Ingiustizia sia fatta. L’Entella resta in serie C ma vuole chiedere i danni
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Ingiustizia sia fatta. L’Entella resta in serie C ma vuole chiedere i danni

Ingiustizia è fatta. Mercoledì 7 novembre il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dalla Virtus Entella contro la Lega Nazionale Professionisti Serie B e la Figc che non l’avevano reintegrata nell’organico della serie B pur in presenza di una sentenza in tal senso emessa dal Collegio di Garanzia del Coni (ultimo grado della giustizia sportiva). Ecco il passaggio chiave della ordinanza: “Non si ravvisano i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare. Rilevato, al riguardo, che, in disparte ogni valutazione in ordine alle eccezioni di inammissibilità del ricorso, da effettuarsi nella più appropriata sede di merito, nell’esame dell’istanza cautelare proposta dalla ricorrente, deve assegnarsi preminenza, allo stato, all’interesse alla prosecuzione e al regolare svolgimento del campionato in corso. Ritenuto altresì, sotto altro profilo, che anche l’auspicata ammissione al Campionato di Serie B in corso, a seguito della penalizzazione del Cesena, in attuazione della pronuncia del Collegio di Garanzia del CONI n. 60/2018, negata con i provvedimenti impugnati, non costituirebbe una conseguenza immediata e diretta dell’accoglimento dell’istanza della ricorrente, essendo rimessa in ogni caso alla Federazione la valutazione in ordine alle conseguenti determinazioni da assumere”.

Le sentenze si accettano ma, a differenza della politica, il cittadino, massime in questo caso lo sportivo, può discuterle. E qui, di materiale per dibattere ce n’è parecchio. La società chiavarese replica: “L’ordinanza emessa oggi dal Tar del Lazio evidenzia, ancora una volta, come l’Entella abbia il diritto di giocare in serie B. Si legge nel documento che questo non può avvenire perché il campionato è già troppo avanzato e la riammissione necessità di determinazioni che la Figc non ha ancora voluto assumere. L’ennesima beffa tenuto conto che la decisione del Consiglio di garanzia del Coni è datata 19 settembre. Per questo continueremo la nostra battaglia in tutte le sedi opportune, nella certezza che l’Entella sia vittima di una grave e inspiegabile ingiustizia. Parteciperemo al campionato di serie C a testa alta, orgogliosi dei nostri valori, di aver sempre rispettato le regole, di essere una mosca bianca in un sistema che reclama quei principi di legalità presi a calci in questa incredibile vicenda”.

Mettiamola giù ancora più piana: l’Entella ha straragione, andava reintegrata in estate in una serie B artatamente ridotta a 19 squadre dal presidente della Lega Balata; le sentenze sul Cesena certificavano una colpa e imponevano una pena che fosse realmente afflittiva. Invece chi aveva paura di vedere le fette della torta ridursi ha sfruttato il vuoto di potere convincendo Fabbricini, il commissario della Figc, a convalidare una riforma che andava contro tutte le norme scritte, orali e pure telegrafiche della Federcalcio.
Da lì in poi gli stratagemmi si sono accavallati alle furbate, si è preso tempo, si è fatto saltare sulla giostra club e individui che di titoli e diritti ne avevano pochi, sicuramente meno dell’Entella; procrastinando procrastinando, spargendo fumogeni giuridici e ragionamenti che di sportivo avevano solo la parvenza, si è fatto durare la sarabanda sino a oggi, quando tornare indietro è, se non impossibile, quanto meno controproducente.
Il cerchio si è chiuso quando il novello presidente della Figc, Gravina, che in sede di campagna elettorale mostrava ferrea determinazione, una volta assiso sullo scranno è diventato più cauto di un Doroteo doc. Così tra Masanielli all’incontrario (sobillano i ricchi per dare addosso ai poveri), Re Travicelli che si fanno imporre le decisioni invece che governare l’emergenza, e Ponzi Pilati tutt’altro che dispiaciuti che la folla (di tesserati) scelga il Barabba di turno, chi resta con il cerino in mano è la piccola Entella che ha avuto un unico innegabile torto: credere che fosse possibile avere giustizia in questo sport malmesso di un paese traballante. E’ l’apoteosi dell’ipocrisia, un distillato di decisioni che puzzano di fariseo lontano un miglio. Viene in mente il direttore scolastico Pereghi, indimenticabile comparsa nel ‘Maestro di Vigevano’ che declama dall’alto dei gradini: “Mota quietare! Quieta non movere!”.

Un pensiero per Antonio Gozzi. Non si arrenda presidente, non lasci il campo ai tanti sfrontati sostenitori del nulla che si è trovato di fronte in questi mesi tremendi. Faccia come Bevilacqua in ‘Colpi di Timone’, alzi le spalle, sorrida e sibili… ‘Che Marionette’. Oppure da capitano a capitano, faccia come quello dei Carabinieri, Bellodi, protagonista del ‘Giorno della Civetta’ di Sciascia, che dopo aver visto la sua indagine distrutta per loschi giochi di potere, sconfigge l’impulso di rimanersene nella sua Parma e mandare tutti al diavolo: decide di riprovarci, di continuare a battersi contro l’ingiustizia, costi quel che costi. “Mi ci romperò la testa” disse a voce alta…”.

(d.s.)

8 novembre 2018