Attualità

Approfondimento, Attualità

Avvocato, stia sereno: basta rispondere alle domande

(r.p.l.) Qualche giorno fa, facendo un’apparizione fugace in una conferenza stampa indetta dal Sindaco sulla ‘rivoluzione dei parcheggi’ a Chiavari, il Presidente del Consiglio comunale avvocato Antonio Segalerba è deliberatamente uscito dal tema, ed ha apostrofato con fastidio la nostra redattrice Marisa Spina, associando la testata di ‘Piazza Levante‘ all’ex Sindaco Roberto Levaggi e…

Attualità, In primo piano

Parcheggi a Marina Chiavari: storia di una ‘rivoluzione’ mancata

La montagna ha partorito il topolino. La ‘rivoluzione’ dei parcheggi a Chiavari, com’è stata presentata dall’attuale amministrazione e da alcuni media, è completamente monca. Il sindaco Marco Di Capua parla con convinzione di “promesse elettorali mantenute” ma, a tutti gli effetti, l’affermazione non è veritiera. Non lo è nella forma, men che meno nella sostanza.
I chiavaresi, che pure avevano riposto enorme fiducia nelle parole degli attuali componenti della giunta, si sono dovuti ricredere.

Nel passaggio da Acpoa a Marina Chiavari della sosta a pagamento, un percorso accidentato e costellato da numerose polemiche ed errori da parte di Palazzo Bianco, è stato regolamentato in via definitiva il frazionamento della sosta (che già esisteva in precedenza), pur con brutte sorprese che spiegheremo più avanti, ma non vi è traccia alcuna della seconda e della terza parte dell’impegno preso da Di Capua con i cittadini: i parcheggi riservati ai portatori di handicap e, soprattutto, le agevolazioni per i residenti, quali abbonamenti o tariffe in convenzione.

Era quest’ultimo il provvedimento più atteso dai chiavaresi, mentre il frazionamento era stato caldeggiato a gran voce dai commercianti. Ma tra programma elettorale di Avanti Chiavari e reale applicazione, evidentemente, non c’è coincidenza.
Il sindaco Di Capua, nel sorprendente silenzio sull’argomento da parte del quotidiano locale, che ha ‘dimenticato’ di scrivere la notizia delle mancate agevolazioni, si è giustificato così sulla pagina Facebook di Avanti Chiavari. Come dire: persino l’informazione interna dell’house organ dell’amministrazione è stata più neutra rispetto a quella che dovrebbe garantire e tutelare tutta la cittadinanza.

Attualità, editoriale

Vivere su un’isola. A Genova succede anche questo

Da un mese viviamo su un’isola, noi cittadini del Ponente. Solo che qui non ci sono palme tropicali, nessuno ti sventola aria fresca, nessuno ti serve Piña Colada.
Non ci sono barriere coralline.
Perché siamo isolati, e non isolani.
E le uniche barriere che vediamo sono le lamiere delle automobili che abbiamo di fronte, di lato, di dietro.
Da ogni parte.

Chiamatelo destino cinico e baro, chiamatela sfiga che ci vede benissimo, chiamatela come vi pare: ma quali quartieri e delegazioni stanno pagando il prezzo più alto, dopo l’immane sciagura del Ponte Morandi?
La risposta è ovvia e banale, nella sua profonda tristezza: semplice, le zone che il conto lo saldano da sempre. Sampierdarena, Cornigliano, Sestri Ponente, la Valpolcevera. Se non abiti da questa parte, neppure lo puoi capire, che cosa stanno passando questi genovesi.
Sino al punto che quasi non sono più genovesi, ma un’altra cosa, un’altra realtà, un altro spazio e un altro tempo.

Una volta, quando i nostri vecchi si dirigevano in centro dicevano: ‘Vado a Genova’. E questa identità è rimasta sempre forte e radicata, nelle delegazioni del Ponente. Spesso, si faceva di tutto per non andare, all’insegna del motto “a Sestri ghe de tuttu cumme a Zena”.
Oggi, quando si deve andare al lavoro o a far qualche commissione, ci si prepara con lo stesso spirito pionieristico.
Come attraversare lo stretto di Messina.
Come passare da una terra all’altra, con un vuoto nel mezzo.

Il paragone non è casuale. Che sempre di ponti – o meglio di assenza di ponti – si parla. E nessuno vorrebbe che il futuro viadotto sul Polcevera diventasse una barzelletta come l’unione tra Calabria e Sicilia. Perché i presupposti, purtroppo, ci sono tutti.
Le lungaggini sono dietro l’angolo, la burocrazia pronta a sparigliare le carte e complicare il tutto. Come sempre in questo dannato paese.
Ci chiedono pazienza, i nostri amministratori. La chiedono ai parenti delle vittime che aspetteranno per anni un perché, un nome e un cognome; la chiedono alle centinaia di sfollati, che altro non sperano se non rientrare nelle proprie case, per l’ultima volta, a riprendersi le cose di una vita, i sacrifici, i ricordi più cari; la chiedono ai cittadini del Ponente e della Valpolcevera, ai quali da decenni si promettono grandi progetti, a compensare le servitù che sopportano da tempo immemore.
Pazienza. Chiedono pazienza.

E intanto la politica inscena il suo teatrino. Con pazienza dobbiamo assistere agli insopportabili litigi su chi deve ricostruire il ponte, come, dove, quando e perché.

Attualità, In primo piano

Dal rifiuto al nuovo: ecco come funziona il processo di riciclo della spazzatura

Una volta che i rifiuti differenziati entrano negli impianti dedicati e da essi esce un materiale riutilizzabile, sotto che forma ritornano nelle nostre case? Non sempre è così semplice ricostruire la genesi di un prodotto qualsiasi, figuriamoci di uno fatto di materiale riciclato! In questa seconda parte proviamo a fare chiarezza su un aspetto poco noto ai non addetti ai lavori… e non solo!
La strategia adottata dall’Unione Europea e recepita in Italia con il DL Ronchi del ’97 affronta la questione dei rifiuti delineando priorità di azioni all’interno di una logica di gestione integrata del problema. Il primo livello di attenzione è rivolto alla necessità di ridurre la formazione dei rifiuti e di ridurne la pericolosità. Il passaggio successivo riguarda l’esigenza di riutilizzare i prodotti (es. bottiglie, con il vuoto a rendere) e, se non è possibile il riuso, riciclare i materiali (es. riciclaggio della carta, del vetro, della plastica, dell’organico, ecc.).
Per quanto riguarda invece il materiale che non è stato possibile riutilizzare e poi riciclare (il rifiuto indifferenziato ad esempio) e il sottovaglio (ovvero la frazione in piccoli pezzi indistinguibili e quindi non riciclabili di rifiuti, che rappresenta circa il 15% del totale), si pongono le due soluzioni del recupero energetico tramite sistemi a freddo, come la bio-ossidazione (aerobica o anaerobica), o a caldo come la gassificazione, la pirolisi e l’incenerimento oppure l’avvio allo smaltimento in discarica.

Attualità, editoriale

Il Torriglia e l’ampliamento: dubbi e questioni aperte

Il tema del Ricovero Torriglia, della sua sostenibilità economico-finanziaria, della gestione del suo patrimonio immobiliare, della ventilata ipotesi di un suo ampliamento costituirà certamente una delle grandi questioni cittadine dei prossimi mesi.
E’ utile ricordare che la Fondazione Torriglia, l’ente che gestisce il ricovero e che è proprietario dell’importante patrimonio, è una fondazione di diritto privato ma con caratteristiche molto ‘pubbliche’.
Infatti non solo è controllata dalla Regione, ma dei sette membri del suo Consiglio di Amministrazione, cinque vengono nominati dal Comune di Chiavari e due dalla Società Economica; il presidente viene eletto in seno al Consiglio di Amministrazione previo gradimento del Sindaco di Chiavari.

Nella storia e nella tradizione cittadine, i chiavaresi sentono il Ricovero come una cosa loro, e le personalità che si sono succedute negli ultimi 50 anni alla presidenza dell’Ente, da Leo Canepa a Giorgio Croce, da Angelo Scannavino a Gabriella Bersellini, fino al Presidente attuale Arnaldo Monteverde, sono sempre stati espressione della società civile chiavarese. I chiavaresi sono molto attaccati alla funzione sociale del Ricovero a beneficio degli anziani della città e quindi sono estremamente sensibili alle vicende dell’Ente e al suo futuro.
In particolare l’economicità della gestione e una buona gestione del patrimonio immobiliare sono percepiti dalla cittadinanza e dall’opinione pubblica come elementi essenziali al fine di garantire, nel presente e nel futuro, lo svolgimento dell’importante funzione sociale del Torriglia.

Purtroppo con riferimento a entrambi gli elementi (gestione economica e patrimonio immobiliare), l’Ente vive momenti difficili.
Da un lato la gestione economica presenta da anni un deficit annuale che si è attestato attorno ai 200.000 euro, divenendo strutturale e obbligando l’Ente a vendere pezzi di patrimonio per coprire il deficit.
Dall’altro, rispetto agli intendimenti del Fondatore, il marchese Pietro Torriglia, il quale riteneva di poter assicurare la copertura dei costi di assistenza del ricovero con i proventi e le rendite del patrimonio immobiliare lasciato in donazione, la situazione nel tempo è profondamente mutata. Infatti le rendite del patrimonio, una volta dedotte le imposte e gli ingenti oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria, in pratica si azzerano, e l’Ente non sa come fare per coprire l’ingente deficit annuale di gestione sopra descritto.

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