rapallo (che, come noto, attiverà a Chiavari la succursale del Liceo Linguistico, come da scelta della Regione), ad aprire le proprie porte, anzi i propri spazi, anche su interessamento dell’assessore regionale all’Istruzione Ilaria Cavo, sarà il Seminario Vescovile di piazza Nostra Signora dell’Orto.

Attualità, editoriale

“In tempo de guera… ciù musse che tera” (3): ‘L’anno bellissimo e la ripresa incredibile’ del premier Conte

Mentre da ogni parte arrivano segnali e cifre estremamente negativi sul futuro economico dell’Italia, il governo risponde con un atteggiamento surreale. “Il 2019 sarà un anno bellissimo, ci sono le premesse, abbiamo un programma di ripresa incredibile”, ha detto qualche giorno fa il premier Conte ad un’assemblea di cooperatori assai perplessi e preoccupati. 

Da cosa derivi tanto ottimismo è difficile capire. 

Dopo quattordici trimestri consecutivi di crescita, l’Italia ha infatti collezionato due trimestri consecutivi di decrescita, entrando ufficialmente in recessione tecnica. Il nostro Paese è l’unico dell’Eurozona ad essere in questa situazione, è l’unico Paese OCSE ad aver registrato un calo dell’occupazione nel terzo trimestre del 2018 e i dati Istat ci ricordano che da quando c’è il governo del cambiamento in Italia ci sono 76.000 occupati in meno, 123.000 occupati a tempo indeterminato in meno e 84.000 precari in più. 

Ma di fronte a tutto ciò il vice premier Di Maio ha sostenuto che tale negativa situazione sia il risultato di quanto è stato fatto dai governi precedenti. 

In particolare Di Maio, dimostrando ancora una volta la sua grave ignoranza sui fondamentali dell’economia, ha sostenuto che la principale colpa dei governi Renzi e Gentiloni sia stata quella di favorire le industrie esportatrici deprimendo così la domanda interna (sic!).

L’altro vice premier Salvini dinanzi ai numeri Istat che certificano l’ingresso dell’Italia in recessione dice che a lui “i numeri dell’Istat non interessano”, ma che invece segue con molta maggiore attenzione le sottoscrizioni dei BOT (che effettivamente all’ultima asta sono andati meglio di quelli di dicembre).

La Trimurti governativa (Conte, Di Maio, Salvini) dinanzi alla caduta del PIL, al crollo della fiducia, al crollo della produzione industriale, al crollo del fatturato dei servizi, al crollo della capitalizzazione di Borsa, al crollo della domanda interna, all’aumento del rendimento dei titoli di stato, fa finta di di niente, nega la realtà e spara cazzate. 
In particolare, non ammette che tutto ciò è avvenuto da quando si è insediato il governo del cambiamento populista, ed imputa la difficile situazione dell’economia italiana a un complotto delle élite europee magari in combutta con la Trilateral, i Savi di Sion, i parenti di Renzi e i cugini di Juncker. 

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