Caboto, studenti ai campi di sterminio: “Abbiamo sentito i brividi”
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Caboto, studenti ai campi di sterminio: “Abbiamo sentito i brividi”

(r.p.l.) La storia non va solamente studiata sui libri, ma anche appresa dalle testimonianze, nonché vista con i propri occhi. Ed è quanto hanno potuto fare alcuni studenti dell’Istituto Caboto di Chiavari, che nei giorni scorsi hanno visitato il ghetto di Cracovia e i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, dopo aver ottenuto il primo premio nell’ambito di un concorso didattico sulla Shoah ed essere stati ricevuti al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un prestigio non solo per il Caboto stesso, ma per tutte le scuole del levante.

A portare sugli scudi l’istituto chiavarese di via G.B. Ghio, è stata la classe 3 D Grafici, giunta prima classificata alla XVIII edizione del Concorso bandito dal Ministero dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche, ‘I giovani ricordano la Shoah’.

Gli studenti, che hanno affrontato lo studio della Shoah anche grazie alla professoressa Paola Barbieri – già docente della scuola e testimone di ANED (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti) – sono stati coordinati da un team di docenti (Oriella Coriandolo, Sabrina D’IsantoDaniel Ingenito e Alessandra Iudica) e hanno realizzato un libro pop-up ‘Sul filo delle parole’, cioè un volume animato in cui ogni ragazzo ha sviluppato dei concetti presi dalle parole illuminanti, pronunciate nell’incontro genovese il 9 ottobre scorso della senatrice Liliana Segre, coniugandole con immagini tali da creare un filo diretto fra la tragedia del passato e i problemi del presente.

La motivazione per Primo Premio recita testualmente: ‘Il lavoro della classe si è concretizzato nella realizzazione di un libro interattivo che non si esaurisce nella valenza fortemente simbolica ma propone una lettura della storia fatta di immagini e parole. Attraverso l’originale elaborato, gli alunni, individuando alcuni termini chiave, propongono uno strumento che permette di scegliere tra alternative contrapposte. Emergono con forza alcune parole accuratamente scelte, che divengono simbolo di quello che l’uomo non dovrebbe mai dimenticare. Il lavoro indica che si può operare una scelta tra giustizia e ingiustizia, tra solidarietà e indifferenza, segnalando nel finale che la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno di fronte alla realtà delle cose e il coraggio per cambiarle›”.

Proprio nei giorni scorsi, un gruppo nove studenti accompagnati dalla professoressa D’Isanto sono andati a visitare i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, grazie alla collaborazione fra il Miur e l’Unione delle Comunità Ebraiche, mentre un altro gruppo è stato ricevuto al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale è stato mostrato il lavoro degli studenti. I ragazzi hanno inoltre seguito il convegno ‘Trasmettere e insegnare la Shoah è impossibile?’, che si è tenuto presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari a Roma.

“Abbiamo potuto toccare quello che abbiamo studiato sui libri”, racconta Viola, una delle studentesse della 3 D. E Mattia, suo compagno di classe, aggiunge: “Ascoltare la testimonianza di Gilberto Salmoni, sentire di queste persone che sono scappate per salvare la loro vita, ti fa sentire un brivido lungo la schiena”.

Il preside Glauco Berrettoni, che al Caboto tiene in maniera particolare e ne ama curare la comunicazione in maniera precisa e sempre puntuale, osserva: “È un grande onore e un’immensa soddisfazione, per l’Istituto Caboto, aver vinto il Primo Premio di un Concorso come questo, denso di implicazioni etiche e di memoria storica. La vittoria è segno della professionalità raggiunta, in termini creativi e procedurali, dai nostri grafici, ma non si può mancare di evidenziare la dedizione, al di fuori dell’orario di servizio e di ogni gratificazione monetaria, dei vari docenti, che si sono impegnati a fondo per coordinare l’attività di studenti che, vogliamo ricordarlo, sono solo al terzo anno. Per i nostri ragazzi non si è trattato solo di affrontare un Concorso come tanti ma, al contrario, di affrontare le problematiche epocali di una tragedia che ha segnato non solo il popolo ebraico ma l’intera Europa. Da ricordare, infine, il ruolo svolto dalla professoressa Paola Barbieri che, rispondendo all’appello morale quale testimone Aned, ha dedicato tempo e fatica per insegnare la Shoah pur essendo ormai, purtroppo, in pensione”.

Sempre nei giorni scorsi, e sempre nell’ambito della Giornata della Memoria, il Caboto ha voluto dedicare una riflessione sull’Aktion T4, cioè sul programma di eugenetica promosso dal regime nazionalsocialista.
Organizzato dal professor Andrea D’Errico e dall’Anfass di Chiavari, l’incontro ha coinvolto le classi quinte dell’Istituto, che hanno potuto venire a conoscenza della politica di ‘igiene razziale’ che prevedeva la soppressione fisica, sotto responsabilità medica, dei pazienti affetti da disabilità fisica.
I relatori, ricordando come la discussione sull’eugenetica interessasse, nel XX secolo, l’intera Europa e gli Stati Uniti, hanno evidenziato come in Germania abbia portato a conseguenze estreme.
Se, infatti, la sterilizzazione forzata è stata applicata anche in paesi come Stati Uniti, Svizzera e Svezia, al fine di selezionare i caratteri genetici ritenuti negativi e di rafforzare quelli positivi, è solo in Germania che è stata perseguita capillarmente attraverso la promulgazione di un’apposita legge e l’istituzione di Tribunali per la sanità ereditaria che avevano l’incarico di esaminare i pazienti delle case di cura, degli istituti psichiatrici, nelle scuole per disabili e nelle carceri, per stabilire chi sottoporre a sterilizzazione.
Con la guerra, per le necessità di disporre di risorse economiche da destinare al conflitto, si passò dalla sterilizzazione all’eliminazione fisica dei disabili psichici in modo da impiegare ospedali e personale medico per curare i soldati feriti al fronte: la stima dei morti fu di più di centomila persone.

“Con questo incontro – conclude Berrettoni – il Caboto ha inteso proseguire sulla riflessione iniziata con lo studio della Shoah e i relativi concorsi, per evidenziare, ancora una volta, come il connubio fra un’operazione di propaganda diabolicamente intelligente – è meglio curare un bambino sano o un giovane ferito piuttosto che un malato irrecuperabile – e la sostanziale indifferenza dinanzi a quella che è stata definita la banalità del male, abbia potuto produrre effetti così tragici”.

IL SERVIZIO A CURA DI MARISA SPINA

31 Gennaio 2019