Valeria Corciolani: “Ecco un nuovo giallo ambientato a Chiavari”
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Valeria Corciolani: “Ecco un nuovo giallo ambientato a Chiavari”

A Punta Chiappa viene ripescato un cadavere. E’ una donna dai capelli rossi, bellissima. Il marito lavora come antiquario in via Ravaschieri. Così Chiavari riprende a tingersi di giallo, grazie a Valeria Corciolani.
Ritorna, questa volta alle prese con la calura estiva, l’ispettore Jules Rosset, valdostano di origini ma ormai affezionato alla Riviera. Con lui, a indagare sulla morte della signora, riecco pure la colf Alma Boero. Titolo del romanzo, in uscita l’8 maggio, sarà ‘Non è tutto oro’.
E’ il secondo capitolo del ciclo ‘La colf e l’ispettore’, che la Corciolani ha inaugurato con ‘Acqua Passata’. A fare da sfondo alle indagini c’è ancora la città dei portici. I suoi personaggi, le sue storie, i suoi segreti. Raccontati da una scrittrice straordinariamente ispirata, che riesce a tradurre in splendida letteratura aneddoti e personaggi di vita vissuta della sua terra.

“Sono chiavarese da sempre – racconta Valeria – Una delle ultime che è veramente nata a Chiavari, prima che chiudessero l’ospedale. Sono perciò legatissima alla mia città. Qui ho studiato all’istituto d’arte, per poi completare la mia formazione presso l’Accademia Ligustica”.
Sposata, due figli, un geco e un gatto (così racconta nella sua biografia), la Corciolani ha lettere e arti nel dna. Con impegno e applicazione, oltre a una bella dose di talento, le ha fatte diventare il lavoro che ama. Oggi è scrittrice di livello nazionale, illustratrice, grafica e conduce corsi nelle scuole per avvicinare i bambini alla creatività.

Lei come ha scoperto le sue doti, quando era piccola?
“Ho sempre amato le storie. Prima le ascoltavo, quando ancora non sapevo leggere. Poi sono diventata una ‘divoratrice’ di libri. Come spesso avviene, è nato tutto un po’ per caso. Da piccola facevo i capricci per mangiare e mio nonno mi leggeva le favole. Anche mia mamma, insegnante di mestiere, mi ha sempre trasmesso la passione per la lettura. Le favole mi piacevano, ma non troppo. E’ con Maigret che è scoppiata la vera passione”.

Testi per adulti, nonostante la giovanissima età…
“Dico sempre che sono cresciuta a focaccia e Maigret. E’ la verità. Ed è altrettanto vero, secondo me, che non potrai mai diventare un buono scrittore, se prima non sei stato un assiduo lettore. Io ho sempre cercato, da Simenon in poi, di leggere molti autori. Sia italiani che stranieri. Soprattutto per piacere. Poi ho iniziato a scrivere e ho capito che, oltre a divertirmi, facevo anche delle belle creazioni. In fondo, considero la scrittura molto simile al disegno. Descrivere è come dipingere con le parole”.

Lei ha iniziato con un romanzo, ‘Lacrime di coccodrillo’, edito da Mondadori. Poi si è cimentata coi racconti: ‘Il Gatto, l’Astice e il Cammello’ e ‘Mephisto’. Non capita spesso di riuscire sia nella lunga che nella breve misura.
“Dopo aver scritto il mio primo romanzo, mi sono stati proposti dei racconti. All’inizio, in effetti, non è stato semplice, perché si cambia completamente registro. Poi, però, tutto quello sfrondare e tutta quella concisione tipica dei testi brevi è diventata piacevole. Devo dire che ho avuto ottimi maestri e preziosissimi consigli: da Stefano Tettamanti, tra i primi ad avermi incoraggiato, a Giulia Ichino, che fa il suo mestiere di editor in maniera eccellente. Le sue indicazioni me le porto dentro sempre e sono utilissime”.

Quando si compra un libro, non ci si rende conto dell’industria che vi è dietro. Né dell’immenso lavoro che si fa per portarlo a termine.
“La nascita di un libro è una vera e propria avventura. Una storia dentro un’altra. Escono migliaia di titoli all’anno. Decine e decine ogni settimana. Il mercato è assolutamente caotico. Sembra incredibile, ma anche per i libri funziona come per la moda. Tu puoi avere una storia bellissima, ma non adatta per quel particolare periodo. Attualmente, ad esempio, ‘tirano’ molto i thriller truculenti. Per uno scrittore può diventare complicato aspettare che arrivi il proprio momento”.

I gialli, però, al pari della letteratura per ragazzi, conservano sempre un loro mercato solido…
“Devo dire che per i ragazzi questo discorso è verissimo. Quanto ai gialli e ai giallisti, regge molto il filone ambientato nella provincia. C’è tutta una serie di scrittori, ad esempio quelli che pubblicano per Guanda, che funzionano molto bene: penso a Marco Vichi e Gianni Biondillo, ma non solo. Prenda Sellerio: da Camilleri a Malvaldi e Manzini, la provincia domina. E Vigata non è poi così diversa da Chiavari”.

Parliamo di ‘Acqua Passata’ e di ‘Non è tutto oro’, ambientati a Chiavari. Anzitutto partendo dall’editore, Amazon Publishing: il colosso dell’e-commerce alla sfida delle pubblicazioni…
“La proposta di pubblicare con Amazon Publishing mi è arrivata direttamente da loro. All’inizio ero scettica, poi sono stata convinta ad accettare da alcuni addetti ai lavori, per i quali si trattava di un’occasione preziosa. Amazon Publishing è un editore molto particolare: pur facendo numeri enormi e avendo alle spalle un gigante, si ragiona come in una piccola casa editrice. E’ molto affascinante. Per me è stata una bella scoperta, perché mi ero immaginata la questione in maniera completamente diversa. Per due anni ho lavorato in una libreria di Chiavari, ‘La Zafra’. I librai indipendenti, e non solo loro, vedono ormai in Amazon l’orco che li ha mandati alla rovina. Per questo motivo sulle prime avevo dei dubbi”.

Come nascono i suoi gialli chiavaresi?
“Sono innamorata della mia città, quindi per me è una gioia poterla raccontare. Naturalmente, tutto è frutto d’invenzione. Ma alla base c’è l’atmosfera genuina e autentica che respiro quotidianamente. Le storie dei miei concittadini, i luoghi, i personaggi e, perché no, anche i ‘ceti’”.

Ha dato dignità letteraria alle colf. Donne sempre più rappresentate, nella società attuale.
“La colf è una figura dal grande coraggio. Parliamo di donne che spesso lasciano tutto, vanno via dai loro paesi, vengono in Italia e lavorano per altre famiglie allo scopo di mantenere la loro, a chilometri di distanza. Ho un profondo rispetto per chi fa una scelta del genere. Le famiglie che le accolgono diventano le loro nuove famiglie. Ed è normale che le colf, a poco a poco, inizino a diventare confidenti e a custodire segreti. Non solo, lavorando quasi sempre nelle case, diventano le sentinelle dei palazzi. Per questo vedono tutto, meglio degli ispettori di polizia”.

L’ispettore Rosset è invece un omaggio a Maigret…
“In parte. Anche se lui non è francese, ma valdostano. Mi è sempre piaciuto, dalla Parigi di Simenon in poi, andare alla ricerca dei luoghi. E anche dell’origine dei cognomi”.

Il suo non è ligure.
“No, i miei genitori sono emiliani. Però la Liguria è nel mio sangue, ormai, in tutto e per tutto”.

A cosa sta lavorando?
“Ho appena finito il secondo giallo per il ciclo della colf e dell’ispettore e sto già scrivendo il terzo, perché il contratto con Amazon prevede tre titoli a stretto giro. Il mercato è tremendo. Ti macina idee, energie. E’ un po’ stressante. E’ brutto pensare a un libro come a un prodotto che si deteriora, ma sotto molti aspetti è così. Se dopo tre settimane un titolo non arriva alla ristampa, significa che è andato male. Ma molti autori, specie quelli emergenti, vivono quasi sempre sul passaparola. Che, come noto, impiega molto di più di venti giorni. Non è facile trovare la sintesi tra tempi dello scrittore e tempi dell’editore. Però è anche una bella fortuna, di questi tempi, trovare un editore!”.

Chi compra i suoi libri?
“Naturalmente molte copie del giallo sono state vendute a Chiavari. Ma è andato bene anche in altre parti d’Italia. E pure all’estero, sino al Canada. Quanto a ‘Lacrime di coccodrillo’, pensi che è stato tradotto anche in croato. La mia prima opera tradotta, una grande emozione”.

L’orologio gira, ma con Valeria Corciolani non si vorrebbe mai finire di parlare. E’ un piacere conversare con persone che amano i libri, la letteratura. Nel profondo del suo sguardo, nella luce dei suoi occhi (tanto simili a quelli della ragazza afghana di Steve McCurry), capisci che la sua vita sta lì: nell’essere donna, mamma, innamorata alla follia di tutto ciò che arti e lettere possono trasmettere. E’ un collage di storie, ma anche e soprattutto di emozioni.
Chiude stringendoti la mano, rifiuta cordialmente il caffè “perché me ne faccio già una caffettiera al mattino e mi basta per tutto il giorno”. Poi saluta con una battuta: “L’ora migliore per scrivere? Sarebbe al mattino. Ma spesso sono costretta a farlo al pomeriggio. Il vero problema è concentrarsi. Per tante persone, se rimani a casa non svolgi veramente un lavoro”.
Eppure un detto anglosassone ricorda che scrivere is better than work, è meglio che lavorare. Perché gli scrittori fanno ridere, piangere, appassionare, commuovere, ricordare, sognare, scervellare, inquietare, impaurire, incazzare.
Eh no, non è proprio mestiere per tutti.

ALBERTO BRUZZONE

 

12 aprile 2018