Golfo Paradiso, se l’unione fa davvero la differenza
Calcio, Sport

Golfo Paradiso, se l’unione fa davvero la differenza

di DANILO SANGUINETI

Nello scrivere il nome per intero nei fogli ufficiali della Federcalcio si è costretti a occupare almeno due righe: Asd Golfo Paradiso Pro Recco Camogli Avegno. Capita quando sei obbligato a far confluire in un unico lago, auspicabilmente tranquillo, le acque che scaturiscono da diverse sorgenti e che hanno dato vita a fiumi di diversa portata e con percorsi assai travagliati.
La società è giovane, nata solo tre anni fa, ed è il risultato di una lunga opera di mediazione, discussione e patteggiamenti che in confronto quelli per il nascente governo giallo-verde sono bazzecole.
Racconta la genesi di un club che ha rilanciato il calcio nella zona – dopo una crisi strutturale durata un decennio –  il direttore sportivo Silvano Lai. “La base che ha funzionato da legante per Golfo Paradiso è stata la necessità. Nel 2015 si era arrivati al punto di non ritorno, la situazione di ciascuno dei club da federare si era fatta insostenibile, serviva una svolta e quella svolta non poteva che essere la fusione, e doveva essere una fusione onnicomprensiva”.

Un lungo lavoro
Un sospiro quasi di sollievo. E’ stata una lunga marcia, sintonizzare così tanti cervelli non è stato semplice. C’era il Golfo Paradiso di puro settore giovanile, ossia una società che si occupava esclusivamente delle categorie sotto i 18 anni. Era nata nel 2003 quando alcuni dirigenti previdenti avevano intravisto la crisi che si stava avvicinando. Aveva riunito i vivai della zona con l’eccezione della Pro Recco, poi tra incomprensioni e contrattempi aveva tirato avanti senza mai riuscire a concentrare tutte le forze. C’erano il Camogli e l’Avegno che vivacchiavano nelle categorie inferiori, non c’era più l’Uscio e c’era la Pro Recco, di antico blasone, provata da diverse disavventure. Soprattutto c’era un solo stadio, il vetusto e problematico San Rocco di Recco che, caso più unico che raro nel Levante, era costruito su terreni di proprietà privata che potevano in qualsiasi momento optare per una diversa destinazione d’uso della zona. Un titolo – sportivo per la prima squadra, la Promozione – da difendere, e una casa – il San Rocco appunto – da rifare.
Un salto nel tempo di tre anni per Lai: “Sarebbe una bugia colossale raccontare che furono subito rose e fiori. A essere onesti, la prima stagione del Golfo Paradiso fu un mezzo incubo. Retrocedemmo in Prima, i programmi concordati non partivano. Per fortuna non ci facemmo prendere dallo sconforto, molti di noi anzi s’impegnarono ancora di più, i più giovani furono decisivi per far ripartire il progetto”.
E la riscossa arrivò a stretto giro di… campionato: “Nel 2016 la musica cambiò, i particolarismi, la vecchia mentalità di pensare ‘io’ invece che ‘noi’ fu mandata in soffitta. Tornammo in Promozione e trovammo i finanziamenti per provvedere alla drastica ristrutturazione del San Rocco”.

Gli interventi sul campo
Accordo con i proprietari, intesa con l’amministrazione comunale di Recco per un piano di lavori veramente ambizioso. “La cifra stanziata fu di 700mila euro, coperta in parte con l’aiuto di finanziatori privati, una parte ottenuta con un mutuo acceso con il Credito Sportivo. Il terreno di gioco principale allargato, allungato e dotato di un manto sintetico di ultimissima generazione. Tribune e spogliatoi rifatti ex novo, il sentiero di accesso, che passava attraverso un ponticello gettato sul torrente, migliorato e ampliato. Un parcheggio ampio all’interno. Siamo pure riusciti a salvare il campetto a 7 per i piccoli. Adesso la struttura ha l’omologazione per ospitare gare ufficiali sino alla serie D”.
Che sia questo l’obiettivo nascosto? “Vogliamo fare un passo alla volta senza salti nel buio. In questa stagione non avevamo chiesto ai ragazzi della prima squadra e allo staff tecnico nient’altro che un torneo dignitoso. Per ‘colpa’ dei giocatori e del mister Davide Del Nero sono arrivati ai play off e sono a un passo dal salire in Eccellenza”. Un’accelerazione troppo brusca in avanti? “La promozione sarebbe inattesa, non indesiderata. Siamo pronti in un caso come nell’altro. Ciò che conta è avere una base tecnica ottima, una rosa che ingloba tanti elementi che arrivano dal nostro vivaio. Soprattutto un allenatore che ha sposato la nostra filosofia e al quale non possiamo che essere grati per la professionalità con la quale svolge il suo incarico”.

L’impressione è che Lai e il plotone di ‘uomini nuovi’ che ha preso le redini della società abbiano una marcia in più: “Il presidente Scaroni ha qualche anno in più di noi, eppure non ha avuto problemi a integrarsi con questa realtà e sintonizzarsi con il resto della società. Che ha come prima cura il settore giovanile: abbiamo conseguito lo status di scuola calcio d’elite e di Centro Federale (il secondo in Liguria) conferiti dalla FIGC. Abbiamo 150 bambini e ragazzi, siamo consorziati con l’Entella, abbiamo preso parte a tutti i campionati giovanili, dai Piccoli Amici gli Allievi. Il settore è guidato da Diego Marrale, un uragano di energia che ci ha fatto conoscere anche fuori dalla Liguria. In queste settimane stiamo completando due tornei, i Memorial Macchiavello e Motta che vedono partecipare società nobili come Folgore Caratese o Cus Parma. Stiamo correndo, gli inciampi dei primi tempi sono alle spalle”.
Un quadro generale soddisfacente con outlook promettente. La dimostrazione che se l’unione è sincera fa veramente la forza. Un solo consiglio, se permettono: perché non chiamarlo Golfo Paradiso United e risparmiare i polpastrelli di segretarie e reporter?

17 maggio 2018