Chiavari, quasi duecento osservazioni contro il progetto di via Trieste
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Chiavari, quasi duecento osservazioni contro il progetto di via Trieste

(r.p.l.) Un mare di osservazioni. E di contestazioni, in alcuni casi molto agguerrite e motivate. Nel numero scorso, ‘Piazza Levante’ ha descritto la situazione di via Trieste a Chiavari, con parecchi residenti sul piede di guerra per via del progetto di riqualificazione dell’area ex Italgas.

Il Puc del 2015 dell’amministrazione Levaggi prevedeva per questa zona aree verdi e un parcheggio a servizio della via e di tutte le altre strade limitrofe. Ma né l’amministrazione precedente né quella del sindaco Marco Di Capua hanno mai condotto a termine l’iter di questo Piano Urbanistico, che era molto tutelante rispetto all’ambiente. Ragion per cui, in via Trieste, sono scadute le clausole di salvaguardia previste.

Fuori dai tecnicismi, in pratica è tornato d’attualità – e perfettamente autorizzato – il progetto di riqualificazione previsto dal vecchio Piano Regolatore del 2002 (siamo in piena era Agostino), ovvero la costruzione di una serie di palazzi di edilizia abitativa e privata, al posto dei vecchi capannoni ormai in disuso. Niente più area verde, niente più parcheggi. Solo una bella, nuova, ennesima e (probabilmente) inutile colata di cemento.

Il nostro settimanale lo ha denunciato nei giorni scorsi. Nel frattempo, si è continuato a seguire l’argomento. Oggi non sono i giornalisti a criticare questo scempio, bensì molti cittadini chiavaresi. In molti casi, gli stessi che, nel 2017, si convinsero a votare l’attuale sindaco perché si prese l’impegno di sventare la costruzione del depuratore di vallata al Lido. Di Capua è entrato con la fascia tricolore a Palazzo Bianco, ma poi il Puc che tutelava questa zona è stato fatto scadere e ora il rischio di un cantiere in stile Preli è tremendamente concreto.

I residenti di via Trieste si sono giocati l’ultima, disperata, carta: inondare di carta, per l’appunto, gli uffici comunali che si occupano di Urbanistica. Sono quasi duecento quelli che hanno presentato osservazioni al Piano Urbanistico Comunale riapprontato dalla giunta Di Capua nei mesi scorsi. Quasi duecento soltanto per via Trieste, poi ci sono molte altre osservazioni su ColmataMaxena, Preli, Torriglia, corso Lima. Ma in numero nettamente minore. Il che lascia intendere che il vero caso scottante è proprio questo: l’area ex Italgas e la sua riqualificazione in base al progetto dello studio di architettura Giugiaro, che prevede la costruzione di nuovi palazzi.

I cittadini, menzionando lo scritto presentato al Comune lo scorso febbraio (i documenti non sono pubblici, in quanto ancora sotto esame, ma a voce vengono esternati più o meno gli stessi concetti), affermano: “Abbiamo chiesto a fine anno di poter visionare gli atti amministrativi sul Puc 2018, ma non abbiamo mai ricevuto risposta dagli uffici preposti del Comune di Chiavari. Lo abbiamo fatto perché siamo venuti a sapere, attraverso la stampa, che l’attuale amministrazione ha apportato dei cambiamenti rispetto al Puc del 2015, a proposito dell’area ex Italgas di via Trieste. Ricordiamo che il Puc della precedente amministrazione prevedeva per questa zona un’area di parcheggio con la metà di essa riservata a uso pubblico a rotazione. Non vi era nessuna previsione di costruire nuovi edifici a uso residenziale”.

Per questo, appena hanno sentito parlare di palazzi, questi chiavaresi hanno rizzato le antenne: “Aggiungiamo che il piano di bacino classifica questa zona come a rischio giallo. Il che significa: sono ammessi interventi di manutenzione ordinaria e di ristrutturazione edilizia, si possono realizzare aree verdi e alberate, ma nessuna nuova costruzione è consentita. Siccome questa area è interessata da criticità idrogeologiche, non dovrebbe nascere nessun nuovo insediamento. Con l’aumento di volumi residenziali, sarebbe maggiore anche il traffico e sarebbe sempre più difficile trovare parcheggio. Noi riteniamo che il progetto di una nuova costruzione sia palesemente in contrasto non solo con le regole, ma anche con il buon senso”.

Il documento qui sommariamente descritto è stato presentato a Palazzo Bianco, in via ufficiale, con quasi duecento firme. Gli uffici hanno protocollato e stanno prendendo in esame la pratica. Poi, verrà dato un parere tecnico.

Ma dalle parti di via Trieste non ci si fa illusioni: “Sembra già tutto deciso – prevede un gruppo di residenti – Noi ci abbiamo provato, ma temiamo che non servirà a nulla e che, alla fine, il Comune rigetterà le nostre istanze. Un po’ come successo con Preli, ci troveremo qui le gru a costruire. E non avremo potuto farci nulla”.

Chi si prenderà la responsabilità di questa nuova colata di cemento? Possibile che non si potesse fermare in alcun modo? C’era proprio bisogno di nuovi palazzi, in un momento in cui il mercato immobiliare è ai minimi storici? Di certo, questi cittadini sono passati dalla prospettiva di trovarsi un’area verde e parcheggi sotto casa a quella, nettamente opposta, di trovarsi altri palazzi e di dover ‘lottare’ ancor di più per il posteggio.

Cui prodest? Sarebbe interessante capirlo. E poi, ammesso che tutto sia a posto dal punto di vista tecnico, come mai la politica non ha voluto cambiare in tempo le regole? Mente i cittadini preparavano le loro osservazioni, a Palazzo Bianco veniva depositato pure il progetto di riqualificazione dell’ex Italgas. Quello che nessuno sembra aver la forza, o il coraggio, o la possibilità, o la volontà di fermare.

9 Maggio 2019