Piscina Ravera e Lido: entrambi gli impianti sono finiti nel pantano, tra errori e promesse delle amministrazioni
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Piscina Ravera e Lido: entrambi gli impianti sono finiti nel pantano, tra errori e promesse delle amministrazioni

di DANILO SANGUINETI

Le piscine di Chiavari – quella che è in funzione ma che non ha mai convinto fino in fondo, quella che è in abbandono ma che era un gioiello di vasca universalmente apprezzato – sono legate a doppio filo da una triste storia ventennale fatta di occasioni clamorosamente mancate, spostamenti poco comprensibili, interventi troppo provvisori, ripartenze assai spesso solo annunciate.

All’alba del 2019 la città si ritrova con due vasche, una aperta ma bisognosa di quasi costanti e costosi rattoppi, – la Mario Ravera, ubicata in uno slargo poco largo creato artificialmente alle spalle di via Entella –  e una sprofondata nel degrado, – la Comunale del Lido, sistemata sull’estremo lembo di Levante del fronte mare cittadino. L’orizzonte appare ingombro di nuvoloni. Manca una visione globale della questione, non si intravede un progetto a largo respiro per risolvere i malanni dell’una e rimediare a 15 anni di incuria riportando alla luce l’altra.

Eppure il sentiero per uscire dal cono d’ombra c’era ed era anche percorribile con ragionevole facilità, lo conferma il racconto dettagliatissimo di ‘Anni’ Croce, dirigente storico della Chiavari Nuoto che ebbe in gestione la piscina del Lido per oltre venti anni sino all’inizio del nuovo secolo e che fu per due anni, dal 2004 al 2006, direttore della piscina Ravera, nel periodo immediatamente susseguente alla apertura al pubblico.

Il custode delle memorie acquatiche cittadine conferma che per la piscina del Lido – anzi le piscine visto che accanto alla vasca principale (50 metri di lunghezza, per dimensioni la maggiore tra Genova e Spezia, a fianco una foto storica) c’era e funzionava alla grande la vasca di servizio da 25 metri – fosse stato approntato sin dai tardi anni Ottanta un progetto per la copertura.
“Un intervento che non era più rimandabile date le esigenze di discipline oramai di massa e le nuove leggi e normative sulla sicurezza riguardanti coperture temporanee, piani anti alluvione e vie di fuga. Nel passaggio tra le amministrazioni De Petro e Repetto fu approvato il progetto redatto dall’architetto Palmonella. Prevedeva la copertura mobile con sostegni sulla tribuna levante e tetto scorrevole che andava a finire sui sostegni approntati nel lato levante tra le due vasche. Motori idraulici avrebbero permesso di agire sulla copertura mobile in poco tempo e con grande efficienza. L’intero costo del progetto, o comunque una grandissima parte sarebbero stati coperti per il 50% dal Credito Sportivo e il 50% dal Coni, nel primo caso a tasso agevolato, nel secondo a tasso zero”.

C’era infatti il favore dei massimi sistemi sportivi per un’operazione che avrebbe consentito di collocare a Chiavari e Lavagna  il centro federale della pallanuoto (oggi a Ostia), come esplicitamente promesso da presidente Fin e confermato dalle parole degli allora c.t. e vice allenatore del Settebello Ratko Rudic e Sandro Campagna.
Un enorme rimpianto per Croce: “Eravamo pronti a partire, poi le cose cambiarono con l’ingresso a Palazzo Bianco di una nuova amministrazione”. Siamo arrivati al 1996. La giunta del sindaco Vittorio Agostino decide che bisogna rifare il progetto. “Che venne affidato all’architetto Franzese. Il cambiamento più sostanziale fu quello di basare la copertura sul lato Ponente, cosa che avrebbe richiesto la cancellazione di alcune strutture del vicino stabilimento balneare. Un intervento che, a mio parere, sarebbe stato assai arduo da autorizzare perché coinvolgeva un edificio protetto dal vincolo sui beni ambientali”.

Nel frattempo arriva la legge Merli che tra le altre cose chiede che tra fiume e tetto sia pure scorrevole ci debba essere una distanza minima. Il, anzi i progetti, non vanno più bene. Ed allora altro giro di carte. “Si decide di costruire una seconda piscina nel centro storico, la piscina è affidata alla società che gestisce il vicino impianto balneare. Si apre un contenzioso con il Comune, non c’è manutenzione, in un paio di anni l’abbandono degenera nel degrado. Oggi a 15 anni dalla chiusura totale la grande vasca è da rifare ex novo. Io cerco di non passarci neppure da quella zona, per non commuovermi”.

Sembra però che sia spuntata una nuova idea: “Rimetterla a posto e affidarla a un gestore che la tenga in attività per 4 mesi all’anno. Senza copertura? Mi pare un piano partorito da chi venga dalla Luna… Intanto mi chiedo se abbiano contezza dei lavori che ci sono da fare. Il fondo in cemento perde… La vasca fu bombardata, e una certa quantità d’acqua filtra perché la copertura per quanto impermeabilizzata ha sotto un fondo non integro. Poi non c’è un sistema di ricircolo degli sversamenti, il che renderebbe assai problematico tenere a temperatura la enorme quantità di acqua dolce che andrebbe immersa nel periodo di attività. Se invece volessero riempirla di acqua di mare, beh auguri… Siamo alla foce dell’Entella che già nel 1930 Gaetano Moretti sconsigliava come sede di stabilimenti balneari al Podestà Francesco Tappani!”.

Croce può tranquillizzarsi: stando alle dichiarazioni dello stesso sindaco Di Capua siamo per il momento ancora al bando per la stesura del progetto definitivo, solo nel 2020 (previsione più ottimistica) si capirà se ci sono i fondi e soprattutto il gestore per iniziare i lavori.
I Bagni Lido e la Pro Scogli Canoa Polo potrebbero essere i soggetti coinvolti nella gestione? Resta l’azzardo di un affitto di dodici mesi da ammortizzare in quattro. Senza contare che negli 8 mesi di chiusura la vasca, protetta solo da teli, subirebbe un processo di invecchiamento inarrestabile, con i teli che andrebbero cambiati ogni anno, e con lavori di ripristino dai costi molto superiori a quelli di una ordinaria manutenzione.

Se per il Lido siamo alle belle speranze, per la piscina Ravera in Largo Pessagno è tempo di brutte certezze. Non ha ancora festeggiato il quindicesimo anno di età e sono già partiti i progetti di riqualificazione. L’architetto Luca Petrucci, l’ingegnere Alberto Sanguineti e l’architetto Gianluca Solari hanno steso una lista di interventi di entità e durata non usuali: installazione di un cogeneratore per la produzione di energia elettrica, miglioramenti impiantistici per la regolazione della temperatura dell’acqua, ennesimo intervento sull’involucro esterno. Si opererà anche sulla facciata dove è prevista l’installazione di pannelli in vetro fotovoltaico. Indispensabile anche mettere mano al controsoffitto e l’impianto di aerazione. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di euro, e questo a soli tre anni dalla spesa di 100mila euro decisa dalla amministrazione Levaggi per tamponare altre falle.

Un’operazione di verità sarebbe ammettere quanto Croce, che assistette al parto dell’opera, rivela senza giri di parole. “L’impianto sportivo (c’è sopra la vasca una palestra per la ginnastica) fu messo nel posto sbagliato. Sotto il terreno c’era una polla d’acqua che ha costretto ad aggiungere al sistema di ricircolo dell’acqua della piscina un sistema di smaltimento delle infiltrazioni. Per due volte durante gli eventi alluvionali il pavimento in legno della palestra per i nuotatori, collocata in parte sotto la vasca e la tribuna spettatori, è stato danneggiato”.
C’è di più: “La stessa ditta che costruì la travatura metallica del complesso ha messo nelle disposizioni per la manutenzione della stessa il consiglio ‘pressante’ di procedere alla ritinteggiatura delle travi ogni anno. Sapete che cosa significa ogni dodici mesi dover piazzare dei ponteggi sul bordo vasca, smontare i panelli del controsoffitto per arrivare alla copertura?”.
Intuibile così come era evidente – a chi voleva vedere – che mettere una piscina in un centro storico, in una specie di ‘buco’ ricavato radendo al suolo tra l’altro il cinema Astor, avrebbe condannato la stessa a non poter ospitare grandi manifestazioni. Croce conclude sconsolato: “Impossibile fare arrivare i pullman vicino alla vasca, per non parlare della scomodità di spogliatoi situati a 50 metri dal piano vasca, con gli atleti (non parliamo degli utenti) che sono costretti ad attraversare in costume il lungo corridoio”.
C’è poco da stare allegri, soprattutto ora che appare certo che non si potrà accedere ai fondi regionali per pagare il restyling della Ravera. Per trovare il milione di euro bisognerà o procedere per gradi pompando altri soldi fuori dalle casse comunali o attendere un altro bando di un ente amministrativo. Verrebbe da dire che è una piscina degna del supplizio di Sisifo: più la tiri sù e più ti rotola addosso, obbligandoti a cominciare daccapo.
E’ proprio il caso di dirlo: a Chiavari entrambe le vasche sono finite in un bel pantano.

31 Gennaio 2019