Data: Gennaio 3rd, 2019

Running, Sport

Levante Team Arinox, una seconda giovinezza

di DANILO SANGUINETI L’arte di arrangiarsi, innata per chi si aggira tra gli italici lidi, nell’anno di grazia 2019 segna un picco nel Tigullio: la tenacia sagace di un pugno di dirigenti e una pattuglia di atleti certifica che anche con pochi mezzi e pochi santi in paradiso si riesce…

Sport

Csi, il bellissimo ‘assalto’ delle quote rosa

I diktat e gli ukase non funzionano nello sport. Le quote rose non vanno imposte da decreti calati dall’alto, pretendendo di insegnare a forza di norme le più aggiornate teorie sulla parità di sesso e sull’eguaglianza di genere. L’adesione forzata al movimento #metoo suona in molti casi come tattica e…

Attualità, editoriale

Grazie Presidente!

Il 2018 è stato un anno difficile per il nostro Paese, alle prese con una lunga campagna elettorale, una lunghissima gestazione per la nascita del nuovo governo, un’economia (la più lenta d’Europa da anni) declinante e colpita da una forte crisi di sfiducia degli investitori nazionali ed esteri, spaventati dai proclami e dall’incompetenza dei nuovi governanti grilloleghisti. 

Ci sono stati momenti di vera e propria apprensione con lo spread sopra i 300 punti (cioè ad un livello oltre il quale l’enorme debito pubblico italiano non è più sostenibile), che hanno coinciso con gli annunci del governo, o meglio dei due vicepremier Di Maio e Salvini, di volersi scontrare con l’Europa sul rispetto delle regole di bilancio e in particolare sul livello del deficit. 

Si è sfiorato l’avvio della procedura di infrazione da parte dell’Europa, un’infrazione costosissima per le tasche degli italiani, perché si è parlato di una multa di oltre 60 miliardi (!!) oltre al blocco di tutti i trasferimenti all’Italia attinti dai vari fondi europei. 

Si sa come è andata a finire. Dalle fanfaronate (“O  il 2,4% o morte”, “non caleremo le braghe”, ecc.) si è passati ad una più realistica constatazione che contro l’Europa non si può andare, e all’accettazione di ciò che l’Europa voleva, e cioè un livello di deficit pari al 2%, che era esattamente quello che il ministro dell’Economia Tria aveva proposto al premier e ai due vicepremier a ottobre ottenendone uno sdegnato rifiuto. 

Resta il danno provocato dalle parole di Salvini e Di Maio, che hanno fatto esplodere lo spread, oggi solo parzialmente rientrato, e che sono costate all’Italia qualche miliardo di interessi in più sul debito pubblico. 

Nei momenti più acuti della crisi con l’Unione Europea, il ruolo del Capo dello Stato Sergio Mattarella e dei due ministri a lui più vicini, Tria all’Economia e Moavero agli Esteri, è stato fondamentale. 

Ancora una volta, così come era stato durante la lunghissima crisi per la formazione del nuovo governo, l’intelligenza e il senso di equilibrio del Presidente della Repubblica hanno evitato all’Italia guai peggiori. 
Il prestigio, l’autorevolezza, le relazioni che Mattarella ha in Europa hanno consentito e facilitato l’apertura di un confronto con l’Unione, ed hanno fatto capire al governo e ai suoi intemperanti e incompetenti diòscuri che lo scontro con la UE sarebbe stato letale per l’Italia e la sua economia. 

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