Blue Sea Basket, da quattro anni sulla cresta dell’onda
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Blue Sea Basket, da quattro anni sulla cresta dell’onda

Il mare blu è quello che i ragazzi della Blue Sea Basket scorgono per un attimo prima di entrare nella palestra di Parco Lavagna. Vorrebbe navigare in mari altrettanto colorati e placidi la società di pallacanestro che è diventata in breve tempo una dei capisaldi dello sport lavagnese. Sebbene sia in ballo solo da un quadriennio, ha riportato un po’ di fermento nel panorama del basket levantino oscillante da un lungo periodo tra il depresso e timidi tentativi di riscatto.

Il Blue Sea Basket ha il merito di essere partito con le idee chiare 4 anni fa, di voler costruire qualcosa partendo dal gradino più basso e crescendo con costanza sia pure senza fretta. Uno dei punti fermi del progetto Blue Sea è senza ombra di dubbio Eliana Carbonell, giocatrice che ha vissuto da protagonista un periodo felicissimo del basket femminile nel Tigullio e che ha saputo far coesistere accanto alla carriera agonistica quella di insegnante e allenatrice.
Ha preso una leva particolarmente promettente, quella dell’anno 2002, quattro anni fa, e di campionato in campionato l’ha portata in questa stagione a cimentarsi nella serie D.

Dei sedicenni in un torneo per ‘grandi’, adulti scafati, spesso reduci da categorie superiori. Un azzardo? “Un po’ sì –  ammette coach Eliana – Lo sapevamo e avevamo messo in preventivo una stagione da percorrere in salita. Inesperienza e gap fisico sono penalizzazioni severe. Infatti siamo ultimi, tuttavia non disperiamo: il bagaglio di esperienza che stiamo accumulando è notevole. Con gli stessi giocatori disputiamo il campionato Under 18 Gold e siamo secondi. Non è un caso”.

La banda di ragazzini che Eliana Carbonell ha accolto, sgrezzato e fatto crescere sempre sotto le insegne della Blue Sea è il nucleo del progetto societario: “Un’idea che si sta rivelando vincente. Debbo dire che quattro anni fa fu proprio questa capacità dei dirigenti di vedere oltre l’immediato, di pensare in grande a convincermi. Forse avrei potuto seguire altre strade, ma non avrei avuto lo stesso sostegno e la stessa libertà che ho qui. Abbiamo fatto tutti dei sacrifici, a breve penso che saranno ripagati”.
Perché i ragazzi potessero confrontarsi con avversarie impegnative, la società sino a due anni fa iscriveva la loro squadra alle categorie giovanili piemontesi. “Uno sforzo logistico e finanziario quasi insensato, però ne è valsa la pena. L’Under 15-16 in Piemonte è a un livello superiore a quello ligure, il nostro team ha sopportato trasferte lunghe e disagi vari, ma ha continuato a migliorare. Poi la Fib ha cambiato le regole e non abbiamo più potuto prendere parte a tornei fuori regione…”
Solo uno dei bastoni gettati tra le ruote del Blue Sea Basket. “A Lavagna, per colpa anche della situazione politico-amministrativa, eravamo tenuti ai margini degli impianti sportivi. Abbiamo dovuto ricorrere al Tar (e vincere facilmente) perché ci venisse dato un po’ di spazio al Parco Lavagna. Oggi possiamo averlo a nostra disposizione per un’ora e mezza alla settimana. Meglio di niente. Per il resto ci arrangiamo con l’utilizzo della Scafa e ci appoggiamo molto sul Centro Acquarone di Chiavari”.

Il che vuole dire costi di gestione che aumentano a dismisura… “Viviamo sulle iscrizioni. Per fortuna il numero dei tesserati è in continua crescita: siamo sui 130-150 ragazzi e ragazzini, non mettendo nel conto le nostre ragazze che prestiamo ai team della zona”. Anche nella soluzione di questo problema si capisce quanto Carbonell sia pragmatica ed efficace: “Certamente avrei preferito tenerle con noi, ma erano poche e le avremmo fatte lavorare senza che potessero avere uno sbocco agonistico serio. Il basket femminile nel Tigullio è ancora più in crisi di quello maschile, quindi ho ritenuto che la difesa miope del proprio orticello avrebbe fatto il male nostro e soprattutto delle nostre atlete. Ho chiesto e ottenuto intelligente collaborazione da diversi club, oggi giocano con la maglia del Casarza”.

Un’altra innovazione che ha avuto successo. Un coach che è giovane non solo all’anagrafe. Ha idee nuove e non ha paura di applicarle. Guida i maschi con fermezza e allo stesso tempo mettendoci un tocco di sensibilità squisitamente femminile. “Se mi domandate perché ho scelto di guidare squadre maschili, vi dico che non ho una risposta precisa. È accaduto, casualità più che opzione. Mi è capitato di allenare delle squadre femminili. Ci sono differenze, nel gioco, nella tattica, e nella psicologia. Penso che con i maschi le dinamiche siano più lineari e al tirare delle somme sia più semplice dirigerli”.
Giudizi, che ci tiene a ribadirlo, vanno presi “cum grano salis”.
Coach Carbonell detesta semplificare, meno che mai generalizzare. “In due decenni di palla a spicchi, da giocatrice e da allenatrice, ho imparato molto da ogni squadra dove sono stata perché c’erano situazioni particolari in casi particolari”. La Blue Sea Basket prova a cambiare prospettiva, a portare un soffio vitale in un movimento che da troppo tempo è stagnante, non solo nel Levante.
Nel sovvertire l’ordine costituito un coach giovane e con idee è un toccasana. Per questo anche chi non tifa Blue Sea dovrebbe stare dalla parte di Eliana, dalla parte di chi ha lo sguardo dritto verso il futuro.

(d.s.)

7 Febbraio 2019