Virtual, i vostri dati in sicurezza
Aziende in vetrina, Chiavari, Economia

Virtual, i vostri dati in sicurezza

Si chiama Virtual, ma è reale, tremendamente reale; così tanto da permettere a questo magazine di essere sfogliabile online dove e quando volete. Società del gruppo Duferco, con sede a Chiavari, ha nella cyber security e nella business continuity i suoi due piatti forti. Per chi è a digiuno di informatica nessuna paura: “Significa fare in modo di avere i dati al sicuro e sempre disponibili”, sintetizza Marco Lanata, Ceo dell’azienda. Che nasce nel 1995 su idea di Antonio Gozzi, “senza il quale oggi non saremmo qui”, e Paolo Domenichini, “un geniale inventore”.

Lanata entra in Virtual ancora studente, iscritto all’Università di ingegneria informatica di Genova. Lavora e studia, appassionatosi da bambino a quella materia così complicata grazie al computer che papà usava per scrivere i testi; nella originaria sede di Virtual, una piccola stanza in via Vinelli, elabora un software che permette di gestire gli ordini delle travi via Internet. È raccontando quell’invenzione che qualche anno dopo si presenta davanti ai professori nel giorno della sua laurea: “Mi portò pure fortuna – ricorda – presi 110 e lode”.

Con l’avvento del 21esimo secolo Virtual decolla, Domenichini prende un’altra strada e Gozzi accelera spostandosi vicino al mare, in corso Colombo. “Ha creduto in noi, ci ha dato la massima fiducia lavorando per Duferdofin e seguendo il gruppo in giro per il mondo. Poi siamo esplosi con la gestione di Duferco Belgio, il momento più alto insieme alla gestione dell’infrastruttura di NLMK, multinazionale russa per la quale ho rivestito il ruolo di system and security architect”.

I 3 dipendenti sono diventati 23, perché intanto la società ha acquisito DLS, azienda chiavarese che si occupa di videosorveglianza e anche di progettazione, cablaggio e realizzazione reti informatiche di ogni tipo, sia in rame che fibra ottica o wi-fi.

A proposito, si dice che i numeri non mentono e valgono più di mille parole. E allora, eccoli: Virtual gestisce direttamente 100 firewall, 400 VPN, 100 sistemi di virtualizzazione, 500 server virtuali, 2000 PC, 25 siti in 5 paesi (Italia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo e Danimarca).

Se il tema della cyber security è sempre più attuale, tra mail con link truffaldini e cryptovirus che tengono in ostaggio i nostri dati, i disastri del maltempo rilanciano l’importanza dei DRP, i Disaster Recovery Plan: misure tecnologiche e logistico/organizzative per ripristinare sistemi, dati e infrastrutture di imprese interessate da gravi emergenze che ne pregiudicano l’attività.

L’aspetto più bello del suo lavoro? “Il rapporto con i miei ragazzi. Sono splendidi, umanamente e professionalmente. Insieme abbiamo condiviso tante sfide, pure qualche sconfitta ed errori, ma con persone del loro spessore è stimolante ricercare l’innovazione, studiare nuovi metodi per essere sempre all’avanguardia. Solitamente assumiamo uomini e donne sotto ai 30 anni perché quello formativo è un nostro asset”. Gioventù che fa rima con voglia di osare: Virtual ha investito in startup che oggi sono realtà affermate come Wyscout, Magil, Progetto Digitale, Mainsim e nell’incubatore Wylab, “che ha istituzionalizzato queste partecipazioni”.

Il manifesto dello spirito che deve guidare l’operato dell’azienda, Lanata lo ha preso in prestito da Santa Chiara da Assisi, “ciò che fai, fallo bene”, e soprattutto da ‘L’Argent’ di Charles Pèguy: “Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato.  Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario.  Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura. Una tradizione venuta, risalita dal profondo della razza, una storia, un assoluto, un onore, esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia fosse ben fatta.  E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio delle cattedrali. E sono solo io a farla adesso tanto lunga. Per loro, in loro non c’era neppure l’ombra di una riflessione. Il lavoro stava là. Si lavorava bene.  Non si trattava di essere visti o di non essere visti. Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto”.

È uno scritto del 1913, giusto qualche decennio prima della nascita di Virtual, ma è attuale e sempre impresso nella mente del Ceo: “C’è il tema della passione, del lavoro ben fatto anche se non viene percepito. Pensiamo ai costruttori delle cattedrali e alle guglie perfettamente istoriate a 100 metri di altezza anche se nessuno le vedrà mai. Magari gli angeli…ma senza andare tanto in alto credo che il lavoro ben fatto, indipendentemente che uno lo veda o meno, paghi sempre”.

DANIELE RONCAGLIOLO

8 novembre 2018