Lavagna, anno zero. I cittadini: “Aspettiamo con ansia che arrivi il prossimo sindaco”
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Lavagna, anno zero. I cittadini: “Aspettiamo con ansia che arrivi il prossimo sindaco”

A Lavagna i negozi chiudono, poi riaprono, poi chiudono di nuovo. Manca una strategia. Sono arrivati anche i cinesi. “Pagano in contanti”, rivela una signora. Vivere in un Comune commissariato non è semplice. I tre commissari si occupano di risanare il bilancio. Il resto non è mancia ed è affidato ai cittadini. Parliamo di cultura, iniziative sociali, commerciali e turistiche. Ma questo forse è il bello di riscoprirsi comunità. In un momento di crisi, le persone escono di casa, collaborano, si sentono protagoniste.

La storia
Il Consorzio centro storico di Lavagna è l’esempio di questo nuovo spirito cittadino. “L’inverno è stato pesante per i nostri commercianti – racconta la presidente del CIV Loredana Castagnino – e l’accusa di mafia ha danneggiato l’immagine di Lavagna”. Eppure Lavagna non è solo criminalità o crisi economica, basta saper leggere la sua storia.
Nasce come terra degli orti, poi con il passare degli anni vira sul turismo, forte di ben quattro chilometri di spiagge. Del resto l’ospitalità, da queste parti, coincide con una lunga tradizione. Già negli anni Cinquanta gli abitanti di Lavagna affittavano ai turisti le camere delle loro case. I tempi di Airbnb erano lontani, ma non lo spirito improntato all’accoglienza e all’imprenditorialità. Non solo: si poteva girare il centro storico e imbattersi in boutique prestigiose, come quella di Gianfranco Ferré. Il porto turistico, sorto negli anni Settanta, ha la capienza necessaria per ospitare grandi imbarcazioni, come ad esempio lo yacht di Dolce e Gabbana, che qui è ormeggiato tutto l’anno.

Il presente
Oggi invece la situazione è complessa. Sono cambiate molte cose, complice la forte crisi economica a livello nazionale. Il rapporto con i commissari è delicato. “Manca la figura di un sindaco, con i tre commissari abbiamo un dialogo costante e cordiale – aggiunge Loredana – ma loro si occupano solo di numeri e di applicazione rigorosa delle norme”. Un esempio? La ‘Settimana del Pesto’ in Liguria è stato un evento molto importante, una vetrina da non perdere. Purtroppo il Comune non ha mandato nessuna figura istituzionale per rappresentare Lavagna, “allora ci siamo andati noi – conclude la presidente del CIV – C’erano tutti, sarebbe stata l’ennesima occasione sprecata”.
Da molti cittadini si avverte la necessità di avere di nuovo un sindaco, una vita civica normale: “Guardi che sporcizia c’è in giro, non so neanche più con chi lamentarmi”, sorride amara una signora. Ma questo è il quadro generale, una gestione che da anni si limita all’ordinario, che non investe in arredi pubblici e giardini e non ha una strategia per la città. “E’ così – aggiunge un cittadino – ma non potrebbe essere altrimenti vista la situazione gestionale di Lavagna. Dagli abitanti i commissari sono percepiti come poliziotti. Ogni tanto camminano per le strade di Lavagna, parlano con le persone, ma si avverte sempre quel distacco, manca la figura più ‘umana’ di un concittadino che si assuma il ruolo di sindaco”. Insomma, quando la politica non c’è, alla fine ci si accorge che manca per davvero. “Abbiamo bisogno di un sindaco estremamente competente, che dedichi la sua vita alla città” sostiene Roberta Dasso, proprietaria dello storico pastificio di Lavagna.

Il futuro
Per guardare al futuro, iniziamo col raccontare una bella storia, partendo da una delle tante assurdità di Lavagna: qui non esiste un point turistico. L’ultima volta è stato chiuso sei mesi fa. Ma il racconto dell’ufficio turistico di Lavagna è come una porta girevole: un po’ aperto, un po’ chiuso, con i turisti, spesso stranieri, che non sanno a chi rivolgersi. Qui entra in gioco Pro Lavagna, gruppo di cui fanno parte tutte le associazioni di categoria. Pro Lavagna è nata con un obiettivo: promuovere il territorio. Prima mossa? Riaprire l’ufficio di informazione turistica in piazza della Libertà, sostenendolo economicamente con la tassa di soggiorno. Data di apertura? Giugno. Si tratta di un primo passo verso la normalità, ma altri segnali positivi iniziano ad affacciarsi.

“Investire a Lavagna? Può essere un affare”: a parlare così è Renato Montereggio, imprenditore che ha rilevato il famoso locale ‘Giardino universale’ in via Dante. Una vecchia sala da ballo, ristorante e american bar che era un punto di riferimento per le notti di Lavagna alla fine degli anni Sessanta. Qui si esibivano Gaber, Don Backy, Mina, Al Bano. Mica male. Dopo 38 anni, Renato realizza un sogno nel cassetto della moglie. Questione di cuore, sì, ma anche di amore per Lavagna: “La storia di questo locale è immensa, abbiamo deciso di rilevarlo, il passato non si dimentica e può essere una risorsa”. La promessa è una ristorazione di qualità, con le serate in veranda che saranno accompagnate dalle note dell’ex chitarrista di Manu Chao. Anche se un ‘però’ esiste sempre: “Investire a Lavagna non è una scommessa, si può fare e anche bene, ma iniziamo a portare il sorriso ai clienti e ad aprire i nostri negozi e attività anche alla domenica per i turisti. Bisogna cambiare mentalità, facciamo rete”. E, a proposito di rete, Loredana Guadagnino raccoglie l’appello di molti giovani che chiedono un wi-fi pubblico almeno nel centro storico: “Si può fare, è una bella idea. Ne parlerò con i nostri commercianti”.

I giovani sono disillusi
I ragazzi, tra sorrisi e baci sui muretti, raccontano questo e tanti altri problemi. Quando la vita ti sembra ancora un’eternità e le giornate stentano a passare. Siamo sotto al Porticato Brignardello, nel centro storico di Lavagna, dove si radunano giovani e giovanissimi. Le vecchie ‘compagnie’ esistono ancora, si formano gruppetti, a tutte le ore. Un cartello sbiadito recita “Area videosorvegliata”: le telecamere ci sono, ma sembrano reperti archeologici non funzionanti. “Non c’è spaccio sotto il porticato – giurano – Al massimo condividiamo quello che abbiamo tra di noi”.
Nel porticato, di giorno e al calare del sole, l’unica isola felice è un H24 che offre, tra macchinette illuminate di cibo e bibite, l’unica connessione wi-fi libera. Ed è qui che si snocciola la vita di molti ragazzi, la maggior parte minorenni. Un eterno ritorno, dove tutto è sempre uguale.
“Lavagna offre poco e in inverno è ancora peggio, tutti i bar sono chiusi alla sera, non c’è un cinema, nulla. Una città fantasma”. Diego ha 16 anni, poche parole, ma pensate. “Tra di noi non si parla molto di politica o mafia, con i miei coetanei non si parla di queste cose”.
Niente mafia, niente politica, nessun divertimento. E un po’ di vuoto rimane. “L’unico momento bello è prima del Natale, quando arriva il Luna Park, con le giostre piene di luci. Purtroppo il 24 dicembre è già finito e se ne va a Chiavari”. E poi? I tristi mesi invernali. “La sera siamo costretti ad andare a Sestri Levante o Rapallo, lì c’è più movimento. Purtroppo non esistono bus navetta che ti portino nelle discoteche, si va in due in motorino o in treno e per ritornare a casa solo le ‘Piscine dei Castelli’ di Sestri Levante offrono un servizio di trasporto”.
Chiediamo ai giovani di dipingere un futuro, in fondo sono gli anni dei grandi sogni dove tutto è possibile: “Qui a Lavagna il futuro non esiste”, risponde Diego in modo lapidario.

L’iniziativa
Ma Lavagna si mobilita, partendo da una lettera. E’ quella di Erminia Raiteri, giovane mamma preoccupata per la situazione di adolescenti che rischiano di non avere né passato né futuro. Non si possono dimenticare i tragici fatti di cronaca in cui hanno perso la vita due adolescenti per colpa della droga. Non si può dimenticare che a Lavagna, città commissariata da anni, manca la figura di un assessore alle politiche giovanili. La lettera di Erminia è la scintilla, si uniscono altre mamme e decidono di lanciare ‘Lavagna? Mi interessa’, questionario per giovani tra i 12 e i 18 anni. Obiettivo? Rendere protagonisti i ragazzi sui temi della res publica.

Il questionario
Tredici domande aperte e due a crocette, dove gli adolescenti potranno esprimersi su molti temi di attualità, dall’uso dei social network, a cosa vorrebbero cambiare a Lavagna, fino alla scuola e alla sensibilizzazione sulle droghe. C’è tutto un mondo da scoprire. “Il nostro obiettivo è fare qualcosa di concreto, partendo dal basso”, racconta Erminia, che poi aggiunge: “Abbiamo calcolato che dagli ottocento ragazzi, a cui è destinato il nostro questionario, contiamo di avere almeno cinquecento risposte”. L’obiettivo? Analizzare i risultati e creare un manifesto dei giovani da portare all’attenzione di chi amministrerà la città dopo le prossime elezioni. E chissà, magari istituire un consiglio comunale dei ragazzi.
Intanto, ai ragazzi non resta che incontrarsi sotto al porticato, costruito da Brignardello per non passare davanti alla Chiesa, mentre ora è rifugio di adolescenti che vorrebbero solo un bar aperto alla sera, un cinema, spazi dedicati per stare insieme.

Il commissariamento di Lavagna risale al 2016 ed è stato vissuto dai cittadini come una profonda umiliazione, un marchio di infamia che li ha colpiti tutti. Lavagna non vede la fine di questa vicenda, la data per il ritorno alla normalità che sarebbe sancita da libere elezioni.
Siamo nel 2018. La vita passa, la buona politica si fa ancora aspettare.
A Lavagna l’estate tarda ad arrivare.

MATTIA LANGELLA

12 aprile 2018