Puc di Chiavari: il futuro della città deciso senza nessun confronto
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Puc di Chiavari: il futuro della città deciso senza nessun confronto

(r.p.l.) Nel chiuso di una stanza, e con un ristretto numero di invitati, il futuro di Chiavari è stato rivoltato, stravolto, riscritto e modificato. Senza uno straccio di confronto pubblico, senza un vero dialogo aperto con le minoranze, senza aver interpellato le categorie produttive della città, le realtà associative, gli elettori stessi.

Fuori, solo i giornalisti di ‘Piazza Levante’, nel buio più assoluto degli altri organi d’informazione, insieme ad alcuni esponenti delle minoranze in Consiglio Comunale, pur con i dovuti distinguo, hanno espresso e manifestato perplessità rispetto alla redazione del nuovo Piano Urbanistico Comunale e delle varianti ad esso approntate rispetto al Puc prodotto dalla precedente amministrazione.

Ieri sera le nuove varianti al Puc sono state votate in Consiglio Comunale a Palazzo Bianco, appena pochi giorni prima che scadesse un lavoro durato per anni. Ma con modifiche tutt’altro che irrilevanti, adottate nel colpevole silenzio di buona parte della città, alla quale tutti gli appelli sono incredibilmente sfuggiti.

Dov’erano gli industriali, quando venivano smantellati con un colpo di spugna centro direzionale e incubatore d’imprese alla Colmata?
Dov’erano gli ambientalisti quando lo spazio aperto di piazza Giovanni Paolo II scendeva dal 75 al 65 per cento?
Dov’erano i commercianti di fronte alla prospettiva di perdere le scuole dal centro della città?
Dov’erano i sindacati, rispetto a un piano che non contempla nuovi posti di lavoro?
Dov’erano i paladini della trasparenza e della partecipazione – rappresentati in maggioranza da Canepa e Giardini – quando il nuovo documento passava attraverso una riunione interna, alla faccia dei percorsi condivisi? Perché non si sono indignati come avrebbero fatto un tempo?

Mentre all’opinione pubblica, in maniera sicuramente studiata a tavolino, venivano chiusi gli occhi a suon di comunicati sui lavori al sottosuolo e su opere pubbliche e manutenzioni ordinarie (che, per carità, sono giustissime, ma il futuro della città è ben altra cosa), a Palazzo Bianco veniva perpetrata la prima vera frattura tra l’amministrazione e tutto il resto della città. Il mandare avanti un Puc variato sulla base di scelte assai discutibili, dopo aver fatto trascorrere ben diciassette mesi senza aver fatto nulla, rischiando di far scadere tutto ciò di buono contenuto nel documento e, di fatto, facendo tornare in vita, per via dei notevoli (e colpevoli) ritardi, il vecchio Piano Regolatore dell’era Agostino. Con la conseguenza che, almeno sino a quando l’attuale Puc avrà terminato il suo iter (il sindaco Di Capua, che ha pure la delega all’Urbanistica, parla ottimisticamente di sette mesi, ma potrebbe anche volerci un anno), sarà in vigore un regolamento del 2002 molto più permissivo rispetto al cemento, anche in zone di pregio della città, e molto meno tutelante rispetto ad ambiente e paesaggio.

E’ un fatto gravissimo. Ma – aspetto ancor più grave – in pochi ne parlano. E’ notizia di ieri, riportata dal quotidiano locale, di come il ‘Piano Casa’ della Regione Liguria abbia portato in due anni circa duecentocinquantamila metri quadrati in più di nuovo cemento in tutta la regione. E la storia potrebbe ripetersi, pure a Chiavari. In zone come Rovereto e nell’area ex Italgas di corso Trieste, tanto per fare qualche esempio. Prima che entri in vigore il nuovo Puc, con le norme di salvaguardia ormai scadute, questa possibilità è più che concreta. L’amministrazione ha sempre liquidato il problema, ma è seriamente in possesso degli strumenti giuridici per evitare le azioni di qualche furbetto?

Ieri mattina, proprio mentre l’amministrazione Di Capua annunciava di voler querelare il gruppo Noi di Chiavari (spendendo mille e cinquecento euro di denari pubblici) e la giunta comunale dava il via libera ai progetti definitivi per le palestre di via Gastaldi, i portici di piazza Roma e il palazzo uffici di piazza Nostra Signora dell’Orto, oltre all’ok al progetto di fattibilità tecnica ed economica per la casa di ponente attigua a Palazzo Rocca, le opposizioni tenevano una conferenza stampa a tema Puc al Gran Caffè Defilla. Un bel segnale di unità, il primo seriamente concreto in un anno e mezzo: al tavolo dei relatori, i tre consiglieri di Noi di Chiavari Roberto Levaggi, Daniela Colombo e Silvia Garibaldi, e il loro collega del Partito Democratico Lino Cama. Unico assente, tra i cinque consiglieri di minoranza, l’ex vicesindaco Sandro Garibaldi, di Chiavari sempre al Centro Lega.

Levaggi, Colombo, Garibaldi e Cama hanno eccepito sul metodo e sulla forma: “Ci hanno consegnato con soli tre giorni di anticipo una documentazione di oltre quattrocento pagine. Ci pare impossibile affrontare una pratica di tale complessità come un Piano Urbanistico Comunale con così scarso preavviso”.
Nonostante il volume della documentazione e il poco tempo a disposizione, non si è comunque potuto non notare certe situazioni di criticità. Le elenca l’ex sindaco Levaggi: “Con il ritorno in vigore del vecchio Prg di Agostino, almeno sino a quando non verrà completato l’iter del Puc, si potranno edificare circa settemila metri quadrati di edilizia in via Trieste, nell’area ex Italgas a fianco al nuovo tribunale. Lì la mia amministrazione aveva previsto parcheggi a servizio del centro città, ora la zona potrà trasformarsi con circa ottanta appartamenti. Una cosa ben peggiore anche rispetto alla riqualificazione dell’ex cantiere navale di Preli, anche quella nata in epoca di Agostino”.

Non solo. Secondo Levaggi, “in questo periodo di ‘buio’ molte colline tornano in indice, compresi circa 2500 metri quadrati in zona Sampierdicanne che noi avevamo bloccato, perché avrebbero comportato lo sbancamento di una collina. Altri mille e trecento metri quadrati di edilizia saranno consentiti nella zona vicino al Castello, dove le proporzioni sono di un terzo per l’edilizia residenziale pubblica, ma di due terzi per quella privata”.
Secondo le opposizioni, quindi, non è che il cemento sia stato eliminato. Semplicemente, è stato spostato da un’altra parte.

Per questo ieri sera, al momento del voto in Consiglio Comunale, Levaggi, Colombo, Silvia Garibaldi e Cama hanno lasciato l’aula. Lo stesso ha fatto l’ex vice sindaco Sandro Garibaldi. I cinque consiglieri di opposizione hanno deciso di lasciare da sola la maggioranza a votare il Puc, che è passato all’unanimità. L’ex sindaco Levaggi è stato accompagnato fuori dai vigili, chiamati dal presidente del Consiglio Comunale Antonio Segalerba, al termine di un confronto molto acceso e animato, nel quale la stessa maggioranza ha mostrato i nervi scoperti. E si è potuto capire, una volta di più (anche se ormai è un’assoluta ovvietà), chi tiene realmente i fili di Palazzo Bianco, ad onta di giunta municipale, sindaco e partecipattivi di ogni sorta.

Con un colpo di maggioranza (sarà poi realmente coesa come dichiarato a parole?), l’area più strategica di Chiavari è stata gettata alle ortiche. Niente imprese, niente centro per congressi. Nessuna prospettiva. Nessuna visione capace di andare oltre al ‘tappullo’.
Non è mai troppo tardi, però, per far svegliare l’opinione pubblica, per destare dal torpore le categorie produttive della città. Davvero si vuole una Chiavari seduta su se stessa e unicamente su un depuratore di vallata? L’interrogativo è aperto. Magari, alla fine del lungo sonno della ragione, qualcuno avrà la bella idea di battere un colpo.

LE INTERVISTE DI MARISA SPINA A MARCO DI CAPUA, ROBERTO LEVAGGI E LINO CAMA

6 Dic 2018