Attualità, editoriale

I sindaci eroi dell’entroterra ligure

Il grave divario di condizioni economiche, sociali e culturali tra popolazioni delle aree urbane metropolitane e quelle delle periferie e delle aree interne trova un eclatante esempio nella situazione dell’entroterra ligure.
Una regione nella quale il territorio appenninico con tutta la sua complessità è, in termini di superficie, larghissimamente maggioritario, vede da decenni una sostanziale assenza di riflessione e di interventi strategici sulle aree interne e sulle loro prospettive.
L’abolizione delle province e delle comunità montane ha ulteriormente aggravato la situazione, facendo venire meno gli unici tradizionali riferimenti e presidi istituzionali per le popolazioni dell’entroterra.
In particolare, con riferimento alla provincia di Genova, la scomparsa dell’Ente ha creato una grave situazione riguardo all’aspetto vitale dei collegamenti viari e della loro manutenzione con le conseguenze intuibili sulle condizioni di vita delle popolazioni.
Pensare che un’entità chiamata ‘area metropolitana di Genova’ possa occuparsi di tutto ciò è o una pia illusione o una flagrante contraddizione al di là del cartello stradale che campeggia all’ingresso di Cabanne.
La mancanza di collegamenti o il peggioramento delle condizioni di quelli esistenti crea un circolo vizioso infernale fatto di difficoltà crescenti per chi vive nell’entroterra, di sempre maggiore fuga delle giovani generazioni, di marcato declino delle attività economiche esistenti e di abbandono progressivo del territorio agricolo e boschivo che ne provoca un sempre più grave degrado anche idrogeologico. È di questi giorni la notizia della chiusura di sportelli bancari in almeno tre comuni dell’entroterra, quali Carasco, Monleone e Castiglione Chiavarese.
Se pensiamo alla parabola declinante della Fontanabuona che, con la crisi del settore ardesiaco e di quella dei mobilifici, è passata nell’arco di vent’anni dallo status di distretto emblematico della crescita interna ad una vera e propria area di crisi, comprendiamo bene di cosa stiamo parlando.
In questo contesto così difficile, spesso e volentieri l’unico presidio istituzionale, l’unico punto di riferimento vero per le popolazioni che resistono sul territorio sono i sindaci. Dei sindaci ‘eroi’, che rinunciando alla loro vita privata e sacrificando le famiglie sono a disposizione ‘24/7’ del pubblico non solo per questioni amministrative legate ai compiti dei comuni ma per molto di più: dalla sicurezza pubblica al presidio sanitario, finanche alla vicinanza psicologica ad individui e gruppi in difficoltà.
I sindaci eroi e le loro comunità vanno aiutati e sostenuti in ogni modo.
Occorre far diventare il presidio e lo sviluppo delle aree interne una finalità assoluta della Regione Liguria.
Primi segnali di attenzione sono contenuti nel rapporto Liguria 2022 di Ambrosetti, là dove si indica tra le politiche di sviluppo che devono essere attuate “Fare dell’Appennino Ligure il laboratorio della rigenerazione ambientale ed umana” e si parla esplicitamente di progetti contro lo spopolamento delle aree interne.
Ora si tratta di passare dalle enunciazioni ai fatti. A nostro giudizio ci sono alcuni assi sui quali lavorare positivamente da subito e con concretezza:

  • favorire e sostenere in ogni modo le imprese artigianali, commerciali, turistiche, agricole, agroalimentari e dell’allevamento presenti sul territorio e promuovere e sostenere in esse l’insediamento delle giovani generazioni.
  • promuovere, favorire e sostenere progetti di turismo sportivo ed escursionistico anche attraverso l’adeguamento delle strutture ricettive per l’accoglienza dei praticanti lo sport e dei turisti in generale (interessantissima al riguardo è la collaborazione tra Virtus Entella e comune di Santo Stefano d’Aveto per l’ adeguamento del campo di calcio e delle strutture annesse, che consentirebbe al sodalizio chiavarese di trasferire in Val d’Aveto il ritiro della prima squadra e tutti i camp estivi delle giovanili).
  • Lavorare per promuovere attività formative sul territorio atte a favorire la permanenza delle giovani generazioni ed il loro inserimento in attività economiche coerenti con le vocazioni dell’entroterra.

Anche le grandi imprese liguri devono impegnarsi in questo sforzo per le aree interne. L’attività della fondazione Garrone con Restartapp (campus residenziale per l’avvio di imprese e la creazione di start up impegnate nello sviluppo economico e sociale del territorio appenninico) e di Wylab con il contest ‘Tigullio crea impresa’, in cui si sono manifestate anche startup dell’entroterra, sono prime importanti indicazioni in tal senso.

17 maggio 2018