Sweat, la storica palestra dei rapallesi
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Sweat, la storica palestra dei rapallesi

È una storia d’amore nata quasi per caso grazie ad un’altra storia d’amore. La palestra Sweat, in via privata Valleverde a Rapallo, ha nel logo un uomo che mostra i bicipiti. È la forza ma anche l’orgoglio di Marco Minotti e della moglie Grazia, da 32 anni al timone di questa attività che ha forgiato i muscoli di tanti giovani rapallesi e non solo.

Rewind: Marco si diploma all’Istituto d’Arte e sogna di diventare architetto. Si iscrive all’Università, poi lascia per rispondere alla chiamata del servizio militare: destinazione Codroipo, provincia di Udine, reparto Cavalleria. Il ritorno a Santa Margherita dove vive, la ricerca di un lavoro e una fidanzata, Grazia, che lo spinge a iscriversi in quella palestra, Sweat, appena aperta sotto casa: è il gennaio 1986, Marco ha 26 anni.
Sei mesi dopo quel pendolare del body building per amore, diventa proprietario della palestra. “Convincere mio padre non fu  semplice – racconta -. ‘La palestra, ma che diavolo è? Non è quello per cui hai studiato, lascia perdere’, mi disse. Non aveva tutti i torti. A quel tempo ce n’era solamente un’altra a Rapallo, peraltro con un’impostazione diversa: questa aveva una visione americana proprio perché chi l’aveva aperta era appena tornato dagli Stati Uniti”. E poi? “Non ricordo cosa persuase papà, probabilmente il numero degli iscritti. Mi prestò i soldi, restituiti in seguito, e conclusi l’affare. Il nome lo lasciai, era perfetto”.

Marco torna sui libri, consegue i diplomi, si aggiorna. La fidanzata Grazia diventa moglie, nasce Andrea e la palestra va a gonfie vele, “tanto da essere costretti a chiudere le iscrizioni più di una volta”. Per 10 anni Sweat è anche una squadra agonistica mista di body building; uomini e donne si allenano duro, girano l’Italia e l’Europa collezionando titoli: Antonino Cortese, Marco Santini, Riccardo Bocca, Gabriella Guenzi, Cristina Canessa, Virna Abbattista. Impossibile ricordarli tutti, sulle pareti articoli di giornale e foto in posa testimoniano il ruggito del team presieduto da Marco.

Agli albori del Duemila il boom del body building lascia spazio al concetto di fitness che concentra l’attenzione sullo stare bene piuttosto che sulla massa muscolare. Ma i corsi no, qui non esistono: “Ogni persona ha il suo programma personale, a mio avviso non è corretto mettere insieme uomini e donne di età e preparazione differente”.
La formula funziona perché si crea un legame stretto che in molti racchiudono in una sola parola, ‘familiarità’, ricorrente negli attestati di stima che Marco riceve. Prova ne è la cena di Natale, evento fisso nella stagione che rinsalda amicizie lontano dagli sforzi quotidiani.
L’evoluzione della Sweat  è visibile nei macchinari – cyclette con televisore integrato – e nella rieducazione post fisioterapica in collaborazione con fisioterapisti e medici ortopedici: “Vedere persone tornare a saltare e correre dopo un intervento o un infortunio è una grande soddisfazione”.
Il rapporto uomini e donne è cambiato rispetto all’apertura: se all’epoca era 50-50, oggi i maschi sono più del doppio rispetto alle femmine. Ma la palestra ha ampliato il raggio di età, anziani e giovani condividono le ‘panche’ con pari energia. E poi ci sono i fedelissimi, una decina, che dal 1986 hanno preso la seconda residenza qui.

 “Cosa mi piace del mio lavoro? La socialità, ti confronti ogni giorno con persone diverse: non ti annoi mai”. E di ore là dentro, il suo regno, ne trascorre parecchie insieme alla moglie. Da lunedì a venerdì, orario continuato 9-22, sabato fino alle 13. La domenica serrande abbassate perché anche i muscoli hanno bisogno di riposo.
Il consiglio è duplice: “Alimentazione e costanza perché la palestra ti dà poco ma ti toglie tanto”. Tradotto: serve tanto lavoro per crescere e basta un piccolo stop per tornare indietro di parecchie caselle.
Aneddoti, curiosità, episodi divertenti e personaggi bizzarri: ci vorrebbe un libro per raccontarli tutti. “Come quella volta che due pornostar si allenarono alla Sweat, in abiti succinti, prima di una serata al Covo. Diciamo che crearono parecchio scompiglio…”.
La palestra con la gestione più longeva di Rapallo – “se ho resistito così tanto vuol dire che la preparazione è stata apprezzata” – ha ancora un lungo orizzonte davanti a sé: “Finché mi diverto resto qua”. No, non è una minaccia: è la promessa di altri anni di sudore.

DANIELE RONCAGLIOLO

1 novembre 2018