Chiavari Scherma, il palazzetto dedicato può diventare realtà
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Chiavari Scherma, il palazzetto dedicato può diventare realtà

A Nicola Orecchia e Giovanni Falcini mancano solo i baffetti ‘alla D’Artagnan’. Cirano accoglierebbe il presidente e il direttore tecnico della Chiavari Scherma tra i Cadetti di Guascogna riconoscendo nei due dirigenti verdeblu il carattere e l’altruismo indispensabili per distinguersi dalla massa degli spadaccini tutti chiacchiere e maschera protettiva. La gloriosa società non si guarda l’ombelico, guarda un po’ più in là dell’orizzonte di mera sopravvivenza, ha progetti ambiziosi e vara iniziative di solidarietà che la pongono all’avanguardia in campo nazionale.

Un progetto ambizioso
Il mese scorso hanno ricevuto un autorevole avallo per una proposta tra il coraggioso e il visionario: costruire in città un Palascherma, una cattedrale del fioretto, un incubatore per stoccatori di pregio. Racconta il maestro e volto più conosciuto della Chiavari Scherma Giovanni Falcini: “Abbiamo ospitato una seduta in trasferta del consiglio federale. Chiavari può essere ‘City Partner’ della F.I.S. Nell’ultimo quadriennio abbiamo curato edizioni dei Campionati del Mediterraneo e degli Europei Master, la federazione ha verificato più volte che siamo affidabili e che la città e il Tigullio hanno strutture ricettive all’altezza della situazione. Il presidente Giorgio Scarso e Valentina Vezzali che fa parte del consiglio come rappresentante degli atleti hanno alzato il pollice alle nostre proposte”.
La campionissima – sei ori olimpici, record per un atleta italiano, ‘un’ volutamente senza apostrofo perché ha eguagliato Edoardo Mangiarotti e Nedo Nadi – ha lanciato la volata: “Conosco bene la realtà schermistica ligure, ha avuto atleti di punta e oggi ha promesse interessanti sulle quali lavorare, a Chiavari siamo accolti in maniera splendida, mi auguro che la società del presidente Orecchia possa contare presto su un Palascherma dove far crescere tanti campioncini”. Un assist che ha trovato orecchie attente nell’attuale amministrazione comunale.

Dieci anni di studi
Giovanni Falcini ci crede. “L’idea di costruire un centro per il nostro sport è ponderata, ha dieci anni di meditazioni alle spalle, nel 2011-12 si concretizzò in un progetto dello studio Mammola che presentammo agli enti competenti. Il Palascherma da edificare nel quartiere di Sanpierdicanne accanto al Palazzetto già esistente sarebbe stato costruito grazie a un finanziamento da parte del Credito Sportivo pari al 70% del costo complessivo. Per il restante 30% avremmo provveduto noi, accendendo un mutuo pluridecennale. Un bel peso sulle nostre casse, fatti però i conti non sarebbe stato di molto superiore alla retta mensile di 600 euro che dobbiamo versare alla società che ci affitta i locali in via Delpino”.
C’era il terreno, c’erano i soldi, il bando d’appalto stava per partire, spuntò fuori il ricorso al Tar da parte della Regione Veneto che si frappose tra lo stato e le singole società. “Tutto si fermò come sempre accade in Italia quando si cade preda delle pastoie burocratiche”. La Chiavari Scherma non si è arresa, ha cambiato rotta. “L’amministrazione ha chiesto al Coni di essere inserita nel concorso ‘Sport e Periferie’ per avere i fondi necessari alla realizzazione di un Centro Polisportivo a Sanpierdicanne finanziato al 50 % con soldi del Comune. L’altra metà, più o meno due milioni, sarebbe ottenuta attraverso il mutuo acceso con Credito Sportivo. Potremmo essere della partita, con il sindaco c’è sintonia, pensiamo a una palestra che sia adatta per la Scherma e per l’atletica pesante, sollevamento pesi in primis, con un campo a lato per l’atletica leggera. Oltretutto sarebbe perfetto per la formazione dei nostri atleti, che debbono avere forza e velocità oltre che le abilità tecniche”. Se son appalti, fioriranno le eccezioni. “Infatti restiamo cauti e non ci facciamo illusioni che si proceda in tempi brevi. Per esempio adesso siamo ancora in attesa di un responso – si spera per giugno – da parte degli organi competenti sulla vasca di laminazione nell’area Lames nel quadro della messa in sicurezza del Rupinaro”. Iter che prevede più svolte del già tortuoso torrente…

Il record dello scorso anno con oltre cinquemila presenze
Falcini è uno che vede il bicchiere sempre mezzo pieno: “L’anno scorso quando organizzammo l’Europeo Master allestimmo una tensostruttura da 1000 metri quadrati per ospitare le gare, la zona mista per gli schermidori, vennero oltre 5000 persone da tutto il Continente. In un fine settimana riempimmo alberghi, strutture ricettive di ogni ordine e genere. Non stiamo parlando solo di risultati agonistici, il ritorno dal punto di vista turistico, quindi economico non sarebbe irrilevante. Di questi tempi bisogna tenerne conto”.
Giovanni viene da una famiglia di schermidori. Ha già provveduto ad allungare la stirpe dei Falcini nati con una ‘coccia’ in mano (il figlio Giacomo è maestro), negli anni si è proposto una missione per niente impossibile. La nuova super palestra della Chiavari Scherma avrebbe anche un ruolo fondamentale nel creare un polo di ricerca legato alla medicina dello sport, la Sport Therap, che si propone di usare la disciplina come terapia associata o preventiva per la cura di diverse malattie.

Spazi anche per i paratleti
In più nel Palascherma da sogno ci sarebbero spazi adeguati per gli atleti diversamente abili che si stanno avvicinando sempre più numerosi a questo sport. “Il fenomeno Bebe Vio – s’illumina Falcini – è stato un veicolo mediatico potentissimo. Sono entrate in squadra Emma e Adelina che tirano di scherma con un ardore e una disciplina che non possono non commuovere. Assieme all’ANFASS stiamo facendo tutto il possibile per aiutarle. Poter vedere loro e chi le seguirà (e saranno tanti ci posso scommettere) combattere sulle pedane del nuovo Palascherma e poi in giro per il mondo, magari un indomani portare lo stendardo verdeblu in nazionale e anche alle Olimpiadi, varrebbe l’aver dovuto attendere tanti anni e affrontato tanti sacrifici”.
Sono le mezze tacche che restano ancorate al presente, i Cirano sognano e raggiungono la luna.

DANILO SANGUINETI

12 aprile 2018