Rapid di nome e di fatto: il Nozarego in Prima Categoria
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Rapid di nome e di fatto: il Nozarego in Prima Categoria

I cinghiali prendono l’ascensore. Sembra bizzarro ma a Nozarego, frazione collinare di Santa Margherita, accade anche questo. Ungulati con due zampe, calciatori dilettanti che il soprannome se lo sono dato un po’ per ironia e un po’ per necessità, vivendo alle spalle del Monte di Portofino e della riserva.
Il Rapid Nozarego, società di calcio fondata nel 2006,  nel 2018 è la prima del Levante (si spera non l’unica) a vincere il campionato di competenza. Si tratta di un ritorno, abbastanza inatteso per la sua celerità, a quella Prima Categoria abbandonata dodici mesi fa al termine di una stagione più sfortunata che sbagliata. Domenica scorsa hanno ottenuto l’aritmetica certezza senza neppure dover scendere in campo. Un pizzico di disappunto per il ko a tavolino degli avversari (il Leivi non si è presentato in campo) annegato nel torrente di spumante che scorreva per celebrare l’impresa compiuta dai ragazzi del presidente Andrea Annichiarico.

Una cavalcata alla ricerca del riscatto
Il girone E della Seconda Categoria ligure era, come triste consuetudine di questi tempi, iniziato ‘monco’ – un numero di partecipanti ‘dispari’ causa rinunce appena prima dello start. Il sodalizio sammargheritese aveva deciso di affrontarlo senza imperativi categorici, scottato per la disavventura precedente, in cerca di riscatto non di rivincite.
L’allenatore Claudio Biavaschi si mette la mano sul cuore: “Non eravamo i favoriti. Non è falsa modestia, eravamo convinti che ci fossero due o tre concorrenti più forti di noi. Ai ragazzi dissi solo che dovevano partire forte per mettere fieno in cascina e poi provare a tenere botta sino a guadagnare l’ingresso ai play off”.
Il piano ha funzionato sin troppo bene. “Nelle prime 14 giornate sono arrivati 13 vittorie e 1 pareggio. Tra noi e le altre c’era un abisso. Chiaramente a quel punto non si poteva far finta di niente. Abbiamo compreso che potevamo conquistare la promozione per via diretta”. Tutto secondo i piani quindi. “Beh, più o meno. Gli ultimi due mesi sono stati duri. Nella testa dei ragazzi si è insinuata la tentazione di ‘gestire’, di amministrare il vantaggio, fare i conti. Ed è proprio così che si dilapida un capitale. Undici lunghezze, poi otto, poi cinque, le gambe si fanno pesanti, la lucidità viene meno. Per fortuna abbiamo stretto i denti e chiuso il discorso con un turno di anticipo. Va bene anche così”.

E’ già il tempo dei sacrifici futuri
Premuto il bottone ‘up’ le porte dell’allenatore si riaprono sulla Prima Categoria. “Una promozione che ci teniamo ben stretta – Biavaschi ferma subito le illazioni – Era in programma, abbiamo solo anticipato i tempi confortati dal presidente Annichiarico, che è ambizioso: faremo fronte ai costi maggiorati e soprattutto al maggiore impegno che ci verrà richiesto. I ragazzi sanno che si dovrà passare ai tre allenamenti settimanali o intensificare il lavoro mantenendo i due attuali”. Sacrifici che il gruppo attuale è pronto a sostenere.
Inevitabili comunque i cambiamenti. “Il regolamento della categoria superiore impone una quota fissa di under tra campo e panchina. In Seconda puoi giocarti la vittoria ricorrendo a vecchi marpioni che da soli o quasi fanno la differenza; in Prima devi avere una pattuglia di giovani all’altezza altrimenti sei spacciato ancora prima di scendere in campo”.
Regole che mister Biavaschi mostra di gradire poco. “Per niente, a essere onesti. I campioni non nascono dall’obbligo. Se sei forte stai sicuro che ti faccio giocare a qualsiasi età in qualsiasi ruolo il maggior numero di minuti possibile perché sei un capitale e puoi diventare una miniera d’oro. Fare il contrario illude i ragazzi. Il calcio contemporaneo non è crisi per mancanza di talento ma di vocazioni. Fronteggiamo la concorrenza sempre più aggressiva di altri sport, troppi costi, pochi introiti e scarsi soddisfazioni”.
Il Rapid nella realtà di Santa tutto sommato se la cava. “La nostra casa è il Broccardi che ha la Sammargheritese come inquilino principale, noi e il San Lorenzo ci spartiamo gli spazi residui, potrebbe andare peggio”. Disincanto stemperato dalla passione. “Fino a quando c’è quella, il resto si supera. Momenti come quello appena vissuto ti compensano per mesi di lavoro e tanto tempo rubato alla famiglia. L’amicizia e l’allegria che ti riscaldano il cuore fanno il resto”.
I cinghiali sono pronti a caricare, non a testa bassa però.

(d.s.)

12 aprile 2018