Edoardo Stochino, il coraggio di un nuotatore di fondo
Nuoto, Sport

Edoardo Stochino, il coraggio di un nuotatore di fondo

di DANILO SANGUINETI

La solitudine del nuotatore è qualcosa che solo chi ha inanellato centinaia e decine di vasche guardando una riga nera sul fondo della piscina – al limite se è dorsista seguendo la teoria abbacinante delle luci al neon – può comprendere. Un antidoto c’è ed è la follia del nuotatore in acque aperte, uno squalo rispetto alle sirene e ai tritoni delle vasche coperte, uno come Edoardo Stochino che dieci anni fa si incamminò su quel sentiero che gli ha riservato premi e onori previa il versamento di un discreto carico di fatica, impegno, sacrifici.

Un percorso che non è ancora stato completato. A 31 anni suonati, quando hai visto scorrere in acqua almeno altre due generazioni di ‘maratoneti dell’onda’ e hai vinto tanto, compresa una Coppa del Mondo sulle grandi distanze, potresti anche gettare la spugna, anzi nel caso specifico non toglierti più l’accappatoio…
“Per il momento non se ne parla – risponde senza pensarci un attimo – In questi giorni sto intensificando la preparazione perché tra una settimana parto per il Sudamerica, il 3 febbraio in Argentina ci sarà la prima prova della Coppa del Mondo 2019, la gara più impegnativa delle sette in programma. Sono 57 km da nuotare in due fiumi, oltre sette ore a mollo”.
Per i non addetti è arduo da capire: ogni ora passata a mulinare braccia e gambe immersi in acque non riscaldate artificialmente significa per il corpo una fatica paragonabile a due ore di corsa intensa e tre di bicicletta a tutta; nel frattempo occorre mangiare, bere ed adempiere ad altre ‘sciocchezzuole’, cose non semplicissime da eseguire galleggiando. Stochino vede la tappa argentina come una opportunità.
“Dodici mesi fa riuscii a vincerla, fu un momento decisivo nella mia scalata al titolo iridato. Ripetersi sarebbe importantissimo per difendere la Coppa”.

Il nuotatore poliziotto (è in forza alle Fiamme Oro) ha nella resistenza sulle lunghissime distanze il suo punto di forza. Una qualità che non si accorse di possedere se non un po’ di tempo dopo aver iniziato a praticare nuoto. “Il mio approccio al nuoto è stato simile a quello di tanti altri. Sono di Chiavari, provai in piscina, un paio di anni, gare, competizioni, poi capii che il mio futuro era nel fondo, andavo forte quando gli altri cominciavano ad andare piano…”.
Nel 2009 entra nel circuito del fondo. Nel 2010 il primo risultato significativo, quarto ai Mondiali della 25 km. E’ passato un solo decennio eppure Edoardo quasi non riconosce il suo mondo: “Il nuoto di fondo ha avuto una evoluzione rapida, affinamento di tecnica e preparazione che ha portato a un miglioramento impressionante nelle prestazioni. Trovai gente agguerrita, esperta. La competizione era alta anche allora, c’erano fior di atleti, solo che si gareggiava su ritmi sensibilmente più bassi. Per due stagioni sono stato soprattutto a lezione, poi dalla prova iridata del 2010 ho detto la mia. Ambientarsi in mare, in acqua dolce, di fiume o di lago è stato un processo complicato. Ho trovato nei 25 km la distanza giusta per le mie caratteristiche, di seguito sono arrivate le convocazioni in nazionale, la partecipazione agli Europei, le medaglie agli Italiani”.

Il passaggio alle Fiamme Oro, la garanzia di avere un grande gruppo sportivo alle spalle, altro momento decisivo: “Sì, mi ha dato la tranquillità per lavorare dodici mesi all’anno. Diciamo che c’è un certo talento che varrebbe meno di niente se dietro non ci fosse anche allenamento, dedizione, concentrazione”.
Stochino entra nell’elite della prova più lunga tra quelle riconosciute dalla Fina. Due medaglie di bronzo in edizioni consecutive degli Europei, Berlino 2014, Horn 2016, nel 2017 si laurea campione del mondo di Gran Fondo. E l’anno scorso al volgere dei trent’anni sente di essere arrivato al top della condizione psicofisica: “Con l’argento agli Italiani pensavo che fosse scontata la convocazione ai Mondiali, invece la Federazione fece altre scelte. Allora puntai tutto sulla Coppa del Mondo”.

Un anno magico, il 2018 per Edoardo: “Il vantaggio acquisito nelle prime prove mi ha lanciato verso la vittoria finale, avrei dovuto tenere duro nelle gare di metà stagione e arrivare alle ultime sparando le cartucce che mi erano rimaste”. Siamo sui livelli di un maratoneta o di uno sciatore fondista professionisti: le ‘ultradistanze’ nelle quali si può eccellere sono quattro, cinque al massimo.
“La Coppa del Mondo prevede sette prove, dopo le due in Argentina, ce n’è una in Canada, in Francia, in Macedonia in un lago, in Croazia tra le isole e infine la classicissima Capri-Napoli. Bisogna gestirsi, nell’ultima edizione arrivai alle gare nei Balcani con residui di energie, è stata una battaglia soprattutto mentale”.
Una lotta con se stessi prima che con gli altri: “Ogni gara è anche un cimento, non sei in piscina, non segui una pista tracciata dove sei solo tu, devi studiare una tattica, seguire una rotta, magari cambiarla d’improvviso perché mutano condizioni dell’acqua, del vento, delle onde. E poi vai a competere con gente decisa quanto e come te, si viene a contatto, bisogna guadagnarsi uno spazio. Il tutto in un contesto dove le prestazioni sono in costante miglioramento. Rispetto a dieci anni fa in certe gare, ho tolto anche mezz’ora, che su un tempo complessivo di cinque ore e spiccioli è tantissimo. Eppure potrebbe non bastare, il prossimo 5 novembre farò 32 anni, nel nuoto di fondo odierno un ‘veterano’ o qualcosa di simile”.

Lo dice senza girarci attorno, come è abituato a fare. “Prima di ritirarmi nella mia casa di Cogorno penso di poter fare ancora un paio di stagioni ad altissimo livello. La routine che ho fatto in questi mesi di riposo, palestra, piscina, dalle 3 alle 5 ore al giorno di lavoro senza mai fermarsi non mi ha pesato, segno che il fisico e soprattutto la testa sono ancora quelli ‘giusti’. E parto per l’Argentina con la ferma intenzione di difendere l’iride”.
Trent’anni fa erano gli egiziani a dominare la specialità, gli chiamavano i ‘Coccodrilli del Nilo’, vincevano ovunque da Capri alla Manica. Oggi abbiamo ‘l’Alligatore dell’Entella’.  La voglia di tuffarsi dove l’acqua è più blu –  magari meno calda e clorata di quella delle piscine – è rimasta inalterata. Edoardo Stochino ha scelto ‘l’alto mare aperto’ e non se ne è pentito.

24 Gennaio 2019