Seristudio, la bottega diventata azienda con la forza del gruppo
Aziende in vetrina, Economia, Val Fontanabuona

Seristudio, la bottega diventata azienda con la forza del gruppo

Il desiderio del bambino si è avverato: “Sognavo la fabbrica, la disegnavo, immaginavo così il mio futuro”. Roberto Deiana da Sestri Levante è cresciuto, ha 51 anni e non si spiega ancora adesso chi gli abbia messo quel tarlo in testa fin da piccolo, “visto che papà Gabriele era un fotografo”. La Seristudio di Cicagna oggi è una fabbrica con la ‘f’ maiuscola, 140 dipendenti, roba inusuale alle latitudini del Tigullio. La specialità della casa? La decorazione di alta qualità per componenti automobilistici. Se salite su una vettura, state pure certi che toccherete qualcosa dall’impronta fontanina. Che sia una Bentley o una Volkswagen, una Fiat o una Rolls-Royce, una Bmw o una Lamborghini.


Sono i frutti di un’avventura che ha radici lontane e risale alla fine anni Settanta con Sestri Levante sullo sfondo. A quei tempi la Seristudio opera nel settore della comunicazione, spazia dalla progettazione grafica alla serigrafia; con Gabriele ci sono la moglie Rita e i figli Antonio e Roberto.
Un’attività di famiglia in piena regola che le circostanze della vita affidano proprio a quest’ultimo, il più giovane di tutti, appena 22enne quando si mette alla guida. Eccolo, il sogno che diventa tangibile tra le dita dopo aver iniziato a lavorare ad appena 14 anni: è il 1989 e l’azienda poi sposta da Sestri a Carasco, diventando sempre più un punto di riferimento per diversi settori, dalla subacquea alla cosmetica, per finire all’ambito sportivo.

“Sin da ragazzo sognavo di poter creare una fabbrica, ma non come mero luogo di speculazione, bensì come realtà aggregante e capace di promuovere un ambiente di lavoro familiare, caratterizzato dalla condivisione di valori e di obiettivi comuni. Un percorso costante, faticoso, contraddistinto da continui aggiornamenti, grandi ambizioni e un forte entusiasmo che nasce dalla serigrafia artigianale”. Onori e pure oneri, mare agitato che inevitabilmente prima o poi arriva per testare la stabilità dello scafo: “Dopo il crollo delle Torri Gemelle c’è stato un calo del lavoro, una crisi che mi ha portato a riflettere. La mia debolezza era la mancata specializzazione. E così, grazie alla fiducia di un cliente, ho iniziato a dirigermi sull’automotive: è stata la mia fortuna”.

Seristudio cresce e nel 2005 si sdoppia, con lo stabilimento di Cicagna che si aggiunge a quello di Carasco, edificio che però nell’aprile del 2011 viene distrutto a causa di un incendio. Sembra l’inizio della fine. Le banche chiudono i rubinetti, “mi consigliavano di fallire e ripartire ripulito, ma così avremmo pregiudicato i rapporti con i miei fornitori e i clienti, perdendo la credibilità costruita in anni di lavoro”.
Deiana non abbassa la testa e comincia un percorso “di resistenza aggressiva”, rilancia e porta le banche in tribunale per usura. Una battaglia conclusa con una transazione poche settimane fa per abbreviare i tempi della giustizia e chiudere un passato doloroso, la cui luce in fondo al tunnel è già ricomparsa nel 2015. Proprio nell’agosto di quell’anno Deiana festeggia la rinascita. Lo fa con una festa insieme ai dipendenti nel piazzale dello stabilimento: “È stato il momento più bello. Tutto il mondo ci si era rivolto contro, noi ci siamo riscattati con le nostre mani, con la forza delle idee, la passione”.
Sempre lì, sempre in Fontanabuona, un’altra scelta in controtendenza: “Spostarmi significherebbe perdere i miei dipendenti. E io non voglio: ho fatto loro una promessa e la mantengo. Poi certo, nel mio sogno da bambino c’erano pure delle sedi all’estero. Chissà che non si realizzi anche questo, ma Cicagna, lo assicuro, rimarrà la  principale. Anzi, mi auguro di crescere ancora e fare ulteriori assunzioni in Italia”.
C’è la forza del gruppo in questa azienda, dall’età media di 30 anni, che fattura 12 milioni l’anno e produce oltre 65 milioni di componenti. Nel 2017 Deiana ha fatto installare la filodiffusione nello stabilimento attivo 24 ore al giorno, “per rendere meno monotona la giornata lavorativa. È un qualcosa in più, la foglia di basilico che gli chef mettono sul piatto”.


Lui, però, non stacca mai. “Non ho un orario fisso, ma un pensiero fisso: la mia azienda. Anche quando vado all’estero osservo per capire se posso portare indietro qualcosa nel mio bagaglio”. Da buon sestrino – che però vive a Chiavari – trova la pace dei sensi nella Baia del Silenzio: “Andavo a scuola a Portobello. Lì rivivo la mia gioventù, penso ai sogni che avevo da bambino, a quelli che si sono realizzati e a quelli che vorrei trasformare in realtà nel futuro”.

DANIELE RONCAGLIOLO

10 Gennaio 2019